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Anacapri – Christian Durso ci racconta il suo disagio “a dieci metri dal belvedere di Migliera”

News | 22 Febbraio 2018

Christian Durso è un giovane abitante di Anacapri, affetto da una patologia degenerativa muscolare che lo costringe a trascorrere le sue giornate in carrozzina. Questa condizione, però, non ha influito sulla sua incredibile voglia di continuare a sperare, a desiderare, a vivere, ad amare quelle coste dirupate, scavate da decine di grotte, quel mare color lapislazzulo, il suo scintillio in lontananza, quei vigneti che si arrampicano sui pendii, quel paesaggio che evoca il ricordo degli imperatori Augusto e Tiberio che qui dimorarono. Un paradiso il quale può diventare prigione, gabbia dorata, territorio aspro per chi, come Christian Durso, non ha la possibilità di camminare. E allora quel sogno, diviene incubo.

Christian ama in particolare un luogo, il belvedere di Migliera, che si apre all’inizio del promontorio sud-ovest dell’isola di Capri. Quattro scalini lo separano da un panorama mozzafiato, solo quattro scalini i quali potrebbero essere rimossi per consentirgli l’accesso in carrozzina. La sua lettera al Presidente Mattarella per chiedere l’abolizione della ‘barriera architettonica’ ha prodotto l’effetto di smuovere la prefettura di Napoli, che ha scritto al Comune affinché la situazione potesse essere finalmente risolta, ma a distanza di due mesi ancora nulla di fatto.

Christian, (ci diamo del tu), cosa rappresenta per te il belvedere di Migliera? 

<<Quando ho semplicemente protocollato la mia prima richiesta all’amministrazione il 20/09/2016 (alla quale l’amministrazione non ha mai risposto a me personalmente) avvertivo solo il desiderio di volermi affacciare anch’io da quella ringhiera. 

Adesso, con tutti gli avvenimenti che sono successi, rappresenta il diritto alla bellezza, il diritto negato, perché credo e sono convinto che questo luogo possa essere reso accessibile. Davvero, non ci vorrebbe niente! Chiunque viva una disabilità ha diritto di potersi affacciare per godere di un panorama, perché se esiste tanta bellezza c’è una ragione, altrimenti non esisterebbe la parola bellezza, e neppure la parola belvedere, invece queste parole ci sono e sono anche mie e di chiunque si trovi in una carrozzina. Abbiamo il diritto di sentire, di percepire i sentimenti che tale spettacolo della natura crea nelle persone, nell’anima, e se è vero che siamo tutti persone uguali, rappresenta per me un passo avanti verso la parità, il presente che si può e si deve cambiare, migliorare. Lo Stato deve riconoscere questo diritto, deve fare in modo che ci siano meno limitazioni possibili>>.

Cosa vorresti dire a quanti sono nella tua condizione? 

 <<Non posso insegnare assolutamente nulla a chi convive con una disabilità, anche grave come la mia. Vorrei ricordare la dichiarazione che il Sindaco di Anacapri, Francesco Cerrotta, ha rilasciato a ‘Il Mattino’: disse che bastava qualcuno che mi aiutasse per raggiungere la ringhiera (assieme ad altre affermazioni, per me discutibili). Voi potete ben comprendere lo sconforto e il dolore di leggere su un giornale cose del genere. Mi auguro che mai nessuno, in nessuna circostanza, dovrà scontrarsi con frasi che offendono e che infieriscono, con freddezza, su una condizione come la mia, già di grande disagio, sotto ogni aspetto. Purtroppo, sono situazioni che si possono verificare. Sono consapevole che bisogna essere sempre forti, io per primo mi ero tanto sconfortato che ammetto di aver pianto. Questa vita ci vuole guerrieri, su tutto, e noi dobbiamo assolvere a questo compito per noi stessi, per gli altri e per consegnare un mondo migliore a chi ci sarà un giorno al nostro posto>>.

Tra poco si va al voto, quale appello intendi fare ai politici?

 <<Le richieste di abbattimento delle ‘barriere architettoniche’, di ‘Civiltà’, non hanno colore politico. Per questo mi sono rivolto al Presidente della Repubblica nella mia precedente lettera. Tuttavia, vorrei chiedere e ricordare ad ogni schieramento politico, che non bisogna sempre cavalcare i malcontenti, i voti facili e dimenticare chi nel suo mini-mondo  soffre e non ha voce, e neppure barattare tanti voti in cambio di promesse… Non c’è assistenza adeguata a chi ha disabilità di ogni genere. Dopo l’appoggio dei nostri genitori, il futuro è incerto. Rischiamo di essere messi in dei centri, chiusi, di veder limitare la nostra libertà, la possibilità di scegliere. Ci sentiamo come dei criminali, costretti a scontare pene che non abbiamo commesso. La disabilità non è un reato da punire, né una pena da scontare.

La pensione di invalidità è un elemosina: come si può pagare un’assistenza h 24? La legge a me non sembra garantisca un futuro libero e dignitoso. Bisogna integrare il più possibile tutti nella società. Tramite il lavoro, come dice la stessa costituzione, tramite l’accessibilità a bar, negozi, uffici. Perché la vita va vissuta a 360 gradi e avere una disabilità non giustifica avere limitazioni nella società. Vorrei chiedere ai politici: perché con tanta foga litigate per andare al potere? Per aiutare il popolo? Eppure, io sono stato più aiutato dagli umili, dagli sconosciuti, che dai famosi politici. Io non farò mai nulla in politica e non faccio politica, ma sto provando a migliorare il mio paese. Forse, basterebbe mirare più al risultato e meno alle poltrone. Perché non date più soldi alla ricerca delle malattie, a quelle degenerative, ecc…? 

Eppure, tutti noi diciamo sempre che “l’importante è la salute…!” Chi soffre non può scontrarsi sempre con l’indifferenza, non è possibile segnalare un disagio e non avere nessuna risposta. Non è giusto essere costretti a denunciare e farsi carico di stress continuo. Bisogna già lottare con problemi fisici, non si può lottare anche per vivere in un paese che non è all’altezza di ospitarci. La burocrazia non può essere usata come scusa, non deve esserci il famoso ‘scaricabarile’. Avete l’obbligo, nell’interesse del popolo, di darci un futuro, un oggi in cui abbiano voce anche i più deboli. Leggi chiare, esecutive, che ci tutelino e non si prestino ad interpretazioni, a disponibilità economiche e a chi vuole “fare il bello e il cattivo tempo” . Si parla tanto di cambiamento, di rinunciare ai privilegi, giustissimo! Però, noi, intanto, continuiamo a rinunciare anche a vivere>>.

 

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 22 Febbraio 2018 e modificato l'ultima volta il 22 Febbraio 2018

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