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ANNIVERSARI

70 anni fa moriva Vincenzo Irolli, pittore che diede luce alle popolane di Napoli

Arte | 27 Novembre 2019

70 anni fa, il 27 novembre 1949, moriva Vincenzo Irolli, pittore delicatissimo e dimenticato.

Irolli nacque a Napoli nel 1860 da Luigi e da Clotilde Fedele e sin da giovanissimo manifestò l’estro artistico, come allievo dell’Accademia d’arte e dei maestri Gioacchino Tema e Federico Maldarelli, Stanislao Lista (maestro anche di Gemito) e Antonio Licata. Le sue sorprendenti capacità apparvero evidenti sin dal 1879, quando non aveva ancora vent’anni, in occasione della prima rassegna delle sue opere, e da allora in poi riscosse sempre grande successo negli ambienti borghesi sia in Italia che in Europa.

Negli anni della giovinezza dipinse a ritmo serrato, risideva a Calvizzano, presso la famiglia paterna, e periodicamente si recava a Napoli per piazzare le proprie opere a Ragozino, un noto commerciante d’arte.

Aveva successo già da allora, ma la sua popolarità e le sue quotazioni aumentarono dopo il primo dopoguerra, suscitando il disprezzo dei critici, che lo bollarono spesso come pittore troppo commerciale.

Certo è che quando entrò in accademia nel 1887, spinto da Domenico Morelli, incontrò maestri eccelsi. Anzitutto la sua curiosità d’artista fu colpita dall’opera Corpus Domini di Francesco Paolo Michetti esposto alla Mostra Nazionale di Napoli. Nel 1878 con l’opera Ritratto del pittore Izzo si fece notare da Domenico Morelli per l’impiego di una forte tavolozza e, nel 1879, fu presente per la prima volta alla Promotrice di Napoli con l’opera Felice Rimembranza; nello stesso anno vinse il primo premio alla XV Mostra della Promotrice Salvator Rosa, evento che lo rese noto al grande pubblico, e ne favorì una notevole fortuna artistica e commerciale.

Dal 1880 in poi, infatti, lasciata l’Accademia, iniziò la lunga e ininterrotta carriera artistica.

Alla Promotrice napoletana del 1886 suscitò ancora una volta l’ammirazione del Morelli per i ritratti di Carmine Franchi e dell’Avvocato Monaci. Fu spesso presente nelle esposizioni della Società Promotrice napoletana: nel 1881 con Una testa, nel 1883 con Studio dal vero, nel 1885 con Per l’onomastico dello zio, Impressione del contrabbassista Franchi e Si diventa così, nel 1891 con Primavera, nel 1892 con Mezza figura.

Nel 1887 partecipa all’Esposizione Nazionale Artistica di Venezia con le opere Dal vero, Chiaroscuro e Studio. Più tardi sempre a Venezia esporrà alla XIII Biennale (1922) le opere Pesci, L’inascoltato, L’invito, La trapunta.

Negli anni 1889-1890 partecipò con gli altri artisti Luca Postiglione, Pietro Scoppetta, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Vincenzo Caprile, Gaetano Esposito, Vincenzo Migliaro ed altri alla decorazione degli interni del Gambrinus a Napoli. I rapporti tra l’Irolli e questi artisti si strinsero ancora di più nella comune tendenza verso un’arte dichiaratamente decorativa. Irolli eseguì per il Gambrinus il riquadro Piedigrotta con una fanciulla in veste di Venere e un Cupido (dalle sembianze di uno scugnizzo napoletano) che, invece di sfiorare la lira, si cimenta con un putipù.

Espose a Monaco di Baviera nel 1890, a Genova e Berlino nel 1892, a Roma nel 1893. Nel 1894 a Milano presentò Le prime mammole e Cavalleria Rusticana; nuovamente a Berlino presentò la tela Il Natale a Napoli (che fu venduta per la straordinaria somma di ventitremila lire e fu illustrata nel Modern Kunst).

A Parigi, dove già nel 1890 aveva presentato le opere Maddalena moderna, Dolore e Consolazione, fu chiamato ad esporre al Salon nel 1907, al Salon d’Automne nel 1909 (dove l’opera Spannocchiatrici fu acquistata dal Comune per il Museo Municipale degli Champs-Élysées), sempre nel 1909 al Salon per la Société Nationale des Beaux-Arts (XIX esposizione) con Donna con Polli e Tenerezza.

La sua fortuna, eccezionale all’estero, tardava ad affermarsi in Italia dove appunto fu sempre osteggiato e dove addirittura giunse a scontrarsi coi Novecentisti.

Nel 1909 presentò a Parigi, al Salon d’Autumne, l’opera Le spannocchiatrici, che fu acquistata dal Comune francese, e nel 1911 fu premiato con l’onorificenza di bronzo all’Esposizione Internazionale di Barcellona.

Grazie alla sua inconfondibile pennellata, briosa e carica di luce e di colore, si meritò nel corso degli anni gli appellativi di “Pittore del sole, Prodigioso Irolli, Astro di prima grandezza…”.

Dipinse paesaggi, molti episodi di vita quotidiana – Andando a scuola, Dolcezze materne, Contadinella… – e ritratti anche di personalità importanti della città partenopea –  il poeta Salvatore di Giacomo, il contrabbassista Carmine Franchi… –  che non abbandonò mai e dove morì nel 1949.

La sua impronta tradizionalista non lo fece amare dai critici del tempo più interessati alle avanguardie, ma Irolli non fece mai nulla per adattare la propria pittura ai tempi. Anzi, teneva nel suo studio un quadro raffigurante un pittore intento a finire un brutto quadro cubista, di gran moda al tempo, dando prova di garbata ironia nei confronti delle nuove tendenze.

Mentre Le Figaro del 1908 spendeva per Irolli parole come “extrêmement habile” e “séduisant”, gli intellettuali italiani (e napoletani in special modo) lo reputavano un artista venduto al facile mercato e alla committenza della borghesia incolta. Mentre a Parigi, negli anni 1910-1915, veniva definito il pittore del sole e considerato eccellente da Léon Talboum alla Galleria Alderéte, in Italia, nello stesso periodo, venne escluso dalla Biennale di Venezia e, nel 1929, sottoposto ad una dura critica da parte di Ardengo Soffici. Noncurante delle critiche Irolli nella corso di tutta la sua vita continuò il suo lavoro e produsse opere di pregio, realizzando mirabili ritratti di popolane, fanciulle affascinanti e soprattutto bellissimi bambini; con una tecnica magistrale dipinse scene di vita quotidiana , dando ad esse una inconfondibile qualità narrativa, semplice, immediata, di grande effetto e pervasa di luce.

Nel 1933 Irolli organizzò una personale a Bari dove le sue opere andarono a ruba fra i collezionisti. Nell’ottobre del 1936, alla Mostra d’Arte Sacra di Napoli, espose dieci opere a soggetto sacro: Pesca miracolosa, La lavanda dei piedi, La guarigione del cieco nato, La Deposizione, La Comunione, Cristo alla tomba di Lazzaro, La Vergine in adorazione, La Madonna dell’aviazione, Il chierichetto in preghiera, La festa del Redentore, La festa del Cieco nato.

Accanto ai temi religiosi, che sono ben rappresentati nella collezione Granturco di Napoli, Irolli continua a registrare scene di vita quotidiana, a ritrarre bambini, donne in atteggiamenti maliziosi, per le quali utilizzò come modella la sua figlioccia Sisina.

Vincenzo Irolli oltre che un grande artista che ha segnato la pittura partenopea in Italia come all’estero, viene ricordato anche per il suo alto livello intellettuale; fu amico e frequentatore di importanti personaggi della cultura, fra cui Ferdinando Russo e Salvatore Di Giacomo.

Fu socio del Circolo Artistico Politecnico di Napoli.

Nella sua casa di Capodimonte a Napoli, in via Cagnazzi (oggi via Vincenzo Irolli), si spense sul finire del 1949 ad ottantanove anni. Pochi giorni prima della sua morte, il critico d’arte Paolo Ricci attaccò duramente la pittura di Irolli, definendola “ricca di sentimentalismo, intenerimento pietoso, leziosaggine e moralismo demagogico, il tutto in una tavolozza spietatamente accesa e grossolana, approssimativa”.

Invece quella pittura di impronta veristica e di un amabile eclettismo secondo molti altro non era che influenzata dai suoi rapporti: con  Antonio Mancini, altro grande pittore napoletano, ma di certo anche grazie all’intensa amicizia che legò Irolli a Salvatore Di Giacomo, appassionato poeta dell’anima napoletana.

Nella casa di via Cagnazzi, alla Sanità, Vincenzo Irolli visse per quarant’anni e fu amico di Ferdinando Russo, suo vicino di casa, che gli dedicò una bella monografia pubblicata per l’Istituto Italiano di Arti Grafiche di Bergamo.

Vincenzo Irolli, fino alla morte, conservò intatta la forza ed il vigore fisico giovanile, che lo rendevano pittore instancabile nonostante l’età avanzata.

Era un intellettuale attento e scrupoloso e per questo consapevole che forse la sua pittura andava diventando antiquata, ma lo rincuorava l’affetto dei suoi estimatori, che lo spinse a continuare a dipingere sempre fedele al suo stile personalissimo ed unico.

Achille Macchia così lo descrive in un suo scritto del 1961: ‘Aveva allora più che settant’anni, un viso rubizzo ed aperto, una stretta di mano leale, una timidezza che imbarazzava il visitatore. Pareva si scusasse di essere ancora così giovane ed alacre, così fecondo e così pieno di pensieri. E di fare una pittura che, già da allora, non usava più…ma non sapeva che farci, così era il suo occhio, così il suo cuore, così la sua tavolozza”.

Alcuni anni dopo la sua morte l’Ente Provinciale del Turismo organizzò, nel ridotto del Teatro San Carlo, una mostra personale delle opere del maestro. Anche allora i critici non gradirono, ma fu l’ultima volta. Oggi Vincenzo Irolli rientra unanimemente a pieno titolo tra i grandi pittori napoletani vissuti tra ottocento e novecento.

La fondazione Vincenzo Irolli

L’Archivio Irolli nasce con lo scopo di catalogare e archiviare le opere dell’artista napoletano, Vincenzo Irolli, al fine di ricostruirne l’intera attività produttiva.

Il progetto è promosso da Galleria Bottegantica di Enzo Savoia che con la pubblicazione del testo “Vincenzo Irolli. Il pittore del sole”, nel 2002, aveva dato inizio allo studio e alla schedatura delle opere del pittore.

Al progetto, che avrà come fine la pubblicazione di una monografia aggiornata, partecipano il pronipote dell’artista, Professore Vincenzo Irolli, il quale ha cortesemente messo a disposizione l’intero archivio di famiglia, e due storiche dell’arte: Monica Castellarin e Giada Forte.

Lo scopo dell’iniziativa è raccogliere tutte le opere di Irolli in un unico spazio virtuale. Ad oggi opere di Irolli sono esposte in diversi musei in Francia, a Milano, a Torino… a Napoli sue opere sono al Museo di San Martino e al Museo di Capodimonte.

Qui una gallery con alcune delle sue opere… augurandoci sempre che qualcuno ricordi i nostri grandi artisti dimenticati…

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 27 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Novembre 2019

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