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Al Napoli serve molto più di un nuovo allenatore

Il Napoli è a un bivio: De Laurentiis sarà in grado di rilanciare sorti e ambizioni del club partenopeo?
Sport | 26 Gennaio 2021

Sulle critiche al Napoli di Gattuso, nelle ultime settimane, non ci siamo affatto risparmiati. Tanto nelle vittorie, quanto nei diversi passaggi a vuoto che hanno caratterizzato, indirizzato e influenzato l’ultimo mese e mezzo della stagione azzurra.

Le sorti di un allenatore, è noto, dipendono in primis dai risultati del campo. Dal 16 dicembre a oggi, gli Azzurri hanno disputato dieci incontri tra campionato e coppe nazionali. Ne hanno persi esattamente la metà.

Nei tre mesi precedenti, la squadra partenopea aveva raccolto appena tre sconfitte in sedici partite. Ne è fin qui scaturita la peggior percentuale di k.o. (30,8%) raccolti dal Napoli in una sola annata dal 2010/11.

La diagnosi è chiara, la cura però è ben più complessa

Non ci è mai piaciuto o interessato far parte di quelli che “ve lo avevamo detto”, soprattutto quando si tratta del Napoli. Preferiremmo sempre fare magre figure e ritrovarci smentiti, piuttosto che vedere realizzata anche la più piccola perplessità sulle sorti della nostra squadra del cuore.

Ogni regola, però, ha la sua eccezione. E, nel caso di specie, questa eccezione si era già materializzata tempo addietro, con l’esonero di Carlo Ancelotti. Non vogliamo riabilitare ai posteri il periodo vissuto dal tecnico emiliano alla guida del Napoli.

Qualcosa però si è inceppato. Di nuovo.

E oggi, in tal senso, vale la medesima regola di ieri. Nella stessa misura in cui poco più di un anno fa non serviva mandar via Ancelotti, oggi nulla risolverebbe l’esonero di Gattuso.

Certo, Ringhio sta senz’altro offrendo il suo contributo negativo, come tristemente ammirato nel confusionario secondo tempo di Verona. Ciò che restituisce il campo, però, è solo la punta di un iceberg ben più grande da schivare, che risponde ai quei soliti, vecchi problemi che il Napoli si trascina da almeno due anni.

Gli errori più gravi portano la firma di De Laurentiis

Più di un palliativo che tamponi l’emorragia, la crisi azzurra ha bisogno di una cura profonda e radicale.

A somministrargliela può provvedere una sola persona: Aurelio De Laurentiis. È lui che guida la società, che ne detiene redini e timone. Ed è lui che l’ha condotta in queste acque che sono una via di mezzo tra il putrido e il tempestoso. Il club partenopeo vive e si alimenta ancora degli scarsi residui di un ciclo tecnico che lo ha indiscutibilmente reso grande, forte e riconoscibile, ma che ha da tempo esaurito la propria incisività.

Ancelotti aveva avuto il merito di rendersene conto. De Laurentiis ha colpevolmente glissato, rendendo il Napoli schiavo di sé stesso e del suo passato, piuttosto che rinnovarlo secondo i crismi di una rifondazione tecnica non solo necessaria, ma addirittura urgente e non più rinviabile.

Il Napoli ha tradito la sua stessa fonte di successo

Oltre che tecnico, tra l’altro, il danno sopraggiunto è stato soprattutto economico.

Per Koulibaly e Allan sono state rifiutate cifre blu. Il brasiliano poi, ironia della sorte, è stato ceduto proprio ad Ancelotti per un terzo del valore ricavabile in principio.

Inoltre, come già accaduto lo scorso anno con Mertens e Callejon, il Napoli si è presentato ai nastri di partenza della nuova stagione con diversi calciatori chiave in scadenza di contratto, come Hysaj, Milik e Maksimovic.

Il caso del centravanti polacco, in particolare, racchiude in sé tutte le contraddizioni poste in essere dal club azzurro. La sua cessione al Marsiglia è stata liquidata praticamente ovunque come un vero e proprio affare. C’è chi addirittura si è spinto a definirlo un capolavoro calcistico-aziendale.

Per quanto ci riguarda, esser stati costretti a cedere un attaccante di 26 anni per “soli” 12 milioni di euro ha rappresentato, perlopiù in tempi di crisi economica da pandemia, un errore lampante di valutazione, gestione e valorizzazione dei propri asset strategici. Che, nel caso di una squadra di calcio, sono per l’appunto i giocatori.

La storia ce lo insegna: tutti i campioni con cui abbiamo sognato e gioito in questi anni sono stati l’uno la prosecuzione dell’altro.

Pur non disponendo delle stesse risorse finanziarie dei top club nazionali ed europei, il Napoli è riuscito a competervi attraverso il costante rinnovamento del suo capitale tecnico e umano. De Laurentiis ha smesso di fare tutto ciò, stretto in una morsa di miopia gestionale mal nutrita da un eccesso di riconoscenza verso gli elementi più rappresentativi della nostra ascesa sportiva.

Mertens incluso, a cui vogliamo e vorremo sempre un gran bene.

Scegliere una strada e percorrerla con fermezza

Rispetto a un anno fa, la stagione non è del tutto compromessa. Serve però invertire la rotta con immediatezza, prima che il divario (almeno) col quarto posto Champions non diventi incolmabile.

In merito, il Napoli ha dinanzi a sé due opzioni, il cui unico punto di contatto risiede nel porre fine alle esperienze di Giuntoli e di Gattuso alle pendici del Vesuvio. Cambiano le tempistiche, vale a dire scegliere se farlo adesso o a giugno, ma non potranno nuovamente mutare gli obiettivi.

Ovvero dare al club coerenza e linearità, plasmando un nuovo progetto che, ancor prima dei risultati, si alimenti di nuovi uomini, di nuove idee e di nuovi orizzonti.

A buoni intenditori, poche parole.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 26 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 12 Maggio 2021

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