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ANNIVERSARI

Domenico Cimarosa, da Aversa all’olimpo dei compositori

Cultura | 11 Gennaio 2020

“Queste melodie sono le più belle che sia stato dato di concepire all’animo umano…”.

(Stendhal)

Una locuzione latina recita “Nemo propheta in patria” e cioè “nessuno è profeta nella propria patria”. Questa frase calza a pennello su Domenico Cimarosa, uno dei massimi esponenti, se non l’esponente maggiore, di opere buffe della scuola napoletana ed uno dei maggiori autori a livello mondiale fra ‘700 ed ‘800, ma quasi dimenticato nella sua città natale, Aversa.

I primi incontri con la musica

Domenico Cimarosa nasce ad Aversa il 18 dicembre 1749 da Gennaro ed Anna Di Francesco e trascorre  la sua prima infanzia nella città normanna, al Vico II Trinità, oggi Via D. Cimarosa, in un vano terraneo di pertinenza ad un nobile palazzo ove la madre svolgeva le mansioni di lavandaia e portinaia.

In quegli anni ad Aversa, per la forte presenza del clero, si svilupparono scuole di musica e canto, ed è  proprio frequentando le funzioni religiose che il fanciullo ebbe il primo contatto con l’arte musicale. Purtroppo le condizioni economiche disagiate costrinsero la famiglia Cimarosa a trasferirsi a Napoli, dove nel 1756 il padre Gennaro aveva trovato lavoro come operaio presso i cantieri della costruenda Reggia di Capodimonte. Così lasciarono la natìa terra di Aversa e presero in fitto una modesta abitazione nei pressi della chiesa e del convento di San Severo al Pendino, presso il quale la madre continuò a svolgere l’attività di lavandaia per i padri domenicani.

Più tardi  però la sfortuna si accanisce sul povero Domenico perchè il padre morirà cadendo proprio da una delle impalcature allestite per i lavori alla Reggia, lasciando così madre e figlio nella miseria più profonda.

Gli studi musicali

Dalla sfortunata perdita del proprio padre deriverà però una fortunata coincidenza. Fu proprio qui  a Napoli che il piccolo Domenico fu preso a benvolere, considerate le precarie condizioni in cui versava, da Padre Polcano che essendo l’ organista della chiesa gli fece ottenere, nel 1761, un posto nel Conservatorio di Santa Maria del Loreto avendone intuito l’enorme talento musicale. Cimarosa ebbe così  (per sua e nostra fortuna) una compiuta educazione musicale.

Fu istruito all’arte musicale da  celebri musicisti quali Gennaro Manna, tra i più illustri insegnanti napoletani dell’epoca e discepolo prediletto di grandi maestri come Francesco Durante, Antonio Sacchini, noto operista, e Niccolò Piccinni, compositore di fama europea che, con  opere come La Cecchina del 1760, impresse una svolta decisiva all’opera buffa.

Ma furono soprattutto Pietrantonio Gallo e Fedele Fenaroli ad occuparsi dell’istruzione musicale di Cimarosa.

Il debutto a Napoli e le prime esperienze italiane

Non fu quindi una sorpresa se proprio nella città partenopea il compositore aversano presentò la sua prima opera, “Le stravaganze del conte”. Il debutto avviene nel 1772 presso il Teatro dei Fiorentini, tempio indiscusso dell’opera buffa napoletana e fu , in verità,  un esordio non felicissimo  come si può evincere da un commento del marchese di Villarossa: “La musica, per essere di un principiante, fu compatita, tanto più che la poesia era ben cattiva…”.

Cimarosa fu preso dallo sconforto e dalla delusione da cui si riprese solamente col grande successo nel 1777 de “l’italiana in Londra” che lo lanciò in una serie di successi e pellegrinaggi laici ed artistici in tutta Italia. E proprio durante questi suoi “tour” che a Firenze conobbe il granduca Leopoloda II di Toscana, futuro imperatore d’Austria e musicista dilettale con il quale il giovane musicista si divertì con dei “duetti” duranete un ricevimento.

Il periodo russo e il primo figlio

Nel 1787 Cimarosa parte  fra mille fanfare per la Russia e giunge a San Pietroburgo, alla corte della zarina Caterina II. La permanenza del musicista aversano in quelle fredde terre durò poco sia sotto il profilo temporale  (meno di quattro anni) e sia sotto il  punto di vista artistico.  Soltanto una delle tre opere scritte in Russia, Cleopatra, riscosse notevoli consensi tanto da restare in cartellone sino al 1804, ovvero sino a tre anni dopo la morte di Cimarosa. Tuttavia,  il musicista aversano divenne padre. La sua seconda moglie Gaetana Pallante (sorellastra sedicenne della prima, Costanza Suffi, morta di parto) diede infatti alla luce il primogenito Paolo, così battezzato in onore del padrino, granduca Paolo Petrovic, figlio della zarina Caterina II.

Il periodo austriaco e la maturità artistica

Nel 1791 Cimarosa lascia la Russia e dopo una lunga sosta in Polonia, a Varsavia, viene invitato a Vienna dal nuovo imperatore d’Austria, ovvero il suo vecchio amico Leopoldo II di Toscana.

Nella capitale asburgica il musicista aversano viene ingaggiato come Maestro della Imperial Camera con un contratto di ben 12.000 fiorini l’anno, cifra elevatissima per quei tempi se si pensa che l’austriaco Mozart, nel 1787, per lo stesso ruolo ne aveva percepiti appena 800. A Vienna Cimarosa conobbe il poeta Giovanni Bertati e da questo felice incontro nacque il capolavoro dell’opera buffa settecentesca, “Il matrimonio segreto”, al quale spetta un primato davvero unico nella storia della musica: la sera della prima, per volere dell’imperatore d’Austria, l’opera fu bissata per intera .

L’entusiasmo che il capolavoro cimarosiano destò per tutto il successivo secolo XIX (e che tuttora desta essendo rappresentato nei principali teatri del mondo) portò il grande scrittore Stendhal ad affermare in proposito : “Queste melodie sono le più belle che sia stato dato di concepire all’animo umano…”.

Nel 1796, poi, Cimarosa presentò, presso il teatro La Fenice di Venezia (città allora sotto il dominio austriaco), quella che è considerata la sua migliore composizione nel genere serio, Gli Orazi e Curiazi.

Il ritorno in Italia

Tornato in patria, Cimarosa raggiunge la sua amata Napoli.

Era oramai  il 1799 e  trovo una città profondamente cambiata, una  città  infiammata dai moti rivoluzionari che portarono alla costituzione della Repubblica partenopea. Il musicista, amico personale di Domenico Cirillo, Ettore Carafa, Mario Pagano e Luisa Sanfelice,  che furono tra i massimi esponenti dell’insurrezione, ne fu talmente affascinato da comporre la musica dell’Inno patriottico su testi di Luigi Rossi.

Sconfitti i rivoluzionari e restaurata la monarchia dei Borboni, Cimarosa divenne ben presto oggetto delle ire dei regnanti ed in particolare del tremendo cardinale Ruffo. Venne quindi arrestato nonostante un tentativo di ingraziarsi le nuove autorità attraverso la composizione della Cantata pel ritorno di Sua Maestà Ferdinando IV.

In carcere però ci rimase poco perchè i regnanti russi unitamente al futuro cardinale Ettore Consalvi fecero opera di intercessione in suo favore e così la pena detentiva fu tramutata in esilio a vita e Cimarosa fu  mandato a Venezia dove, in circostanze ancora poco chiare, si spegnerà appena un anno dopo, l’11 gennaio 1801, esattamente 119 anni fa.

Funerali e ricordo

Cimarosa fu seppellito presso la chiesa di San Michele Arcangelo, ma i suoi resti andarono dispersi a seguito del crollo del sacro edificio avvenuto nel 1837

Il funerale tenutosi a Venezia fu ripetuto a Roma il 25 gennaio per volontà del suo amico cardinale Consalvi presso la Chiesa di San Carlo dei Catinari e  tutti i musicisti che si trovavano quel giorno nella “città eterna” intervennero e si prodigarono gratuitamente per la esecuzione della Messa di Requiem scritta dallo stesso Cimarosa.

Il suo busto in marmo, voluto sempre dal Consalvi ed eseguito dal grande Antonio Canova, fu posto nel 1816 nella chiesa romana di Santa Maria ad Martires. Più tardi anche la Francia onorerà il grande musicista aversano immortalandone l’effigie (insieme a quella dell’altro suo collega e concittadino Niccolò Jommelli) sulle pareti del glorioso Opera di Parigi.

Nemo propheta in patria

Ma ai grandi riconoscimenti internazionali non corrispondo a riconoscimenti all’altezza della proria fama da parte della città che ne ha dato i natali, Aversa. La città normanna, che oltretutto  può fregiarsi di aver dato i natali  non solo a Cimarosa ma  anche  a Jommelli, sembra quasi effettuare una “damnatio memoriae” sul  suo illustre concittadino, ricordato con un busto  poco curato (a dire poco)  nei pressi della stazione e con  restauro con tanto di  apertura solamente nel 2018 della casa natale di Cimarosa. Questo a dimostrare che le varie chiacchiere sul “turismo da sviluppare come volano economico” che si sono succedete in questi anni sono appunto, chiacchiere senza costrutto.

A chi gli chiedeva quale fosse il segreto della sua musica, l’artista aversano soleva rispondere in lingua madre, indicando con una mano il cuore: “E’ ‘nnicessario chistu’ ‘ccà!”. Un  cuore ed un amore per la propria terra che sembra mancare a tutta una classe politica che non si rende conto e non riesce quasi mai a far fruttare sotto il profilo economico e culturale,  la fortuna di avere un artista ricordato e amato persino da Napoleone – che lo considerava migliore di Mozart –  facendo marcire la propria storia nella dimenticanza generale.

Aniello Napolano

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 11 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 11 Gennaio 2020

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