mercoledì 23 ottobre 2019
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FUOCO AMICO

Napoli contro Ancelotti: l’autolesionismo della piazza ha trovato il suo eco nella stampa nazionale

Sport | 4 Ottobre 2019

Siamo ai primi di ottobre, ma il Napoli e Carlo Ancelotti parrebbero già aver imboccato la strada del divorzio a fine annata. Ci siam messi alle spalle neanche un quarto di stagione e il lavoro del mister di Reggiolo, più che finire sotto la lente di ingrandimento, è già stato ampiamente delegittimato.

Nulla di nuovo dal fronte partenopeo. Sono anni che Napoli risponde in modo uterino, umorale e, per certi versi, lunatico ai momenti di difficoltà o di semplice appannamento della squadra azzurra.

Da anni.

È accaduto indistintamente con Benitez, con Sarri e perfino con Mazzarri. Chi per il (troppo) turnover, chi perché faceva giocare praticamente gli stessi, chi altro perché bisognava giocare con il 433. Tutti gli allenatori del Napoli hanno dovuto sedersi al tavolo degli imputati.

Certo, il Napoli visto con Cagliari, Brescia e Genk non ha assolutamente entusiasmato. Ma, a nostro parere, non è accaduto nulla di così grave e pregiudizievole da poter anche lontanamente giustificare il disfattismo piombato sulla squadra negli ultimi giorni.

Anche perché, come la conosciamo noi, Napoli la conoscono e la captano anche gli altri.

La prima pagina del Corriere dello Sport di oggi l’abbiamo vista un po’ tutti: ecco, un contesto così autolesionista altro non è che terreno (comodamente) fertile per la stampa e per la sua opera di manipolazione dell’opinione pubblica. Opera che esiste da sempre, sia chiaro. Ma che muta obiettivi e prospettive a seconda dei soggetti e degli istinti più diretti che li riguardano. E che, pertanto, vanno opportunamente alimentati e cavalcati.

Non siamo la Juventus, di cui si elogiano addirittura i gol segnati nel riscaldamento. O le cui vicende fuori dal campo vengono ridimensionate con così tanta facilità e costanza a tal punto che una sbandierata e comprovata complicità con il tifo organizzato, quello vicino agli ambienti della malavita criminale, è stata fatta passare per un comportamento esemplare in virtù di una denuncia alle competenti autorità, giunta con ritardo e pervenuta solo quando il vaso era stato da tempo scoperchiato.

Per non dire rovesciato.

Non siamo l’Inter, che sta sicuramente facendo bene – molto bene – in campionato, ma la cui sconfitta “con onore” a Barcellona è stata così osannata da far quasi dimenticare che i nerazzurri, già bloccati in casa dallo Slavia Praga (il Genk del Napoli, per intenderci) rischiano seriamente la prematura eliminazione dalla Champions League.

Non siamo neanche il Milan, che dalla sua potrà pur vantare una bacheca di tutto rispetto, ma che oggi non rappresenta altro che una nobile decaduta in cerca, da oltre un decennio, di una nuova strada da seguire.

Noi siamo il Napoli.

E godiamo di molta meno stampa amica, ma di  tanti fucili puntati contro pur essendo la seconda realtà del calcio italiano, una delle più presenti in Europa nell’ultimo decennio e con al timone l’allenatore più titolato del calcio moderno. Siamo noi quelli che, neanche quindici giorni fa, hanno battuto con merito i Campioni d’Europa in carica del Liverpool e che sono in testa al loro girone di Champions League.

E siamo sempre noi quelli che, due settimane dopo, si ritrovano ad essere dipinti come una squadra allo sbaraglio, pronta ad implodere su sé stessa.

Quanto scritto non è un modo per nascondere la polvere sotto al tappeto o, peggio, per voltare la faccia dinanzi a delle difficoltà palesi, che vanno affrontate e superare già da domenica, in casa del Torino.

Anzi, ne abbiamo scritto e parlato ampiamente. Ma, nello stesso modo in cui abbiamo richiesto ai nostri ragazzi di reagire con determinazione, siam qui a chiedere unione, coesione ed equilibrio – sacrosanto equilibrio – ai Cuori Azzurri come noi.

“La stagione è lunga, dobbiamo ancora metterci la maglia di lana e poi ritoglierla”: non eravamo i più forti dopo la vittoria col Liverpool, non siamo diventati dei brocchi per un paio di partite giocate sottotono.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 4 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 4 Ottobre 2019

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