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A POMPEI

La grande festa per Leda e il cigno negli Scavi nuovi, raccontati da Osanna in un libro

Beni Culturali | 26 Novembre 2019

Da Proust a Pompei e da Pompei a Osanna.

Si potrebbe intitolare così una giornata che oseremmo chiamare di festa per l’antica città sepolta dal Vesuvio.

Le Terme centrali: aperte al pubblico per la prima volta

La lunga giornata di presentazione di edifici e libro è iniziata con la visita delle Terme centrali dove la vera notizia sta nel fatto che Massimo Osanna, attuale direttore generale del Parco archeologico di Pompei all’inizio del suo secondo mandato, è riuscito nell’impresa di aprire al pubblico ciò che nemmeno i pompeiani furono in grado di aprire, se si considera che questo impianto termale era in fase di costruzione quando ci fu l’eruzione.

Lo si visita entrando dall’ingresso laterale su via di Nola e non da quello principale e maestoso dell’allora trafficata via Stabiana. Mancano marmi e decorazioni ma la struttura è di ampio respiro e il panorama volge verso il vulcano da un lato e la penisola sorrentina dall’altro.

Resti di un bambino alle terme

Una unica sezione dove probabilmente uomini e donne avrebbero dovuto seguire turni dedicati, ma piccole note a margine di grande suggestione sono di certo il calco delle ossa del bambino di circa 8/10 anni lì rifugiatosi per cercare di sfuggire alla furia del Vesuvio, o per esempio le due grandi colonne poggiate per terra con una piccola al centro che altro non è se non il modello per le altre due in fase di lavorazione.

Nuove tecniche di restauro

Notevoli le strutture murarie dove si possono notare le varie tecniche utilizzate. Interessante. poi, che i lavori di restauro abbiano preso in esame nuove metodologie di cui una in arrivo addirittura dal Giappone, dove il legno di castagno utilizzato per i sostegni viene bruciato e carbonizzato poi messo al bagno ma non trattato con vernici e idrorepellenti e pare così si garantisca addirittura una durata di 100 anni dal restauro senza essere toccato. Cosa ovviamente tutta da verificare.

Leda, la star della giornata

La star della giornata attesa da tutti era, però, sicuramente Leda ritratta con il cigno – Zeus, sbucata casualmente un anno fa durante una operazione di riprofilamento dei fronti di scavo nella cosiddetta Regio V.

La fruizione di via del Vesuvio e nuove tecniche per conservare e tutelare

La novità più importante in assoluto è la completa fruizione di via del Vesuvio completamente ripulita dagli accumuli di terra collassati nel tempo e dove, per rendere visibile Leda e il cigno ai visitatori, si è presa la decisione di allargare lo scavo nel punto in cui si trova la domus. L’apparato decorativo che stava emergendo ha fatto spostare l’attenzione, com’era giusto che fosse, soprattutto sulla tutela e la conservazione degli affreschi. Pertanto, mentre il direttore Osanna sarebbe stato propenso a un distaccamento delle pitture per preservarle, l’architetto Vitagliano, responsabile dei lavori, ha proposto una soluzione alternativa se pur provvisoria, una sorta di gabbiotto monocolore non impattante che protegge ma allo stesso tempo indirizza il visitatore verso il bel cubicolo dove Leda ammicca a chi la guarda, e dove altre figure come Narciso e Mercurio, se pur in lontananza, fanno bella mostra di sé. In un secondo momento si passerà, poi, a una vera e propria fase di restauro delle stanze della casa.

Sempre su via del Vesuvio un’altra soluzione sperimentale per rendere visibile ciò che proprio non è possibile mostrare, a causa di un muro che non si può smantellare e una zona a ridosso ancora non scavata, prevede un sistema di specchi. Così da un marciapiede in cui il turista si deve posizionare, di fronte, grazie a un riflesso in due specchi, si vede una bella fontana, un ninfeo che altrimenti resterebbe celato alla vista.

Pompei il tempo ritrovato: un libro che parla a tutti

Pompei delle meraviglie, dove tutto parla e ci racconta, dove Cocteau si sentiva tornato a casa, tanta è la familiarità con le cose e gli oggetti con cui si entra a contatto, spesso però viene tradotta in un idioma che solo gli archeologi e gli specialisti capiscono. Da qui l’esigenza di una comunicazione diversa, una Pompei che deve iniziare a parlare anche in un modo più “public”.

L’importanza della comunicazione

Rendere tutto più divulgativo non deve far storcere il naso se a giovarne è quella parte della popolazione che se pur visita un museo poco intende di storia dell’arte e archeologia.

“Pompei il tempo ritrovato”, il volume di 400 pagine scritto e presentato da Osanna prima alla stampa e poi al pubblico in teatro nella città moderna con tanto di firma copie è stato ispirato nel titolo dalla sua recente lettura dell’ultimo libro della “Recherche” di Proust. Un libro che vuole essere un racconto fluido, un testo adatto a esperti in materia e non. Pompei che parla finalmente il linguaggio degli uomini e non solo quello degli specialisti. Una pubblicazione scientifica ma fruibile a tutti perché, ci tiene a sottolinearlo l’autore, “Pompei è di tutti”. Quindi sì ai testi scientifici e filologi ma sì anche a libri che si esprimono in un modo comprensibile a quel mondo esterno che cerca di capire e vuole sapere ma che non mastica la lingua dell’archeologia.

Ci sarà anche un grande testo della Treccani sulla Regio V e si metterà insieme ogni oggetto e ogni ritrovamento nella maniera più scientifica possibile ma un racconto più fluido e accessibile oggi è essenziale come è essenziale comunicare al pubblico come si restaura, come si scava, cosa è anche una messa in sicurezza o la stratigrafia dell’eruzione.

Il volume è in ogni caso “un atto d’amore” verso un luogo di cui Osanna, per sua stessa ammissione, si è innamorato operando, scavando, studiando e confrontandosi con chi in questi anni di suo mandato ha vissuto il Grande Progetto ma anche e soprattutto la quotidianità del sito.

“Come ogni città viva, Pompei è un sistema di relazioni, un fluire incessante di cambiamenti, un laboratorio di sperimentazioni, di emozioni, di conoscenza” – (retrocopertina di Pompei il tempo ritrovato).

Susy Martire

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 26 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 26 Novembre 2019

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