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ANNIVERSARI

100 fa nasceva Fellini. Celebrato ovunque (tranne che a Napoli)

Cinema | 20 Gennaio 2020

“Cento anni fa, il 20 gennaio del 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini, un gigante della storia del cinema che ha segnato quest’arte con il suo talento, la sua verve onirica e la sua operosità. In tutto il mondo autori, registi, attori e pubblico continuano ad ammirare e a trarre ispirazione dal suo lavoro capace di plasmare l’immaginario collettivo. Il cinema italiano, oltre a tutto questo, gli è debitore dell’aver trasformato un’arte in una vera e propria industria creativa. Il Teatro 5 di Cinecittà, non a caso a lui intitolato, è stato il laboratorio in cui Fellini ha operato questa trasformazione, attingendo ai saperi artigiani delle maestranze della città del cinema per renderli protagonisti della nuova industria cinematografica italiana.

Lo annuncia il ministro ai beni culturali Dario Franceschini, diffonendo il link al sito che lo celebra e che contiene il programma dei tanti eventi che accompagneranno le celebrazioni nel 2020 è già molto ricco e può essere scaricato dal sito del Comitato nazionale per le celebrazioni a questo indirizzo https://fellini100.beniculturali.it/

Fellini sarà ricordato ovunque: nella sua Rimini come a Roma, a Bologna come a Milano e a Bari. Ma anche a Atene, Barcellona, Beirut, San Francisco, Belo Horizonte, Bogotà, Brasilia, Budapest, Cartagena, Helsinki, Zagabria, Londra, Los Angeles, Taipei, Stoccarda…  tra le grandi città italiane, basta scorrere il programma degli eventi, tutti lo celebrano.

Stona l’assenza e il silenzio di Napoli, che invece non ha pensato a nessun evento celebrativo. Eppure negli scorsi mesi, su iniziativa del Blu di Prussia, si è ricordato attraverso le foto di scena della Città delle Donne scattate dalla napoletana Patrizia Mannajuolo. Perché Fellini amava Napoli e i napoletani e adorava lavorare con loro. Per lui, come diceva in questa antica intervista a Gianni Minà, i napoletani erano gli attori ideali. Un popolo che amava follemente.

 

Come amava la nostra musica, di cui diceva: . “Tutte le canzoni napoletane costellano il percorso dell’esistenza umana con qualcosa tra l’ammonitorio e il presentimento. E nostalgie strazianti: bellissime canzoni che però comunicano un sentimento di malinconia canina e verrebbe voglia di ululare alla luna. Forse questo è il senso della canzone napoletana. Comunicare un monito, ricordarsi di qualcosa che il chiasso della vita e anche altre canzoni tendono a cancellare.”

Tutti i napoletani di Fellini

Raccontava nella sua autobiografia Marcello Mastroianni, suo attore simbolo, che a sua volta “sognava un pianeta abitato da Napoletani”, che Fellini per scegliere le facce dei suoi film andava sempre a Napoli. (e chi ha visto FFSS Che mi hai portato a fare ncopp’a Pusillipo se non mi vuoi più bene, di Arbore e De Crescenzo ricorderà il Pazzaglia de “Le facce di Fellini”. E, a proposito: FFSS vuol dire Federico Fellini Sud Story).

Anzi uno dei progetti irrealizzati da Fellini era proprio un film ambientato qui, nella città che definiva «misteriosa e inquietante, orientale, greca, spagnola: una divina commedia reale».

Ma molti dei nostri grandi attori hanno lavorato con lui. Anzitutto il grandissimo Peppino De Filippo. Sia nel suo primo film, co-diretto con Alberto Lattuada, Luci del Varietà, dove è protagonista nei panni dell’impresario Checco Dalmonte a fianco di Giulietta Masina (e di altri due grandi napoletani quale Dante Maggio e Giacomo Furia, che lavoreranno con lui anche ne “I clown”) che nell’episodio magnifico di Boccaccio 70 da lui diretto, “Le tentazioni del dottor Antonio” dove Peppino interpeta un bigotto moralista e puritano ossessionato e turbato dalla gigantesca Anita Ekberg che campeggia in un manifesto gigante che pubblicizza il latte, che potete rivedere (fatelo, perché è magnifico!) cliccando a questo link

Anche Pupella Maggio ebbe un ruolo di primo piano in un film di Fellini: la madre di Aurelio Biondi, Miranda, nel film più autobiografico del grande regista, Amarcord.

Entrambi raccontavano di questo incontro in cui Fellini – Pupella amava poco il cinema, nonostante la partecipazione a ben tre film vincitori di Oscar – in cui lei non era convinta di voler partecipare e in cui lui le si inginocchiava ai piedi pregandola di non abbandonarlo. In Amarcord c’è anche la partecipazione di Nuccia Fumo, altra grandissima attrice napoletana.

E nella Città delle donne una delle protagoniste è la napoletana Donatella Damiani.

Ma anche Totò, di cui Fellini era innamoratissimo e che diresse al posto di Roberto Rossellini in Dov’è la libertà, come raccontò Fellini stesso.

Si tratta di uno dei film più travagliati di Totò, poiché, dopo aver girato alcune scene, Rossellini si disinteressò della pellicola. L’opera fu completata da altri (Monicelli tra questi) e da Fellini che appunto lo racconta nel link che segue.

Tra le altre cose che Fellini scrisse e disse di Totò , ci piace ricordare questa: “Il sentimento di meraviglia che Totò comunicava era quello che da bambini si prova davanti a un evento fatato, alle incarnazioni eccezionali, agli animali fantastici; la giraffa, il pellicano, il bradipo; e c’era anche la gioia e la gratitudine di vedere l’incredibile, il prodigio, la favola, materializzati, reali, viventi, davanti a te. Quella faccia improbabile, una testa di creta caduta in terra dal trespolo e rimessa insieme frettolosamente prima che lo scultore rientri e se ne accorga; quel corpo disossato, di caucciù, da robot, da marziano, da incubo gioioso, da creatura di un’altra dimensione, quella voce fonda, lontana, disperata: tutto ciò rappresentava qualcosa di così inatteso, inaudito, imprevedibile, diverso, da contagiare repentinamente, oltre che un ammutolito stupore, una smemorante ribellione, un sentimento di libertà totale contro gli schemi, le regole, i tabù, contro tutto ciò che è legittimo, codificato dalla logica, lecito”. Fellini, che amava disegnare, lo dipinse in tanti modi. E lo aveva immaginato anche tra i protagonisti del film su Mastorna, rimasto incompiuto.

Totò disegnato da Federico Fellini

Entrambi insomma si inseguirono per una vita senza realizzare il sogno comune che avevano coltivato: quello di lavorare insieme, in un film.

Un film su Fellini prodotto dalla napoletana Mad Entertainment

Se le istituzioni partenopee non se ne fregano niente, per l’anno delle celebrazioni del centenario dalla nascita, arriverà però qualcosa prodotto da Napoli: sarà nel cinema nei prossimi mesi, distribuito da Nexo Digital come uscita evento, “Fellini degli Spiriti” di Anselma Dell’Olio, prodotto dalla napoletana Mad Entertainment con Rai Cinema in coproduzione con Walking the Dog,

“Profondamente innamorato della vita, Fellini ha attraversato la sua esistenza cercandone sempre il senso. Il documentario – si spiega – indaga in profondità la sua passione per quello che lui definiva, in breve, il mistero, l’esoterico, il “mondo non visto” in una ricerca incessante di altre possibilità, altre dimensioni, altri viaggi e di tutto quello che può far volare lo spirito e la mente.

Questi aspetti, presenti in tutta la sua cinematografia, sono stati suo oggetto d’indagine inizialmente con il grande psicoanalista junghiano Ernst Bernhard, che non solo gli ha svelato i segreti dell’Inconscio, ma gli ha anche mostrato una nuova visione del mondo attraverso la lettura dei Tarocchi e la consultazione degli IChing. Ma sarà l’incontro con il professor Gustavo Rol, conosciuto per “Giulietta degli Spiriti”, che, attraverso i suoi esperimenti, gli proverà che esistono davvero altre dimensioni e che non c’è un termine al viaggio degli esseri umani.

A raccontare il mondo magico di Fellini tante voci, dalla cartomante che Fellini consultava sempre a Terry Gilliam, da Giuditta Mascioscia, la sensitiva amica di Gustavo Rol al regista Damien Chazelle, dai collaboratori e amici più stretti di Fellini ai registi Premi Oscar come William Friedkin.

Attraverso straordinari materiali d’archivio di Rai Teche e Istituto Luce e materiali d’archivio internazionali, le immagini dei suoi film e interviste agli intellettuali che più hanno studiato il suo lavoro, “Fellini degli Spiriti” è un ritratto inedito, intimo e spirituale del grande regista” conclude la nota di Nexo.

Napoli resta comunque una grande incompiuta per Fellini. Tra le carte pubblicate dopo la sua morte è sbucata una sceneggiatura senza firma scritta nel ’48 su due piccoli emigranti napoletani a New York, ritrovato da Augusto Sainati tra le carte dello sceneggiatore Tullio Pinelli (e pubblicato da Marsilio) tra gli inediti che Fellini avrebbe voluto girare. Napoli però non ha organizzato nè immaginato nulla per celebrare questo grande amore. A differenza del resto del mondo.

Lucilla Parlato

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 20 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Gennaio 2020

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