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A NAPOLI

In migliaia per la ripertura dei Girolamini. Un bene usurpato, emblema di quest’Italia

Beni Culturali, Identità, Indipendentismi, Italia, NapoliCapitale | 11 Ottobre 2015
biblioteca girolamini
La coda fuori al Complesso dei Girolomini, stamattina
Oggi, per un giorno, è stata riaperta al pubblico  la Biblioteca del Complesso Monumentale dei Girolamini. A Napoli, stamattina, sono stati migliaia i napoletani che si sono messi in coda per visitarla. Accogliamo questa riflessione di Francesco Andoli, che condividiamo, che racconta la storia recente della preziosissima Biblioteca e ne fa emblema dell’italia, colonizzatrice del mezzogiorno. Dopo averlo letto non potrete che essere d’accordo anche voi.

Il Complesso Monumentale dei Girolamini è il massimo esempio di architettura progressiva partenopea del XVI secolo. Una struttura di circa 10.000 mq che comprende: due chiostri, una pinacoteca con i massimi capolavori del 600 e 700 napoletano, la chiesa “domus aurea” considerata la vera perla dei decumani e la biblioteca monumentale. Già, la biblioteca. Tra le più antiche e prestigiose d’Europa, luogo amatissimo da figure come Giambattista Vico e Benedetto Croce. Stamattina, per la prima volta dopo anni di chiusura al pubblico a causa di gravissime vicissitudini giudiziarie, è stata riaperta in via del tutto eccezionale. Il motivo? Vi rinfresco la memoria.


Un certo Marcello Dell’Utri (sí, avete capito bene, proprio lui!), nel corso dell’ultima legislatura berlusconiana, mise in qualità di direttore della biblioteca un suo uomo di fiducia, tale Marino Massimo De Caro. Adesso, si dá il caso che il buon Dell’Utri sia uno dei massimi bibliofili italiani e si dà il caso che il suo raccomandato De Caro fosse proprio l’uomo giusto al posto giusto. Quest’ultimo, infatti, ha per anni trafugato un’enorme quantità di rarissimi volumi (circa 20.000) per rivenderli all’estero e, tra i suoi migliori clienti – ma tu guarda un po’ le strane coincidenze della vita! – pare ci fosse anche il suo santo in paradiso, Dell’Utri, il quale risulta ancora indagato.


Perdonate la divagazione, ma mi tornano in mente le parole del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha recentemente proclamato il nostro Comune “derenzizzato” suscitando un’ondata di dure polemiche. Intellettuali, politologi e giornalisti di ogni ordine e grado, si sono affannati sulle pagine dei giornali nazionali a condannare questa presa di posizione e il suo conseguente rischio di totale isolamento della città di Napoli rispetto al governo centrale di Roma.


Beh, trovo che il caso della biblioteca dei Girolamini sia quanto mai emblematico ed esemplificativo di come e quanto il “potere centrale” abbia sistematicamente abusato del nostro patrimonio, delle nostre risorse, del nostro passato e futuro. Carne da macello, questa è Napoli e tutto il meridione per il governo di Roma. Carne da macello!


Preferisco l’isolamento, l’autarchia agli usurpatori che, dall’unità d’Italia ad oggi, ci riducono in questo stato di prostrazione. L’unica industria praticabile nel Mezzogiorno è quella turistica: non avvelena il territorio, non fa ammalare la gente e può assicurare lavoro onesto alle attuali e future generazioni. E invece, chissà per quanti secoli ancora, ci ritroveremo a parlare di “questione meridionale”: miseria, disoccupazione, evasione scolastica, camorra e propensione a delinquere.


Marino Massimo De Caro, è stato condannato a 7 anni di reclusione. Ci risulta li stia scontando comodomante seduto sul divano di casa sua. Questa è la giustizia del governo centrale di Roma.


Noi, intendo noi napoletani, lo affidiamo all’ira e alla giustizia di San Gennaro…piensece TU!!!

Francesco Andoli

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 11 Ottobre 2015 e modificato l'ultima volta il 11 Ottobre 2015

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