lunedì 18 marzo 2019
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PROGETTI

Al via Mann in colours per scoprire il colore delle statue antiche

Beni Culturali | 8 Marzo 2019

Lo sapevate che le statue erano colorate? Molti si soffermano sul bianco ingannevole dei marmi che trattengono solo in alcuni casi colori sbiaditi di quelli che una volta in maniera brillante ricoprivano le statue che ammiriamo. Per recuperare questi colori ormai perduti nasce un progetto davvero intrigante e appassionante denominato “MANN in colours”. La finalità scientifica del progetto è la creazione di un Italian Polychromy Database, cioè una banca dati sulla policromia antica utilizzabile dagli addetti ai lavori ma anche dal pubblico. Responsabile scientifico del progetto la dottoressa Cristiana Barandoni.

La Expert Room di Mann in colours nella sezione Numismatica

Dal 7 al 9 marzo si potrà entrare nella Expert room allestita nell’ultima sala della sezione Numismatica del Museo Archeologico di Napoli che ha promosso il progetto. Lì troverete tre statue di Venere , in onore anche della festività che celebra le donne l’8 marzo. La Expert Room è solo la prima fase del progetto che vedrà altre tappe le prime settimane dei prossimi mesi fino alla creazione del Database. Le statue che ora si possono osservare ma anche conoscerne i colori “nascosti” sono: la Venere in Bikini, la Venere Marina e la Venere (tipo) Lovatelli che arrivano tutte da Pompei. L’ultima esposta da poco alla mostra su Ovidio alle Scuderie del Quirinale.

Una tecnica non invasiva per scoprire il colore che non c’è

È stata mostrata una tecnica non invasiva che permette di identificare uno specifico colore che è il cosiddetto blu egiziano , chiamato così perché nasce in Egitto intorno al 2800 a. C. ed è il primo colore sintetico della storia. Questa tecnica, sfruttando le proprietà chimiche di questo colore, riesce a farcelo vedere senza essere costretti a fare prelievi o altre indagini invasive. Luci luminescenti riescono ad eccitare gli atomi e gli elementi chimici all’interno del blu egiziano. Con le luci e una fotocamera a una determinata lunghezza dell’infrarosso si riesce a catturare così il pigmento e si scopre ad esempio che la Venere Marina aveva il laccetto sotto il seno proprio in blu egizio, così come una parte delle vesti.
“L’applicazione di indagini scientifiche sulla statuaria classica ha visto un rapido sviluppo negli ultimi anni grazie anche al crescente interesse di archeologi e studiosi sulla riscoperta della policromia nella statuaria classica, greca e romana. Il progetto che qui viene proposto riguarda da una parte la creazione del primo database sulla policromia antica promosso da un museo italiano, e dall’altra si auspica di costruire dalle basi un metodo sulla comunicazione, in grado di attrarre un numero ampio di prosumers (produttori – consumatori), grazie all’impiego di nuove tecnologie e software digitali mai impiegati in Italia fino ad oggi per la valorizzazione di questo ambito di studi” – afferma Cristiana Barandoni.
Il team di archeologi e diagnosti intraprende il percorso di ricerca dei colori davanti al pubblico del museo che potrà chiedere spiegazioni agli esperti e seguire le varie fasi della ricerca. Lo studio avrà ogni mese come oggetto sempre statue diverse, anche di grandi dimensioni come ad esempio il gruppo scultoreo dei Tirannicidi.
Il recupero della policromia originaria delle statue antiche non è un dettaglio da sottovalutare. Già nel 2004 una mostra ai Musei Vaticani , “I colori del bianco”, riproponeva ai visitatori dopo studi e confronti tra archeologi, chimici e filologi copie di statue come dovevano presentarsi nell’antichità con i loro colori. Ricostruzioni di originali basati su foto a luce ultravioletta o radente, l’uso di microscopia ottica e scansione elettronica con cromatografia a gas e liquida.
MANN in colours fa un passo avanti. Cerca di usare tecniche più avanzate e studia in loco e con un pubblico parlante e pensante che chiede dei vari processi, dei colori e di come fossero realmente le statue che hanno dinanzi, insomma la Expert Room è un cantiere aperto da visitare dove osservare gli esperti al lavoro. Una partecipazione attiva che comunque ha una base scientifica e porterà alla conoscenza di dati importanti per gli studi futuri.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 8 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 9 Marzo 2019

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