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AL FUSARO

Al via i lavori per consolidare il ponte della Casina Vanvitelliana

Beni Culturali | 26 Agosto 2019

Dopo la riapertura del frutteto borbonico, arriva l’intervento sul ponte della Casina Vanvitelliana. L’impegno di Josi Gerardo Della Ragione, in questo ritorno al governo di Bacoli, conferma il suo attivismo virtuoso. “Sappiamo bene – spiega – che il ponte della Casina Vanvelliana ha bisogno di interventi urgenti. Lo sanno tutti, da anni. Da sindaco di Bacoli, appena insediato, avrei potuto lavarmene le mani: e chiuderlo. “La colpa è degli altri. Oggi siamo in dissesto. Non mi assumo alcuna responsabilità”. E così lo riaprivamo tra dieci anni. Invece no, non potevamo permetterlo. Perché il Casino Borbonico del Fusaro, non è soltanto uno dei simboli della nostra città. Ma di Napoli, della Regione Campania. Una delle gemme del patrimonio culturale italiano. Quindi, ci siamo attivati. Subito. In silenzio”.

Accesso limitato al ponte

“Il primo passo è stato quello di limitare l’accesso al ponte, su relazione di un architetto specializzato, a sole cinque persone per volta – spiega il sindaco di Bacoli – Già da fine giugno. Sotto l’occhio vigile di guardiani, volontari e Protezione Civile. Poi, a metà agosto, concluse le indagini tecniche alla struttura, è stata individuata una ditta specializzata in conservazione di ponti lignei. E domani, così come concordato prima delle ferie estive, sarà sul posto per iniziare i lavori più emergenti. Di pari passo, è stato già preparato un progetto più articolato per il rifacimento complessivo: che condivideremo con la Soprintendenza e sarà oggetto di finanziamenti pubblici”.

In futuro l’accesso alla casina con le barchette

Ma c’è di più. Da settimane, stiamo studiando una procedura ad evidenza pubblica per poter permettere l’accesso alla Casina ottocentesca proprio come era in origine: via lago, con barchette. Un’opportunità per creare nuova occupazione. Perché è vero che Bacoli è in dissesto; è vero che il paese cade a pezzi, che i problemi sono tanti; ed è vero che la burocrazia ha tempi biblici. Ma questo non ci autorizza a restare fermi a guardare. Per questo, in silenzio, senza tralasciare nulla, difendiamo i nostri tesori. Li valorizziamo. Li restituiamo alla comunità. Un passo alla volta.

La storia della casina vanvitelliana

Con la caduta dell’Impero Romano, anche le città costiere flegree furono costrette a subire la devastante opera distruttrice delle orde saracene del 915 d.C.
L’area tra Cuma e il Fusaro, secoli prima bonificata dai greci cumani con bacini di drenaggio, riassunse l’antico aspetto paludoso e l’aria ridiventò malsana.

La città di Cuma, grazie alla sua cortina difensiva, diventò rifugio di briganti dediti al saccheggio delle città vicine. Il Duca Goffredo di Montefuscolo, nell’anno 1207, pose fine col ferro e col fuoco a queste periodiche razzie. Tra la fine del XIII sec. e la prima metà del XIV, il lago Fusaro e l’intera area circostante divenne una giurisdizione Angioina.
Una rendita fu assicurata, prima con Carlo II e confermata poi da Roberto, all’Ospedale S. Maria di Tripergole, insieme al diritto della macerazione di canapa e lino.
Nel 1764 il re Ferdinando IV di Borbone decise di valorizzare lo specchio lacustre, introducendovi la coltivazione delle ostriche.

Per volere suo fu dato mandato, nel 1782, all’architetto Carlo Vanvitelli di costruire su di una preesistente isoletta, una casina per la caccia e la pesca.
All’età di 42 anni, Carlo Vanvitelli fu chiamato a realizzare le sue due maggiori opere per la Casa Reale, ossia l’intervento al Fusaro e il Giardino Inglese di Caserta, iniziato appunto nel 1782 per il quale si avvalse dell’inglese G. A. Graefer, noto giardiniere ed esperto in botanica.
Carlo Vanvitelli avviò i lavori consolidando, con una foderatura di grosse pietre, il preesistente isolotto che ospitava un antico rudere adibito a ripostiglio di attrezzature per la pesca.
L’affascinante padiglione poligonale, che d’incanto sorse dalle acque del lago Fusaro, fu strutturato su due livelli con corpi sporgenti e terrazzati su entrambi i piani. Appena compiuto il Casino Reale, il grande pittore P. Hackert, amico del Vanvitelli, volle esaltare l’immagine nel quadro, e il pretesto fu fornito dalla rappresentazione della caccia reale (Ferdinando IV a caccia di folaghe nel lago Fusaro).

Nel 1799, la Real Casina fu “toccata” dai moti rivoluzionari che portarono alla nascita della sfortunata Repubblica Partenopea. A quel periodo, infatti, risale la scomparsa di importanti opere d’arte: 4 grandi dipinti raffiguranti le quattro stagioni di P. Hackert e tele in seta provenienti dal possedimento borbonico di San Leucio, costituenti parte del prezioso arredo interno.

La Real Casina, nel corso del tempo, ebbe ospiti illustri, tra i quali, oltre ovviamente ai principi ed ai sovrani di casa Borbone, anche monarchi stranieri in visita al Regno del Sud: il 15 maggio del 1819 fu la volta dell’imperatore d’Austria Francesco II e della regale consorte, accompagnati dall’arciduchessa Carolina, dal principe e dalla principessa di Sassonia e dal principe Metternich, ospiti a pranzo del vecchio re Ferdinando I. Un altro Ferdinando, secondo di numero, siederà a tavola con lo zar Nicola I e la zarina di Russia, Alexandra Fedorovna, il 24 marzo 1846.

Mutata la dinastia, in queste sale si aggirerà  Vittorio Emanuele III di Savoia, seguito a breve da Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica Italiana.

Ovviamente, non vi furono solo capi di Stato. Non mancarono ambasciatori quali il britannico Lord Hamilton, musicisti del calibro di Rossini (noto estimatore delle ostriche del Fusaro), artisti come il prussiano Jacob Philipp Hackert, l’olandese Anton Sminck van Pitloo ed il napoletano Giacinto Gigante che immortalarono le atmosfere del lago e della Casina immersa nel magico contesto circostante.

Vi furono anche molti nobili viaggiatori che visitarono la Casina e, dai suoi terrazzi, furono rapiti dall’infuocata tavolozza di superbi tramonti. Altri preferirono le delizie gastronomiche offerte dalla vicina Ostrichina, come la marchesa de Sassenay, ospite a pranzo, del Conte si Siracusa, fratello del Re delle Due Sicilie. Qui, sulle sponde del Fusaro, in un giorno di metà Ottocento, il loro palato fu deliziato dalle sole ostriche del lago, servite in ventidue maniere diverse

Il complesso poligonale del Fusaro, pur appartenendo all’estrema fase del barocco, può essere considerato il “canto del cigno” della produzione rococò.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 26 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 26 Agosto 2019

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