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A POMPEI

Vendemmia negli scavi, tra ricerca e sperimentazione: in memoria di Annamaria Ciarallo

Agroalimentare, Identità, Turismo | 25 Ottobre 2018

Il brindisi della vendemmia nella casa del Triclinio estivo a Pompei suggella e rinnova al contempo la collaborazione fra l’azienda vinicola Mastroberdino e il Parco archeologico di Pompei. Si è svolto questa mattina, come di consueto ormai ogni anno da diciannove edizioni. Il professor Massimo Osanna, direttore generale del Parco, ci ha tenuto a ricordare che questa esperienza di collaborazione tra pubblico e privato di cui Pompei è stata la prima sperimentatrice è dovuta alla compianta e mai dimenticata biologa Annamaria Ciarallo.

La dottoressa Ciarallo diede il via non solo all’ innovativa collaborazione per l’epoca tra pubblico e privato (ora ormai consuetudine diffusa) ma anche al Laboratorio di Ricerche applicate che diresse magistralmente per molti anni. Il Laboratorio di Ricerche applicate nasce nel 1994 istituito con fondi CNR e conduce ancora oggi una serie di attività di ricerca relative soprattutto alla protezione e al restauro dei reperti ma anche relative alla ricostruzione degli ambienti naturali nell’area vesuviana prima dell’eruzione del 79 dopo Cristo. È dotato di una camera climatizzata a una temperatura costante di 18° C con il 35% di umidità che è fondamentale per la conservazione dei reperti organici trovati nei siti vesuviani. Il Direttore Osanna ci ha tenuto a mettere in evidenza il lavoro del Laboratorio che proprio in questi ultimi anni sta avendo un grande sviluppo in tutte le attività di diagnostica, di analisi, che riguardano tutti gli aspetti dell’archeologia globale. Si cerca di dare al Laboratorio la meritata centralità per quanto riguarda la ricerca, allargandone la vocazione: dalla paleobotanica, all’antropologia fisica ,all’ archeozoologia.

Tutti quegli aspetti interdisciplinari che sono fondamentali in un luogo così complesso come Pompei. A tal proposito sono state inserite nell’organico anche nuove figure professionali come un antropologo fisico.

Attualmente il laboratorio è diretto dal funzionario archeologo Alberta Martellone in collaborazione con l’architetto Bruno De Nigris. Come tiene a sottolineare Osanna: “Un Parco archeologico deve essere innanzitutto un centro di ricerche”.

Una nota a margine: tanto si è discusso in questi ultimi giorni in merito alla data dell’eruzione del 79 dopo Cristo. Tesi estiva (24 agosto) e tesi autunnale (24 ottobre). Sono anni e anni che gli archeologi cercano conferme definitive in merito. Si propende da qualche anno per la tesi autunnale a causa di svariati ritrovamenti: da bracieri nelle case , a una moneta, alla frutta, alla vendemmia forse già avvenuta, fino all’ultimo graffito su di un muro alla Regio V. La questione resta aperta perché le domande a cui rispondere sono ancora tante. E chissà poi se fosse ancora tra noi Annamaria Ciarallo cosa ne penserebbe. Se anche lei propenderebbe ormai per il 24 ottobre o se invece i suoi studi avrebbero rafforzato la sua tesi del 24 agosto, come scrive anche Plinio il giovane a Tacito.

La teoria della Ciarallo era fondata sulla precessione degli equinozi, impossibile qui da spiegare, e che dimostrava che climaticamente il 24 agosto dell’anno dell’eruzione che fu fatale ai pompeiani e agli abitanti delle città alle falde del Vesuvio aveva connotazioni tipiche autunnali e non estive. Non ci resta che aspettare ulteriori prove a suffragare l’una o l’altra tesi, a sottolineare quanto sia importante il ruolo della ricerca applicata all’archeologia.

 

Susy Martire

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Ottobre 2018 e modificato l'ultima volta il 25 Ottobre 2018

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