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A quale scopo fu costruito il Castello del Carmine?

News | 25 Aprile 2019

Nel 1270, Carlo d’Angiò preferì la città di Napoli a Palermo per il ruolo di capitale del Regno poiché, rispetto alla seconda, in posizione piu centrale, più ricca, ben collegata e si ben confaceva al suo proposito di unificare l’intera penisola. Questa nuova situazione provocò, di conseguenza, un notevole incremento della popolazione urbana ormai mal contenuta nella vecchia cinta muraria. Il tracciato perimetrale di allora procedeva per via san Giovanni a Carbonara fino a Porta San Gennaro a ridosso dell’attuale piazza Cavour, saliva sul colle di Caponapoli per scendere poi lungo via Costantinopoli e San Pietro a Maiella (scavi di piazza Bellini) lambendo il Mercatello (piazza Dante).

Proseguendo quasi in linea diretta, transitava per Piazza del Gesù Nuovo e Monteoliveto dove curvava a sinistra per dirigersi verso Sant’Agostino alla Zecca oltrepassando probabilmente i Banchi Nuovi e, infine, viravano ancora a sinistra per congiungersi a Castel Capuano dove la porta Campana fungeva da ingresso al Decumano centrale (via tribunali). Quest’ultimo tratto, rivolto ad oriente, aveva solo Castel Capuano come baluardo difensivo, mentre la murazione restava completamente indifesa fino al mare e lungo la prima fascia costiera, tornando invece ad essere sotto controllo nella zona portuale occidentale da Castel Nuovo.

Per ovviare a questo vuoto difensivo, fu costruito a fine XIV secolo, in prossimità di uno degli arsenali della città, il Castello del Carmine come rafforzamento del punto di incontro delle mura meridionali e di quelle orientali, che nel frattempo si erano allargate fino al mare dove, per l’accesso alla parte bassa della città, fu costruita la porta del Carmine, sorta presso la chiesa e il convento omonimi.

La costruzione del fortilizio permetteva anche di mantenere una guarnigione in prossimità dei quartieri popolosi che gravitavano intorno al porto, in quel periodo molto inquieti, insieme alla necessità di difendere la città dagli attacchi provenienti da oriente, sia via mare che da terra. La città ora arrivava fino al mare e le nuove mura inglobavano il castello, quindi proseguivano per l’odierno corso Garibaldi congiungendosi con la nuova Porta Capuana, che sostituì l’antica porta Campana; continuavano ancora ad allungarsi sull’attuale via Cesare Rosaroll attorniando San Giovanni a Carbonara e, seguendo via Foria, si ricollegavano a Porta San Gennaro, proseguendo poi con le mura già esistenti.

A differenza, però, delle altre costruzioni, come Castel dell’Ovo e Castel Capuano, non essendo residenza reale, non presentava arredi di lusso né sale regali, essendo esclusivamente adibito ad uso militare e principalmente a difesa della porta del Carmine, particolarmente importante da un punto di vista strategico in quanto uno dei principali accessi alla città. Dal 1662, con la mutazione delle tattiche di guerra, fu gradualmente modificato dal punto di vista militare, dando maggiore risalto agli arredi e alle stanze che avrebbero dovuto ospitare i capitani di ventura e i mercenari più esigenti, e separandone nettamente gli ambienti da convento del Carmine, con il quale convisse per secoli.

Nel 1893 Ludovico de la Ville sur Yllon scrive: “Ora il castello del Carmine è ancora carcere giudiziario. Ma fra i progetti del Risanamento c’è quello di abbatterlo quasi completamente per ragioni di rettifilo. Non so dire se questo sia o no un benefizio: è certo però che l’abbattimento di quegli antichi bastioni toglierà alla contrada l’aspetto caratteristico che ora possiede”.

La Porta del Carmine fu abbattuta nel 1864, avendo perso la sua funzione originaria. Nel 1906, per rettificare l’ultimo tratto di corso Garibaldi, per la definizione dei nuovi assi di comunicazione verso i paesi vesuviani, e per il rifacimento della zona portuale lungo il litorale napoletano dal molo Piccolo al Carmine con la “strada Nuova” che oggi chiamiamo Marina, si decise l’abbattimento di tutte le mura verso il mare.

Al suo posto sorse la caserma Giacomo Sani in stile neorinascimentale, adibita a panificio militare, e che sarà tagliata della parte meridionale alla fine degli anni settanta per il nuovo tracciato di via Marina. E cosi aveva fine uno degli edifici più caratteristici della storia urbanistica di Napoli, che fu presente in prima persona in decine di avvenimenti importanti, oltre ad essere uno dei luoghi preferiti dai vedutisti del XVIII e del XIX secolo, che da qui riuscivano a inquadrare l’intera città, adagiata tra la collina di San Martino e il mare.

Tra gli eventi più celebri che si svolsero in questa sede oltre tante gloriose battaglie, si ricordano:

Ancora un pezzo di murazione si distingue su un fianco del complesso del Carmine. Residui di pietra, reliquie bellissime, le torri Brava e Spinella, nobili resti che non hanno più niente in comune con questa strada, assolutamente estranei a tutto il resto.

Per questo ed altri articoli vi rimandiamo al blog http://napolineiparticolari.altervista.org/

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 25 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 25 Aprile 2019

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