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A PAESTUM

Viaggio nella mostra temporanea “L’immagine invisibile” al Museo Archeologico

Cultura | 15 Agosto 2018

«Che succede se un’immagine dipinta 2500 anni fa per non essere più vista irrompe in una tradizione moderna antichistica e classicista per la quale essere comprensibile essenzialmente vuol dire essere visibile?»

Così scrive il direttore del Museo Archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, nella guida alla mostra temporanea “L’immagine invisibile”, allestita in occasione dei 50 anni dalla scoperta degli affreschi della Tomba del tuffatore e in programma fino al 7 ottobre, dedicata alle domande ancora aperte su una delle opere d’arte più affascinanti dell’antichità.

Si parla di immagini “invisibili” perché esse non sono state dipinte per essere viste: sono state realizzate infatti sulle pareti interne di una tomba  ermeticamente chiusa durante il primo quarto del V secolo a. C.

Immagini, che non sono state dipinte per i nostri occhi.

La Tomba del tuffatore è un caso unico per molti motivi. Non si conoscono tombe affrescate con scene figurate fino al IV secolo a. C.: questo fa di essa un caso unico, che, non avendo termini di paragone, finisce per essere molto difficile da interpretare.  Sembra che i suoi affreschi vadano contestualizzati in un più ampio linguaggio figurativo e simbolico, che noi ignoriamo quasi del tutto.

Le immagini che adornano la tomba, il tuffo e scene di un simposio, non rinviano a nessuno dei temi del linguaggio figurativo greco, che si compone essenzialmente di due filoni principali: temi mitologici, e scene di vita quotidiana.

Portati alla luce nel 1968, in un periodo dominato da visioni del mondo improntate al materialismo storico, gli affreschi che decoravano la tomba furono all’inizio interpretati come scene di vita quotidiana, di godimento dei piaceri terreni. Tuttavia, sono molte le incongruenze che questa teoria suscita: il tuffo, per esempio, non si riesce a contestualizzare nel repertorio figurativo greco.

Solo più avanti si è fatta strada una visione differente.

Molti elementi della scena, infatti, si prestano ad una doppia interpretazione, una realistica e una simbolica. Quella che vediamo, ad esempio, è semplicemente la rappresentazione di un tuffo nell’acqua, oppure è il passaggio da un mondo all’altro, da una vita a un’altra?

Si fa strada così l’interpretazione “misterica” degli affreschi. I culti misterici erano culti tra loro diversi, ma che avevano tratti fondamentali in comune: essi erano riservati agli iniziati, che costituivano una comunità ristretta all’interno della comunità cittadina; proprio per questo i contemporanei stessi avevano una concezione molto confusa di cosa essi fossero veramente, e noi possiamo solo immaginare e dedurre la loro natura dai pochi frammenti rimasti. Tratto essenziale in comune è una concezione “ottimista” della vita dopo la morte, o meglio, concentrata sulla ciclicità di morte e rinascita. Bisogna ricordare, invece, che per la cultura greca la morte conduce tutti, indistintamente, in un luogo cupo e triste, l’Ade. I principali culti misterici dell’antichità erano quelli dionisiaci e di Demetra e Persefone, miti greci che hanno in comune narrazioni di morte e rinascita.

La mostra è pensata come un puzzle di frammenti e testimonianze di culti misterici nell’antichità e nell’epoca contemporanea, come degli indizi, degli spunti per possibili interpretazioni degli affreschi della Tomba, in una storia che va dai culti dionisiaci e pitagorici all’opera di Nietzsche.

Molti sono i quesiti che la mostra solleva, uno dei quali è la legittimità stessa del mostrare. Viviamo in una cultura per la quale il sommo valore è l’evidente, il visibile; per la quale è disvalore nascondere, ed è valore (e spesso fonte di profitto) mostrare. Come si può collocare in una cultura simile, un’immagine pensata per non essere mai più vista da occhio mortale?

Le domande che il tuffatore pone coinvolgono diverse discipline e aspetti della vita: dal punto di vista delle tecniche espositive, dal punto di vista archeologico, storico, storico-artistico, e, perché no, esistenziale. Esse sono forse destinate a rimanere per sempre aperte; e forse va bene così. Nelle trame della storia che conosciamo, o che crediamo di conoscere, si possono spesso scorgere i frammenti di una storia diversa: una storia che non potremo mai afferrare completamente, ma le cui tracce ci spingono a non rimanere soddisfatti di ciò che sappiamo, a continuare a ricercare, e, soprattutto, a riflettere.

Teresa Apicella

P. Carter, Metabolism. The exhibition of the unseen, Lyon Housemuseum and Paul Carter, 2015.

G. Zuchtriegel (a cura di), L’immagine invisibile. La tomba del tuffatore, Parco archeologico di Paestum – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Editrice politecnica, Napoli, 2018.

Immagini da www.immagineinvisibile.it

Un articolo di Teresa Apicella pubblicato il 15 Agosto 2018 e modificato l'ultima volta il 30 Agosto 2018

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