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A SCAFATI

Il Polverificio Borbonico verso il recupero, dentro al progetto Grande Pompei

Beni Culturali, NapoliCapitale, Storia | 3 Novembre 2015

polverificio borbonico scafati

L’annuncio lo ha dato ieri mattina, il soprintendente pompeiano Massimo Osanna: il polverificio borbonico di Scafati, a pochi metri dal confine con Pompei, rientrerà nell’ambito del progetto di valorizzazione dell’area archeologica tra le più note al mondo. L’annuncio è arrivato in uno degli incontri a Paestum, alla Borsa internazionale del turismo archeologico. E a complimentarsi per l’idea l’ex soprintendente di Salerno e attuale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’area archeologica di Roma, l’architetto Francesco Prosperetti che, durante il suo mandato salernitano, si era battuto per il riutilizzo della storica struttura.

La Real Polveriera di Scafati nasce da un disegno strategico di Ferdinando II di Borbone inteso a creare uno stabilimento per la produzione della polvere nera atto a sopperire al fabbisogno del Regno delle Due Sicilie. I lavori, preceduti da intensi studi condotti anche all’estero con la finalità di realizzare il processo produttivo secondo i canoni scientifici più avanzati, iniziarono nel 1851 e già nel 1854 il polverificio era entrato a regime. La rettifica del basso corso del Sarno, un’opera di bonifica di considerevole portata intrapresa da Re Ferdinando nel 1855 e conclusa appena due anni dopo ( da allora il fiume fu navigabile nel suo ultimo tratto fino al mare), ebbe come conseguenza un significativo ampliamento territoriale e produttivo della fabbrica – al punto che nel periodo postunitario essa divenne una delle due che rifornivano di polvere nera le intere forze armate italiane.

La caserma borbonica è già passata sotto il controllo della Soprintendenza pompeiana, pur essendo in altra provincia: sarà utilizzata per il recupero, la custodia e l’esposizione di reperti archeologici della Campania, nell’ambito del grande progetto per la salvaguardia e il rilancio di Pompei. Un’altra struttura espositiva troverà spazio nella stessa Pompei.
“Probabilmente sarà necessario coinvolgere altre dimore storiche per il completo rilancio di Pompei – ha affermato Antonio Pecoraro, presidente di Archeomed – la mole di reperti e le necessità espositive sono tali che occorreranno diversi altri spazi.
La “nuova” Pompei, dunque, rilancerà non solo per la città degli scavi ma l’intero comprensorio a sud del Vesuvio. Perché con la cultura si mangia anche.
Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 3 Novembre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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