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Annibale Ruccello, l’erede di Eduardo morto a 30 anni. Oggi ne avrebbe compiuti 65

Annibale Ruccello
Teatro | 7 Febbraio 2021

Con Viviani condivideva i natali a Castellammare, Annibale Ruccello. Ma non solo: sperimentatori sulla lingua napoletana e la sua vitalità in epoche diverse, istrioni del palcoscenico, simboli dell’identità. Principale autore teatrale del genere che viene definito dei post-eduardiani (dove rientra a pieno titolo anche Enzo Moscato) oggi avrebbe compiuto 65 anni.

E chissà se Napoli l’avrebbe celebrato come meritava già allora, quando morì e aveva già scritto testi teatrali vivi, meravigliosi: dalle 5 rose di Jennifer a Mamme, da Notturno di donna con ospiti fino al capolavoro, Ferdinando, scritto quando aveva meno di trent’anni. Cosa sarebbe Ruccello oggi, chi sarebbe, è difficile dirlo. Ma certo è che la Napoli istituzionale di adesso manco sa chi è.  E quindi nessuno lo celebra, nessuno lo ricorda.

Morì in un incidente, Annibale: la sua vita fu stroncata prematuramente sull’autostrada Roma – Napoli ad appena trent’anni. E in quella macchina (dove perse la vita anche il marito di Cristina Donadio, Stefano Tosi) morì il più accreditato successore di Eduardo.

Antropologia, teatro e lingua napoletana di Annibale Ruccello

Annibale Ruccello nasce a Castellammare di Stabia il 7 febbraio 1956 e si diploma presso il Liceo Classico Plinio Seniore. A soli 21 anni si laurea a pieni voti alla Federico II con una brillante tesi sulla Cantata dei Pastori di Andrea Perrucci, testimonianza di una grande passione per gli studi antropologici ed etnografici che confluirà nelle sue opere teatrali, ripubblicata postuma e che ancora oggi contiene un approfondimento unico sulla storica opera.

Alla passione per l’antropologia e per il teatro Ruccello accosta quella per la lingua napoletana: nelle sue opere teatrali c’è l’antico e il moderno. Annibale è uno scrittore che ha un’eternità ma anche un fortissimo legame con i suoi tempi, gli anni 80 in particolare.

L’incontro mai avvenuto con Eduardo

Già nel 1973 scrive Il rione e si reca al San Ferdinando, teatro napoletano di cui è spettatore fedele, per consegnarlo al proprio “nume” Eduardo, ma, come racconta la madre, l’impresa, per il ritrarsi timoroso del generico che avrebbe dovuto fare da tramite tra i due, fallisce.

La laurea con Lombardi-Satriani, l’incontro con De Simone

Tra il 77 e il 78 si laurea, dunque, mentre studia sotto l’egida di Luigi Maria Lombardi-Satriani che sarà il mentore della pubblicazione della sua tesi di laurea sulla Cantata dei Pastori, immediatamente pubblicata dall’editore Guida con il titolo significativo di Il sole e la maschera.

Nel segno di un “discepolato” nei confronti di Roberto De Simone, partecipa, in qualità di entusiasta “uditore”, all’allestimento della Gatta cenerentola.

A “bottega” da De Simone, conosce Isa Danieli.

La nascita della cooperativa il Carro

Nel frattempo fonda, insieme al sodale di sempre, Lello Guida, a Carlo de Nonno, a Francesco Autiero, a Vanni Baiano e ad altri amici il gruppo teatrale dei “Dodici Pozzi” nucleo originario di quella che sarà la cooperativa “Il Carro”.

Nell’ambito delle iniziative del Carro, maturano una nuova edizione della Cantata dei Pastori, dopo quella desimoniana che aveva debuttato al San Ferdinando nel 1974, e l’allestimento de L’osteria del melograno, scritta con Guida nel 1977, centone teatrale in cui confluiscono le testimonianze raccolte durante le numerose ricognizioni etnologiche di Ruccello.

In questa prospettiva, prenderanno corpo anche gli spettacoli L’asino d’oro e Ipata. Si cimenta nel frattempo anche con il teatro contemporaneo mettendo in scena Rottami, una rivisitazione originale del teatro di Ionesco.

Il 1980, l’anno della svolta drammaturgica

L’anno della svolta è il 1980. L’estate destinata a cambiare, per sempre, la vita di Annibale e le sorti della drammaturgia italiana più recente. Ruccello si licenzia dalla Sovrintendenza ai Beni etno-antropologici di Napoli (dove era stato assunto nell’anno precedente come antropologo dopo aver superato un regolare e severo concorso pubblico) e scrive Le cinque rose di Jennifer.

Il terremoto sancirà ancor più macroscopicamente le ragioni di questa svolta. Niente sarà più come prima e il giovane drammaturgo prende ad esercitarsi sulle ragioni di questo sradicamento.
1982. Concepisce, con Lello Guida, L’Ereditiera, poi mutata, per ragioni legate all’utilizzo dei diritti d’autore, in Napoli-Hollywood… Un’ereditiera?! Elementi del film di Wyler del ’49, dal romanzo di Henry James, si mescolano, con intenti caricaturali, aegli emblemi più significativi della tradizione napoletana: da Pulcinella a Felice Sciosciammocca.

Centrale, in tutto il suo percorso, il contributo musicale di Carlo de Nonno («un piccolo, coraggioso, musical da camera») che già le prime recensioni del tempo non tardano a sottolineare.

Nel 1983 il debutto di Notturno di donna con ospiti

Nel 1983 Notturno di donna con ospiti debutta al Teatro Tenda di Nocera Inferiore il 22 ottobre. È un’opera molto intricata e complessa dal punto di vista della gestazione e della conduzione della trama. Misura una consapevolezza drammaturgica pienamente acquisita. Infatti, il 2 novembre al Teatro dell’Orologio, è la volta di Weekend scaturito dall’incontro decisivo con Barbara Valmorin. Per questo spettacolo Ruccello riceve il Premio IDI under 35.

Il 1984 e le collaborazioni di Annibale Ruccello con diverse compagnie

Nel 1984 partecipa come attore, nell’ambito della sua esperienza con il Teatro Ausonia e la Compagnia del Teatro Alfred Jarry di Mario e Maria Luisa Santella, allo spettacolo di
Enzo Moscato Ragazze sole con qualche esperienza, interpretato anche da Tonino Taiuti e Silvio Orlando. È un momento di generale ripensamento del proprio percorso.

La fusione col gruppo del Teatro Nuovo

Il Carro si è intanto fuso con il gruppo del Teatro Nuovo andando a formare la Cooperativa “Teatro Nuovo-Il Carro”, che sarà una delle realtà teatrali napoletane più attive di quegli anni, operando negli spazi che furono quelli dello storico Teatro Nuovo di Napoli.

Il premio Idi con il suo capolavoro, Ferdinando

Nel 1985, a soli 29 anni, vince il premio IDI come miglior testo con Ferdinando. Lo spettacolo segna l’ulteriore, seppur precocemente spezzata, svolta del percorso ruccelliano. L’incontro con
Isa Danieli, sembra chiudere il cerchio di un destino nel segno di Eduardo.

Le perplessità dell’«ex antropologo» si diradano e una nuova consapevolezza drammaturgica
prende corpo. La questione della lingua diviene il campo di battaglia prediletto per misurare e scuotere in profondità le radici identitarie del meridione d’Italia.

L’adattamento di Annibale Ruccello della Ciociara di Moravia

L’8 novembre debutta al Teatro dell’Orologio, per un’episodica messinscena diretta da Aldo Reggiani, il suo adattamento della Ciociara di Moravia.

Nel 1986 Ferdinando debutta il 28 febbraio al Teatro Comunale di San Severo. Vince il premio IDI come miglior spettacolo dell’anno. Paradossalmente, la consapevolezza di avere innescato un processo di enorme portata spinge Ruccello ad una sorta di ritorno alle origini.

L’ultima opera compiuta da Annibale Ruccello: Mamma

Il monologo Mamma: piccole tragedie minimali registra l’esigenza di rimettere il proprio corpo e le proprie possibilità di performer solista al centro della propria autorialità. Il 23 luglio, nell’ambito del Progetto Dioniso di Montalcino, lo spettacolo va in scena ufficialmente. Sarà la sua ultima esibizione.

La morte in autostrada, il 12 settembre 1986

Il 12 settembre, ritornando da Roma dove presso il Ministero ha ottenuto la sospirata qualifica di Stabile d’innovazione per il Teatro Nuovo di Napoli, (nonostante abbia in tasca il biglietto del treno e sia riluttante agli spostamenti in automobile) accetta il passaggio di un gruppo di amici, tra cui Igina di Napoli del Teatro Nuovo e Tosi. L’incidente autostradale pone tragicamente fine alla vita di quest’ultimo e di Annibale, che stava per cominciare le prove della Fiaccola sotto il
moggio di Gabriele D’Annunzio, con Pamela Villoresi ed Elena Zareschi.

Due settimane dopo, al Teatro Tenda di Roma, per la regia e l’interpretazione di Benedetta Buccellato, va in scena, postumo, in un italiano freddo e burocraticamente funereo, Anna Cappelli. Il dattiloscritto con lo scarno abbozzo di una successiva opera – Sangue misto – è destinato a rimanere sospeso. Ruccello è stato un grandissimo autore. Che avrebbe dato respiro al teatro napoletano autoriale, ormai diventato un ricordo in questa città disattenta a tutto.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 7 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 8 Febbraio 2021

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