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Al grande Archivio una taverna profana e l’immunità ecclesiastica nel 1709

Epigrafi di Napoli | 17 Marzo 2020

In vico Figurari, vicino a piazzetta del Grande Archivio, c’è una lapide del 1709 sul portone d’ingresso di un palazzo. Proprio là, a pochi passi dal monastero dei Santi Severino e Sossio (poi divenuto Archivio di Stato), vi era una taverna con annessi cantina e cellaio. Il locale probabilmente era di proprietà del monastero, il che doveva creare qualche confusione per quanto riguarda la possibilità di godere, entrando al suo interno, di immunità ecclesiastica. Come riportato dall’epigrafe, il cardinale Francesco Pignatelli emanò una sentenza per dichiarare “profana” la taverna, indicando con grande precisione i locali della stessa. Pignatelli fu Arcivescovo di Napoli dal 1703 fino alla sua morte, avvenuta nel 1734.
In cosa consisteva l’immunità ecclesiastica? In un insieme di privilegi che, di fatto, rendeva non solo le persone  ma anche i locali, stessi esenti da imposte e simili balzelli, oltre a trasformarli in luogo di rifugio. In più, l’immunità penale si concretizzava in una sorta di “patente”, concessa da nunzi pontifici, arcivescovi ed alti prelati, che conferiva ai patentati la dispensa dal “foro”, come ricorda Alessandra Giannetti in “Patentati Ecclesiastici. Il conflitto tra lo Stato e la Chiesa nella storia del diritto del Regno di Napoli nel settecento”, ripreso anche in un post del Nuovo monitore napoletano diretto da Antonella Orefice. Chiunque avesse commesso un delitto, purché patentato, sarebbe stato giudicato da ecclesiastici e non da una corte civile, ottenendo trattamenti particolari e condizioni di prigionia meno gravose rispetto ai delinquenti comuni. Chi godeva dell’immunità ecclesiastica, come accennato, poteva usufruire anche di diritto d’asilo ed esenzioni fiscali.
Purtroppo la lapide è consumata ai lati e la seconda parte risulta di non immediata lettura, “n[on] se ne vogliono li superiori del monasterio de SS Severino e Sossio a cui sta annesso servire per servi[…], ma di sicuro il significato del messaggio è chiaro: chi entrava nel monastero godeva di immunità, chi invece entrava nella taverna o negli spazi ad essa collegati… no.

Il testo completo dell’epigrafe di vico Figurari:

Questa taverna con il suo cortile scoverto [e il]
suo contenuto e vacuo della cantina seu cellaro
che siegue dentro di essa taverna sino al muro di fa
[…]rica a mano dritta nel ingresso di detto cellaro
[i]ncluso anco il vacuo situato tra la prima e seconda
porta di detto muro sono stati dichiarati profani
che non godono di immunità ecclesiastica in virtù di
sentenza emanata dall’ EM. e REV. Sig. Card. Pignatelli
arcivescovo di Napoli e delegato apostolico
[…]otto li 14 del mese di giugno 1709. Ogni volta ipero
[…]e starà tutto detto luogo affittato a secolari e n[on]
se ne vogliono li superiori del monasterio de Ss
Severino e Sossio a cui sta annesso servire per servi
[…] proprio di detto monasterio nel quale casa
[…] sarà immune et de iure

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 17 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 17 Marzo 2020

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