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ACERRA E BUGIE

Studenti in piazza per il futuro ma al cinema li rappresentano come animali

Battaglie, Cinema, Integrazione, Istruzione, scuola, università, Italia | 19 Novembre 2014

acerra ada palma

 

C’è sempre una rappresentazione peggiore di noi, dei nostri ragazzi, di quei giovani che in tutto il sud in queste ore si stanno muovendo per non emigrare, per migliorare il proprio mondo, per difendere la proria terra. Stavolta la rappresentazione peggiore arriva dalle sale cinematografiche e si chiama “La scuola più bella del mondo”, filmetto prenatalizio buono per arricchire le tasche del regista Luca Miniero e della produzione, la solita Cattleya, la stessa che con Sky e Fandango ha prodotto Gomorra la serie per intenderci. E che degli stereotipi antimeridione evidentemente è maestra e fa scuola. Noi però ci siamo rotti le scatole.

La sagra del luogo comune, insomma, stavolta è peggio del solito: una scuola del sud ad Acerra, brutta sporca e cattiva, dove i professori si riuniscono in una sala con gli orinatoi in bella vista, e una del centro, toscana, dove è tutto un tripudio di marmi e pulizia.

Professori e studenti di Acerra descritti come selvaggi con un giochino degli equivoci che li paragona a africani (a parte che siamo tutti figli di Annibale, spiace anche per la colonna sonora dei 99 Posse sprecata proprio), professori e studenti toscani, invece, perle di efficienza e rendimento. E i due presidi, Lello Arena e Christian De Sica, indecenti anche loro per banalità. Alla fine, dopo equivoci e idiozie varie l’ovvio lieto fine, siamo tutti fratelli d’italia, a seguito di risate che non arrivano e mentre anzi sale la rabbia in chi lo ha visto (noi, confessiamo, ce lo siamo sparati in streaming abusivo, perché non alimentiamo coi nostri soldi altra munnezza piovuta dal cielo nelle sale dove il film uscito domenica è già campione d’incassi grazie al pecorume generale).

Un filmetto davvero di scarso valore, insomma, che invece che suscitare ilarità anzi indigna, tanto che una professoressa acerrana, Rosanna Vacchiano, a nome di tutta la comunità scolastica della città, nei giorni scorsi ha scritto una lettera al Corriere del Mezzogiorno in cui ha raccontato la sua indignazione.

“Sono stata letteralmente investita da un sentimento di rabbia. I contenuti del film, la storia, i riferimenti geografici, hanno prodotto in me indignazione e dispiacere, peraltro subito condivisi da altre docenti e mamme di alunni che come me avevano assistito alla proiezione… Una trama cinematografica non può denigrare una comunità in modo così grottesco. Insegno da vent’anni al primo circolo didattico di Acerra, la scuola di cui si dovevano rappresentare le ragioni di una chiusura, e la speranza di una riapertura in tempi brevi. Una scuola costretta, a causa della dichiarata inagibilità, ad articolare la didattica in varie sedi. Ma è solo grazie a competenza, professionalità e spirito di abnegazione di tutto il corpo docente che le iscrizioni sono lievitate. Gli studenti di Acerra non sono dei delinquenti che girano in passamontagna, né fanno da contraltare ai perfettini del Centro-Nord, come vuole proporre lo stereotipo del copione del film. Nessun insegnante delle scuole del Sud si è mai sognato di entrare in aula, abdicando al suo ruolo, indossando le cuffie e permettendo che gli studenti scatenassero i loro istinti peggiori”.

E continua la professoressa: “Fa male vedere Papaleo, uomo del Sud, rappresentare tale idiozia. Nel film di Miniero la connotazione principale dei ragazzi di Acerra è la volgarità, unita a maleducazione e indisciplina. Dei docenti tutti, l’ignoranza. Additare i ragazzi del Sud come criminali è semplicemente vergognoso. Ricorrere al paradosso del metal detector, con relativa schedatura dei ragazzi, che incappucciati giungono nella ridente terra toscana, altro non è che un misero tentativo di screditare la nostra comunità. Ad Acerra, come in altre realtà italiane, spesso si convive con problematiche sociali difficili. Ma la terapia per affrontarle e risolverle non è certo quella tracciata dal regista. Tratteggiare in maniera così grottesca la figura del professore del Mezzogiorno significa non apprezzare appieno il difficilissimo compito a cui sono chiamati (tutti i giorni) gli insegnanti meridionali che, a fronte di situazioni difficili, e in assenza di adeguate misure di sostegno alla professione, svolgono il loro ruolo in maniera encomiabile, gettando il cuore oltre l’ostacolo. Questo film, parafrasando Silvio Pellico, e Le mie prigioni, ha fatto più male alla città di Acerra della battaglia persa contro l’insediamento del termovalorizzatore, che vide dieci anni fa l’intera popolazione sfilare contro tale nefasto insediamento”.

Ironia della sorte ha poi voluto che in queste ore, mentre ridicolmente si scatenava un dibattito ignorante sulla contrapposizione studiata a tavolino e sterotipata nord-sud, che ha visto protagonista anche un Rocco Papaleo in versione “mi scuso” (“è un gioco e se non sono riuscito a divertirli è ancora più grave”) ad Acerra 5mila ragazzi scendevano in piazza (stamattina, come potete vedere nella foto di Ada Palma).

Magari Papaleo, Miniero, i produttori dovrebbero chiedere scusa a loro, a questi studenti, che da giorni stanno combattendo la loro battaglia per dire no all’inceneritore che distrugge la loro esistenza e il loro futuro. Quello stesso inceneritore che drammaticamente si vede sullo sfondo, a inizio film, sulle note di “Curr Curr guagliò” dei 99 posse, in questa ennesima commediola che – come quel mostro – si gioca ancora una volta sulla nostra pelle.

Boiocottatelo questo film, se volete bene a questi ragazzi e alla loro battaglia, che merita più del rispetto, merita vicinanza, solidarietà e partecipazione. E non parliamone più de “La scuola più bella del mondo” se non per massacrarlo, insieme a tutti i fottuti luoghi comuni su di noi. Che fanno male alla nostra terra esattamente come i veleni che ci hanno scaraventato su. E ai quali pure dobbiamo dire basta una volta e per sempre.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Novembre 2014 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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