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A POZZUOLI

Torna a casa “L’adorazione dei magi” di Artemisia Gentileschi

Arte | 4 Febbraio 2020

Giovedì 6 febbraio, alle ore 18, nel Museo diocesano al Rione Terra di Pozzuoli – in occasione del ritorno dell’opera “L’adorazione dei Magi” di Artemisia Gentileschi, dopo il grande successo dei mesi di esposizione a Milano – si terrà l’inaugurazione della Mostra “Ritornano i Magi”. L’incontro rappresenta il primo di una serie di appuntamenti, dal titolo “I Tesori della Cattedrale di Pozzuoli”, organizzati in collaborazione con la Soprintendenza ABAP per l’Area metropolitana di Napoli, con l’obiettivo di valorizzare la storia e l’arte del territorio flegreo e del duomo di Pozzuoli. La Mostra nel Museo diocesano proseguirà fino al 31 maggio.

La storia de “L’adorazione dei magi” di Artemisia Gentileschi

Il dipinto, realizzato nel periodo napoletano di Artemisia Gentileschi, è parte di un ciclo commissionato dal vescovo spagnolo di Pozzuoli Martìn de Lèon y Cardenas dopo il 1631, anno dell’eruzione del Vesuvio che risparmiò la città puteolana; ad Artemisia furono affidate ben tre tele (oltre all’Adorazione dei Magi, i Santi Procolo e Nicea, e San Gennaro nell’anfiteatro) che eseguì fra il 1635 e il 1637, anno della sua partenza per l’Inghilterra.

Artemisia, arrivata da poco a Napoli, fu immediatamente incaricata dell’esecuzione di due opere: il dipinto l’Annunciazione, oggi a Capodimonte, e, appunto, la pala d’altare L’Adorazione dei Magi.

Oltre a essere la sua prima importante commissione pubblica, questa rappresenta anche il massimo riconoscimento della sua carriera.

Artemisia e la lezione caravaggesca

In questo dipinto Artemisia elabora la lezione caravaggesca alla luce dei nuovi contatti con gli artisti napoletani: la sua predilezione per una gamma cromatica essenziale, risolta sulle variazioni dei toni marroni, rossi, blu e gialli si associa alla straordinaria attenzione per la verità delle cose, come si nota, ad esempio, nello splendido oggetto d’argento portato dal re mago in ginocchio e ad una attenta e scenografica resa degli effetti luce-ombra.

La figura della Vergine è descritta con grande dignità, mentre con dolcezza porge il bambino alla venerazione dei Magi, sotto gli occhi di San Giuseppe che, secondo la tradizione iconografica dell’episodio evangelico, resta defilato sullo sfondo.

La composizione è dominata dalle imponenti figure dei Magi in primo piano, riccamente abbigliati, e alla moda con manti di stoffe preziose. La solennità dell’evento epifanico e dei gesti di riverenza e rispetto dei Magi si coniugano all’atmosfera di affettuosa intimità che si crea grazie ad un sapiente gioco di sguardi.

L’incendio che cancellò il “volto del mago moro”

La cattedrale di Pozzuoli subì danni ingenti nel corso dell’incendio del 1964 che causò il deterioramento parziale di alcune tele del ciclo: nell’Adorazione dei Magi di Artemisia purtroppo, si danneggiò irrimediabilmente la parte superiore del dipinto e in particolare il volto del mago moro, che oggi appare come assorbito nella preparazione bruna della tela.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 4 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 4 Febbraio 2020

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