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A POGGIOREALE

La tomba di Viviani e altri grandi nel degrado al quadrato degli “uomini illustri” di Napoli

Attualità, Identità, NapoliCapitale | 1 Novembre 2016

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Molti napoletani in questi giorni stanno, come consuetudine, visitando i propri cari che riposano nel cimitero di Poggioreale.

Ognuno cura la propria tomba di famiglia, porta un fiore nel loculo di un congiunto che non c’è più, dedica a lui una preghiera.

Peccato che lo stesso non accada nel quadrato degli uomini illustri della città di Napoli, il cui degrado aumenta di anno in anno. E così puntualmente ce ne ricordiamo nel ponte dei morti. Come sempre, sul Mattino, lo fa Sergio Siano, con un reportage fotografico dal quale si evince che i nostri grandi uomini non possono riposare in pace.

Fa tristezza, angoscia, sapere che una città che si riprende ogni giorno la sua dignità non abbia cura dei suoi simboli.

Fa male vedere la tomba di Raffaele Viviani in condizioni di degrado. E purtroppo non è la sola.

E se si salvano, per fortuna, le tombe di Totò, Enrico Caruso, Nino Taranto e Eduardo Scarpetta (custoditi nell’altro cimitero limitrofo, quello di Santa Maria del Pianto) non può dirsi lo stesso di chi ha avuto la sfortuna di essere sepolto qui.

Con Viviani, in questo quadrato, ci sono E.A. Mario, Benedetto Croce, Enrico de Nicola, Francesco de Sanctis, Salvatore di Giacomo, Vincenzo Gemito, Saverio Mercadante, E.A. Mario, Ernesto Murolo, Ferdinando Russo, Antonio Niccolini. E a parte Croce e Di Giacomo, i cui loculi sono ancora in condizioni umane, per il resto è un degrado assoluto.

Una responsabilità, quella dei cimiteri a Napoli, che ricade sull’assessore già sotto polemiche, con delega allo sport, Ciro Borriello che ieri (meglio tardi che mai) ha deciso di fare un sopralluogo sull’area per poi chiedere l’intervento del Mibact (anche se dubitiamo abbia competenze il ministero su qualcosa di competenza comunale, ma tant’è)

Il monumentale fu progettato nel 1812 da Francesco Maresca e approvato da Gioacchino Murat ma gli eventi politici causati dalle guerre napoleoniche ne rallentarono la realizzazione. Maresca realizzò comunque la struttura complessiva, i due chiostri minori e il tracciato del viale d’ingresso.

Ripresi nel 1821 i lavori sotto la direzione degli architetti Ciro Cuciniello e Luigi Malesci, si avviò la costruzione della chiesa madre (per questa i lavori li condusse il solo Malesci) poi ci fu l’intervento di Stefano Gasse che progettò nel 1839 l’ingresso in stile dorico sullo slargo dove aveva già realizzato l’edificio del dazio. Il cimitero fu consacrato nel 1837 sotto Ferdinando II di Borbone che ne volle il compimento. Già in fase di progettazione si individuò sul confine sud-occidentale un settore destinato alla sepoltura delle personalità eminenti (secondo quanto espressamente previsto dalle Leggi in materia del Regno delle Due Sicilie) su una superficie di 2 moggi napoletani (circa 5.300 metri quadri).

L’area comprende 157 monumenti suddivisi in 7 isole (o aiuole) che versano quasi tutto nel degrado e nell’abbandono.

Aspettiamo atti concreti e stavolta non ce ne ricorderemo solo nel ponte dei morti. E’ una promessa.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 1 Novembre 2016 e modificato l'ultima volta il 1 Novembre 2016

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