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AFRO-NAPOLI

Dal Gambia a Napoli, un viaggio infernale durato cinque mesi

Battaglie, Emigrazione, Integrazione, Razzismo, Sport | 14 Marzo 2017

 

 

Afro-Napoli

 

” L’Afro- Napoli è diventata la nostra famiglia, con loro ci sentiamo a casa”, cosi’ si apre l’ intervista con Mbye e Omar, due ragazzi gabbiani, ora  giocatori della prima  squadra antirazzista partenopea. Mbye, fuggito dalla Libia e sopravvissuto alla traversata del mare della morte, 9 mesi fa ha raggiunto le coste italiane. Stessa sorte di Omar costretto una volta arrivato in Italia ad essere perseguitato da offese razziste fino a quando non è arrivato a Napoli. Attualmente ambedue sono risedenti in una comunità d’ accoglienza e sono richiedenti asilo politico. La prima squadra gioca nel campionato F.I.G.C. nella categoria ” Promozione” e ha ottenuto ottimi risultati, posizionandosi per ora  tra le prime quattro in classifica. Formata come ricordiamo da giocatori napoletani ed immigrati, proprio a fondere lo spirito d’ integrazione della nostra Terra.

Afro- Napoli

Non parlano bene italiano ma a farci da interprete è  Adam Kane, senegalese, attualmente allenatore della squadra juniores dell’ Afro- Napoli United : “Lo scopo della nostra quadra in primis è quello dell’ integrazione, Omar e Mbye sognano di fare i calciatori da sempre, è stato uno dei loro educatori a mettersi in contatto con noi per segnalarceli. Siamo sempre in stretto contatto con le comunità, in un filo diretto di interscambio  e siamo fieri che siano stati convocati nella rappresentativa juniores regionale”.

 Un sogno, quello che da sempre rincorrevano questi due ragazzi: poter giocare a pallone. Qualcosa che negli altri paesi può essere normale per loro che sin da piccoli erano costretti a correre dietro ad un pallone in campi di calcio improvvisati, diventa un sogno realizzato.  Veniamo colpiti dai grandi occhi neri di  Omar, terzino sinistro della squadra che con un filo di voce cerca di raccontare quello che è stato costretto ad affrontare:  “Un viaggio infernale dal Gambia fino all’ Italia, durato cinque mesi.  Costretti a lasciare la nostra famiglia e senza sapere se saremo mai arrivati vivi.  L’ attraversata è molto difficile, molti sono stati catturati durante il primo tentativo con il barcone  in Libia e alcuni di noi anche uccisi. Ma siamo stati fortunati perchè al secondo tentantivo siamo riusciti a passare. Il reale problema in Libia è la delinquenza, perchè ognuno comanda a modo suo ed è diventata la terra di nessuno. Sono arrivato in  Sicilia e dopo sei mesi sono stato trasferito a Napoli, dove sto realizzando il mio sogno, quello che avevo da bambino”.

Ci chiediamo cosa voglia dire essere diverso? Un bambino davanti ad un pallone è uguale a tutti gli altri, senza distinzione di colore, vuole solo  giocare. Solo che non tutti hanno la fortuna di poter nascere nella parte giusta del mondo, un destino che non decidono loro e che li porta a dover lasciare la loro terra per poter trapiantare radici dove possono vivere una vita ” degna” di essere chiamata tale. Omar e Mbye qui a Napoli, grazie al progetto dell’ Afro- Napoli hanno trovato una speranza, si sono ritrovati in una città che ha dimostrato di non essere razzista ma di voler accogliere.

Ada Palma

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Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Marzo 2017 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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