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A NEW YORK

Negli States nasce il museo della commedia (mentre a Napoli c’è solo il foyer del San Ferdinando)

Cinema, Mondo | 20 Agosto 2018

Lucille Ball è stata una famosa attrice statunitense comica, in Italia nota per la sit-com Lucy ed io che la Rai trasmetteva negli anni ’60.

Nella città dove è nata, Jamestown (nello stato di New York) in questi giorni c’è la fila fuori a un grosso edificio che ha aperto da poco al pubblico: si tratta del National Comedy Center. In poche parole è un museo della commedia (americana, ovviamente) che celebra artisti, autori, registi, attori e in generale un genere cinematografico che in Italia ha avuto i suoi fondamentali esponenti in contemporanea.

Si legge sul sito del nuovo museo (http://www.comedycenter.org/) che National Comedy Center di Jamestown, New York, “è il primo museo all’avanguardia dedicato a raccontare la storia vitale della commedia in America”.

In quanto istituzione culturale senza fini di lucro, il museo celebra le grandi menti della commedia e le voci uniche, da Charlie Chaplin a Dave Chappelle. Collezioni esclusive e mostre di livello mondiale regalano agli appassionati di commedie “uno sguardo dietro le quinte senza precedenti ai processi creativi che hanno elevato l’intrattenimento a un’arte”.

Ora provate a sostituire i nomi di Charlie Chaplin e Dave Chappelle con quelli di Eduardo De Filippo o di Alberto Sordi e vi renderete conto che quella storia c’è stata – e grossa – anche qui in Italia. E a Napoli, dove gli studios esistevano al Vomero prima che a Roma a Cinecittà, in particolare.

In America, in questo tempio della commedia, sono in corso più di 50 mostre coinvolgenti che accompagnano i visitatori in un viaggio interattivo attraverso la storia del genere, dai primi atti del vaudeville agli ultimi meme virali.

Come se non bastasse, una tecnologia di personalizzazione all’avanguardia rende l’intera esperienza unica: “dopo aver creato un profilo umoristico, i visitatori possono esplorare contenuti personalizzati in base ai loro gusti individuali” si legge ancora sul sito. “Oltre a giochi educativi e competizioni divertenti, gli ospiti possono calarsi nei panni dei professionisti della commedia, cimentarsi con la creazione di fumetti, sceneggiature comiche, esibizioni dal vivo o semplicemente fare il tifo per i loro amici. I visitatori lasceranno il museo con un profondo apprezzamento per le icone della commedia che hanno influenzato il nostro modo di pensare, vivere e ridere”.

Da Dan Aykroyd a Lily Tomlin, tanti hanno voluto essere presenti all’inaugurazione per ammirare questo nuovo spazio made in Usa e i vari memorabilia (ad esempio le giacche indossate da Jerry Lewis nei suoi film più esilaranti, gli abiti di scena di Lucille Ball ovviamente, i vestiti da acchiappafantasmi di Dan Aykroyd e company… per citarne alcuni).

Sfogliando le varie immagini e i vari scatti dell’inaugurazione e dei primi eventi che sono nel press kit, inevitabilmente il pensiero va a al fallito museo dell’attore di Napoli, città ovviamente cruciale nel genere comico o commedia, sia per il teatro che per il cinema (basti su tutti il nome di Totò).

Qualcuno ricorderà che tra il 2000 e il 2001 nel sottopassaggio di piazza Municipio, fu allestito un museo temporaneo con circa 400 cimeli appartenuti a vari attori napoletani, curato dal critico teatrale Giulio Baffi. Il progetto, condiviso tra gli altri da mio padre Antonio Parlato (che ne fece oggetto di varie interrogazioni parlamentari) era però quello di allestire il museo in modo permanente: manoscritti, abiti di scena, parrucche, copioni che hanno fatto la storia della recitazione napoletana, da Scarpetta a Viviani, da Totò a Eduardo, da Tina Pica a Peppino, fino ad arrivare a Massimo Troisi e anche alle generazioni più recenti di attori da commedia.

Ma nessuna amministrazione si è dimostrata sufficientemente interessata.

Il progetto MAN, Museo dell’Attore Napoletano visse un unico momento di speranza nel 2014, quando ottenne un finanziamento dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, pari a 220mila euro di fondi pac di cui 30mila destinati alla riqualifica. La realizzazione della struttura però non ebbe mai luogo.

Nel 2015 la giunta De Magristris, concesse la gestione del sottopasso artistico a Officinae Efesti, in comodato d’uso gratuito ai fini della riqualificazione dello stabile per i primi due anni dalla firma del contratto. All’associazione furono affidate anche le spese di manutenzione dello spazio.

Ma il sottopasso in cui dovrebbe trovarsi ora il museo è attualmente chiuso e gode di uno stato di profondo degrado e abbandono. Oggi gli spazi che dovrebbero ospitare il museo dell’attore napoletano restano un pugno nello stomaco, sbarrati e in disuso eterno.

Così mentre a New York si apre un museo dedicandolo ai grandi commedianti americani, a Napoli si custodisce parte di quel materiale dentro al Teatro San Ferdinando, in vetrinette belle ma insufficienti, sempre curate dall’instancabile Baffi, che certamente avrebbe voluto per questi cimeli altro e più degno destino.

Nota a margine: i prezzi del museo americano partono dai 12 per arrivare ai 40 dollari (che includono più percorsi). E crediamo di non dover aggiungere altro sull’ennesima occasione mancata per Napoli.

Lucilla Parlato

 

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