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ANNIVERSARI

L’eredità di Massimo Troisi per le nuove generazioni

Identità | 4 Giugno 2020

Massimo Troisi non l’ho conosciuto, né vissuto. Massimo Troisi l’ho ereditato, come accade a ogni Napoletano della mia generazione, troppo giovane quando se n’è andato e neanche venuto al mondo quando incantava con la sua arte e le sue creazioni.

Troisi l’ho scoperto che ero piccolissimo, a pranza a casa dei nonni, dove tutti ridevano sonoramente alle battute di un suo film, nonostante ne conoscessero a memoria ogni singola scena. Lo incrociai nuovamente qualche tempo dopo a scuola, quando la mia maestra di italiano delle elementari ci fece vedere “Il Postino” in classe per spiegarci cosa fosse e quante forme diverse potesse assumere la poesia.

Mi innamorai sin da subito della sua mimica, dell’espressività di un volto che, seppur malinconico il più delle volte, riusciva letteralmente a seppellirti dalle risate. Erano questi gli ingredienti che lo rendevano speciale ai miei occhi e che mi facevano innamorare di ogni suo personaggio, che sentivo incredibilmente reali e straordinariamente vicini al nostro vivere quotidiano.

Troisi l’ho ereditato, vi dicevo.

E da quel momento è stato un fiero compagno di viaggio, in particolare durante tutti questi anni di lontananza da casa, in cui la rievocazione e la riproposizione delle sue opere rappresentavano il modo migliore per azzerare d’un colpo tutti quei chilometri.

Troisi l’ho ereditato ed è subito diventato, per me, uno dei più fieri, degni e alti rappresentanti della Nazione Napoletana. Di quelli che amavano raccontare la nostra realtà facendosi beffe degli stereotipi e dei luoghi comuni. Di quelli che sapevano esaltare la musicalità della nostra lingua: elegante, mai nascosta e sempre sfoggiata con quel suo sorriso coinvolgente e contagioso.

Lo faceva in pubblico, al pubblico e per il pubblico, a cui aveva tenuto nascosta la malattia al cuore fino a quel tragico pomeriggio del 4 giugno 1994. “Morto un Troisi – disse l’amico Benigni quando Massimo se ne andò – non se ne fa un altro”. Probabilmente un altro Troisi neanche lo vorremmo, perché per lui vale la regole dei più e degli eterni: è così bella e sconfinata la sua eredità da riuscirlo a tenere in vita per sempre.

Ciao Massimì, ovunque tu sia.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 4 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 6 Giugno 2020

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