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A ROMA

“Kardietà” del calabrese Ferragina: performance contro la cultura della morte

Arte | 4 Novembre 2019

Un colpo allo stomaco. Uno scossone per l’anima degli spettatori. Massimiliano Ferragina, artista contemporaneo di origini calabresi, ha voluto interpellare cittadini e turisti di Roma con una particolare performance.

Avvolto in una membrana insanguinata, è rimasto imprigionato nella “pelle dell’altro che geme”, come la definisce nell’intervista che ha rilasciato per la nostra testata, “e abitarla per darle voce, urlare che vuole vivere, che vuole essere amata, perdonata”.

Ferragina ha interrotto la leggerezza di Piazza del Popolo trasformando la dolce mattinata di sabato 26 ottobre in un’occasione di riflessione profonda.

Kardietà è il titolo della performance. Un neologismo che si staglia al centro tra la parola Carità e il desiderio di Verità, come descritto da Roberto Sottile, curatore e critico d’arte, che supera l’io per arrivare al noi.

L’esperienza della morte che genera vita

Al centro della performance vi è il desiderio di interpretare la cultura della morte che appare sempre più imperante. Uno stile che accarezza chiunque decida di trincerarsi all’interno dei confini delle proprie certezze e non si lascia nemmeno toccare dalla pelle dell’altro.

Massimiliano Ferragina, attraverso questa esperienza, comunica utilizzando gesti e parole che diventano strumenti utili per coinvolgere lo spettatore, concedendo la possibilità del viaggio, dell’incontro.

È una performance che custodisce nelle azioni che la generano una riflessione importante sulla velocità della nostra società, che ha perso la capacità di osservare a favore di una più semplice capacità di guardare senza giudizio, senza posizioni.

L’artista diventa strumento per scardinare queste barriere che hanno assopito i sentimenti e il sentimento di condivisione, di una “caritas” umana che fa fatica ad emergere, ad esprimersi perché soffocata dal tempo di alterati  e irreali sentimenti.

In questo contesto, dunque, la piazza dove questa azione si è svolta è passata dall’essere luogo fisico a spazio ideale: accogliente, ma spesso anche indifferente. Vuoto e nello stesso tempo pieno. Tutto ciò dipende da che punto di vista osserviamo e dalle intenzioni del nostro agire. “Non bisogna temere” – suggerisce Roberto Sottile – “Bisogna piuttosto scegliere se osservare o semplicemente guardare. Condividere gesti e azioni, partecipare o restare spettatori”.

 

Massimiliano Ferragina, l’artista dell’Infinito

Massimiliano Ferragina, di Catanzaro, si trasferisce giovanissimo a Roma. La sua espressione artistica è influenzata notevolmente sia dal suo percorso accademico (laureato in Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana), sia da un viaggio di tre mesi in Sud America e da tre formative residenze d’artista a Parigi (2005), Berlino (2011) e Copenaghen (2012).

Esordisce in Italia nel gennaio 2012, con il premio Open Art, presso le sale del Bramante a piazza del Popolo (RM).
I suoi numerosi progetti artistici, hanno sempre un profondo ed introspettivo messaggio, in cui il mondo interiore è protagonista e motore immobile.

Per Ferragina, l’Infinito si materializza nella forma dei tre colori primari, gli unici che utilizza nelle sue opere, è si trasforma in esperienza mistica. Caratteristica è la rappresentazione del suo “uomo contemporaneo” e la sua capacità di rappresentare quel sottilissimo confine che separa le realtà visibili da quelle invisibili.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 4 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 4 Novembre 2019

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