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A PESCARA

Mare inquinato, il comune sapeva: ancora conferme dalle intercettazioni

Ambiente, Giustizia | 23 Marzo 2016

divieto di balenazione pescara

Un quadro fosco, come il colore del mare. E’ quello che trapela dalle intercettazioni relative al caso degli sversamenti fognari nel mare di Pescara e dalla relazione degli uomini della squadra mobile che conducono le indagini e che si riferiscono alle azioni della politica comunale: “Le uniche fasi di coordinamento e di scambio di informazioni realmente efficaci sembrerebbero essere state quelle tese a minimizzare o nascondere le proprie carenze o inadempienze”.

Un caso che si trascina dallo scorso aprile per toccare l’apice a luglio ed agosto, con migliaia di persone che hanno fatto il bagno tra le feci e l’acido usato per abbattere la carica batterica senza che le istituzioni si preoccupassero di avvertire i bagnanti, anzi. Dall’inchiesta esce fuori che la filiera istituzionale ha fatto di tutto per non comunicare quanto previsto dalle leggi, alla cittadinanza.

L’intercettazione tra il vicesindaco Enzo Del Vecchio (pd) ed il dirigente Tommaso Vespasiano fa emergere il cambio di data dell’ordinanza: firmata il 3 agosto con la data dell’1 per “mettere a tacere le polemiche politiche”. Dunque, dell’aspetto di tutela della salute, nessun interesse. “Il sindaco l’ha vista il 3 agosto…però a quel punto è arrivata la nuova comunicazione per cui noi abbiamo fatto, eh, la doppia ordinanza: una di divieto e una di riapertura”.

“Eh no, però, la prima portava la data dell’1”. E’ grazie a questa intercettazione che viene a galla, è il caso di dirlo, che l’ordinanza di divieto di balneazione è stata falsificata; su queste frasi ruoti l’inchiesta dei pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio condotta dalla squadra mobile della questura pescarese che, nella relazione, non è certo tenera e scrive “Appare evidente come l’amministrazione comunale non abbia saputo fronteggiare e risolvere adeguatamente la problematica venutasi a creare, mancando di attuare le dovute iniziative.

Mai è stata espressa preoccupazione per i numerosi bagnanti che hanno affollato il litorale pescarese, soprattutto per le categorie più esposte come i bambini”. Poco importa che quei comportamenti siano un danno per la salute, per la città e per un’intera economia che ruota attorno ai servizi balneari. Poco importa del fatto che, quest’anno, la stagione riaprirà con il divieto di balneazione per un lungo tratto della costa cittadina: c’è sempre speranza che la regione “amica” dell’amministrazione comunale cambi le norme e la balneazione sia permessa. Come dire, invece di risolvere il problema inquinamento alziamo i limiti di tollerabilità. Ma non è tutto. Sempre dalle intercettazioni risulta che lo sversamento di liquidi fognari nel fiume e, successivamente nel mare, sia quasi una prassi.

Nella conversazione tra il dirigente comunale e il presidente dell’azienda acquedottistica Enzo Di Baldassarre (non indagato) spunta fuori che il comune sapeva dello sversamento dei reflui fognari nel fiume.

Di Baldassarre: “Adesso, questa rottura è un fatto, non straordinario, ma è un fatto completamente ordinario. Tra l’altro sono poche ore perché loro sversano solo nel momento della saldatura. Per fare la saldatura ci vogliono due ore, sversano per due ore”.

Vespasiano: “Bhé, bhé, non è, non…non è così perché da ieri sera che sta sversando…al fiume”.

Vespasiano: “Enzo, sono bloccate le pompe! Stanno scavando ma le pompe sono già bloccate da ieri sera”.

Di Baldassarre: “Saranno bloccate per il tempo strettamente necessario per fare i lavori! Più di tanto non…”.

Vespasiano: “Eh, ho capito, si, si, si, però non è solo mentre saldano…è tutto il periodo della lavorazione che sono bloccate le pompe”.

Di Baldassarre: “Eh, ma quello, che ci vogliamo inventare? Abbiamo altre possibilità?”.

Vespasiano: “Niente, niente, niente, no, no, no, infatti ti stavo dicendo eh…vabbò”.

Di Baldassarre: “Si fa quel che è possibile! Non è che possiamo fare l’impossibile. D’Altronde se avessimo potuto fare una procedura più rapida l’avremmo fatta”.

L’inchiesta prosegue e la magistratura ha archiviato la parte che riguarda l’accusa di falso dicendo che l’ordinanza non è stata pubblicata sull’albo pretorio del comune e quindi, materialmente, non esistente mentre è ancora al lavoro per quella relativa all’omissione.

Da una amministrazione guidata da un avvocato figlio di un magistrato ucciso dai terroristi e composta da forze progressiste come pd e sel che, dell’ambiente, della trasparenza e della legalità fanno la loro ragione sociale, Pescara si attendeva altro ma la città si è resa conto che è chiedere troppo.

Luciano Troiano

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 23 Marzo 2016 e modificato l'ultima volta il 23 Marzo 2016

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