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Carmando, Alemao e la monetina di Bergamo che avvicinò il Napoli al secondo Scudetto

Sport | 8 Aprile 2019

8 Aprile 1990.

Nessuno, prima di quella grigia domenica di inizio primavera, avrebbe mai immaginato che una monetina da 100 lire potesse in qualche modo avere un ruolo centrale nella vittoria di uno Scudetto.

Il Napoli, in piena lotta per il tricolore col Milan di Sacchi e degli olandesi Gullit, Van Basten e Rijkaard, è bloccato sullo 0-0 sul campo dell’Atalanta. I rossoneri, che in classifica precedono di un punto gli Azzurri, sono fermi sul medesimo punteggio in casa del Bologna.

Alla fine del campionato mancano appena cinque giornate. A Bergamo, invece, di minuti da giocare ne mancano quindici quando Alemao viene raggiunto al capo da un oggetto metallico, lanciato dagli spalti dell’Atleti Azzurri d’Italia.

“Buttati giù, buttati giù”. Salvatore Carmando, storico massaggiatore del club partenopeo, soccorre prontamente il centrocampista brasiliano. Gli fornisce le prime cure, per poi comunicare all’arbitro Agnolin che il numero 5 azzurro non è in grado di proseguire la gara. Alemao viene trasportato in ospedale per verificare la presenza di eventuali traumi. Al suo posto entra in campo un giovanissimo Gianfranco Zola.

A Bologna, nel frattempo, l’arbitro Lanesi e il guardalinee Nicchi (sì, quel Nicchi che dal 2009 è presidente dei fischietti italiani) non vedono entrare il pallone calciato da Maronnaro di oltre mezzo metro nella porta rossonera, privando i rossoblu di un gol macroscopico e sacrosanto.

A Bergamo e al Dall’Ara le partite non si schiodano dallo 0-0.

Il Napoli, però, fa ricorso al Giudice Sportivo. E lo vince, resistendo anche in appello al ricorso d’urgenza presentato dal Milan, che addirittura ingaggia un esperto di lettura labiale per dimostrare come Carmando “costringa” Alemao a restare a terra nonostante l’intenzione del mediano carioca di rialzarsi.

Atalanta-Napoli diventa così 0-2 a tavolino, consentendo al Ciuccio di appaiare il Diavolo in vetta alla classifica, per poi sorpassarlo definitivamente due settimane più tardi, col Milan battuto nella fatal Verona e gli Azzurri largamente vittoriosi proprio a Bologna.

Il 29 Aprile 1990, battendo la Lazio al San Paolo con gol di Baroni, lo Scudetto, per la seconda volta in assoluto, prende la via del Golfo partenopeo, lasciando in eredità strascichi di polemiche che ancora perdurano nel tempo.

Chiedere allo stesso Carmando che, per quell’episodio, fu prima allontanato dalla Nazionale, nel 1992, dal neo CT Sacchi e poi mandato in pre-pensionamento dal Napoli quando sulla panchina partenopea siedeva Roberto Donadoni.

Sacchi e Donadoni, rispettivamente tecnico e giocatore di quel Milan sentitosi frodato, ma tremendamente allergico alla matematica e all’inattaccabilità dei numeri, che avrebbero comunque condannato i rossoneri a finire alle spalle del Napoli di Diego anche senza quella fatidica monetina, distanziato però di un solo punto rispetto alle due lunghezze poi mostrate dalla classifica finale.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 8 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 31 Maggio 2019

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