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21 marzo 1971: il blitz di Mazzola nello spogliatoio dell’arbitro Gonella che decise la volata Scudetto tra Inter e Napoli

Sport | 21 Marzo 2019

Quella che vedete in foto è una formazione del Calcio Napoli della stagione 1970/71.

La terza da Presidente di Corrado Ferlaino, che prese il timone della società ponendo fine all’epopea Lauro. La penultima in azzurro di Dino Zoff e José Altafini, passati alla Juventus al termine dell’annata successiva per risanare le sofferenti casse del club partenopeo.

La quinta, di dodici, con la fascia al braccio per Antonio Juliano, leader e capitano azzurro che, lo stesso Zoff, amava definire un “napoletano atipico”, capace di allontanare, con il suo grande senso del dovere e un temperamento da vero condottiero, i tipici stereotipi che, da sempre, accompagnano e accompagnavano la Città e la sua anima calcistica.

Nel suo libro “S.S.C. Napoli – una squadra e la sua città”, Giuseppe Pacileo, storica firma del Mattino, racconta che Ferlaino promise di lasciare la guida del club solo quando lo Scudetto avrebbe baciato le rive del Golfo.

Il rischio che l’Ingegnere, diventato Presidente nel gennaio del 1969, si rivelasse precocemente premonitore e di buon augurio divenne concreto proprio in quella stagione.

Il miglior attacco è la (miglior) difesa

Quello del 1970/71 fu un Napoli coriaceo e cinico, di gran lunga lontano dallo spettacolare e divertente laboratorio di calcio totale messo in piedi da Luis Vinicio un paio di anni più tardi.

Quella squadra, infatti, segnava poco – appena 33 gol in 30 incontri – ma subiva ancora meno – 19 reti incassate, la miglior difesa del campionato. E fu proprio la solidità del reparto arretrato azzurro a fungere da volano per le speranze tricolori della piazza.

Il Napoli, allenato da Giuseppe Chiappella, si rese protagonista di un’appassionante volata Scudetto, gomito a gomito, con le due milanesi: Milan e Inter.

La gara decisiva per l’assegnazione del titolo si disputó a San Siro, il 21 marzo 1971. Ad affrontarsi furono Inter e Napoli. Alla vigilia del match, la classifica recitava: Milan 32, Inter 31, Napoli 29.

Due settimane prima, i nerazzurri avevano prepotentemente rilanciato le proprie ambizioni battendo il Milan, nel derby cittadino, per 2-0. Quella stessa domenica, il Napoli perse 4-1 a Torino, in casa della Juventus, perdendo leggermente terreno dal duo di vetta meneghino.

La settimana successiva vinsero tutte e tre: il Milan in casa con la Fiorentina, il Napoli sconfisse il Vicenza al San Paolo e l’Inter espugnó il campo del Toro.

Inter-Napoli valeva un’intera stagione: lo sconfitto avrebbe detto addio alle sue possibilità di vittoria finale.

Il miracolo sfiorato

La Serie A era reduce da due stagioni conclusesi con il trionfo di due outsider: la Fiorentina dell’ex azzurro Bruno Pesaola, nel 1968/69, e il Cagliari di Gigi Riva, nel 1969/70.

La strada sembrava tracciata. A dividere il Napoli e il suo primo Scudetto della storia c’era un miracolo. Tutto da scrivere e da realizzare.

Nel primo tempo, la gara sorrise largamente agli Azzurri, che passarono in vantaggio con Altafini al 40° e beneficiarono della superiorità numerica per l’espulsione del difensore nerazzurro, Burgnich. Nel frattempo, il Milan balbettava a Vicenza (alla fine ne uscirà con un risicato 1-1).

San Siro si fece rovente.

Il Napoli, con un uomo in più, era chiamato a difendere un vantaggio importantissimo e delicato. L’unico risultato utile era la vittoria, che nella Milano nerazzurra mancava dal 1958 (1-0, gol di Pesaola).

Nel secondo tempo accadde l’imponderabile. O, per meglio dire, quanto di più prevedibile potesse verificarsi, soprattutto a causa di una direzione arbitrale del signor Gonella alquanto discutibile.

Nel giro di tre minuti, l’Inter ribaltó il risultato con una doppietta di Boninsegna, capocannoniere a fine campionato con 24 gol.

Al 12° Gonella assegnó un rigore discutibile per un presunto fallo di ostruzione (sì, di ostruzione: avete letto bene) di Panzanato su Mazzola. Tre giri di lancette dopo, Zoff commise uno dei suoi rari errori in carriera, non trattenendo un colpo di testa centrale e apparentemente innocuo del centravanti interista.

Il Napoli tentó invano di ribaltare le sorti di quell’incontro, ma non ci fu verso. La legge di San Siro, in un modo o nell’altro, fu nuovamente rispettata e fatta rispettare.

A confermarlo, a distanza di 40 anni, fu l’allora capitano dell’Inter, Sandro Mazzola che, in un’intervista rilasciata a Repubblica, ammise di aver fatto visita all’arbitro Gonella all’intervallo di quella partita:

“Ero furibondo. Ho ben presente il senso del mio intervento: arbitro, lei sta favorendo il Napoli, si dia una regolata perché qui finisce male.

Feci una cosa proibita dal regolamento. Sbagliata. Con un arbitro internazionale come Sergio Gonella. La partita era di quelle decisive.

Finito il primo tempo, mentre i compagni sono nello spogliatoio, io mi dirigo in quello dell’arbitro Gonella. Entro come una furia e lo aggredisco verbalmente. Rammento di avergli detto che non poteva arbitrare in quel mondo, che ci stava penalizzando gravemente e di aver usato qualche espressione colorita il cui senso era: o si dà una regolata o da San Siro usciamo tutti fritti: noi, perché perdiamo partita e scudetto e lei, perché con il suo arbitraggio sarà stato il principale responsabile della sconfitta”.

Ammissione di colpa o confessione che sia, in fondo quel che cercava Sandrino lo trovò lungo la via.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 21 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 21 Marzo 2019

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