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ANNIVERSARI

I 40 anni di The Wall dei Pink Floyd: disco epocale che cambiò la storia della musica

Senza categoria | 30 Novembre 2019

Roger Waters, ex cantante e bassista dei Pink Floyd  racconta che quando cominciò a scriverlo era l’autunno del 1977. “Mese dopo mese, canzone dopo canzone, arrivai fino al luglio del ’78. Solo che a quel punto non avevo più un solo disco tra le mani. Ne avevo uno doppio, se non triplo. Più un altro album che non avrei pubblicato per anni (The Pros and Cons of Hitch Hiking”, poi uscito effettivamente nel 1984). Certo che ne avevo di cose da dire, eh?».

Era il 30 novembre 1979 quando il doppio album “The Wall”, uscì nei negozi di tutto il mondo: esattamente quarant’anni fa, sei anni dopo il primo capolavoro dei Floyd (“The Dark Side Of The Moon”), conteneva ben 26 canzoni (più di quante il famoso gruppo britannico aveva piazzato nei suoi quattro dischi precedenti),  e nel giro di tre anni sarebbe diventato un claustrofobico film diretto da Alan Parker (che sbarcò a Cannes nel maggio 1982) e nel cuore dell’estate del 1990 pure un concerto epocale in quel di Berlino. All’interno di una Germania che festeggiava la riunificazione, vero e proprio antipasto di una Europa forte e coesa. O almeno così si pensava a quei tempi.Waters, dopo la maratona artistica e psicologica di “The Wall”, sarebbe andato avanti comunque come solista e i Pink Floyd idem.

The Wall è quello che oggi chiameremmo un  “concept album” sulla guerra e sugli effetti dell’alienazione generati dal vivere un’esistenza sopra le righe.

Alla fine degli anni 70 i Pink Floyd stanno attraversando un periodo difficile. Non tanto a livello di popolarità quanto di gestione della stessa. L’album “Animals”, del 1977, ha iniziato a mostrare un prevalenza di Waters come autore e il tour che ne segue negli Stati Uniti, si svolge in stadi sempre più grandi e sempre più pieni. Waters inizia a odiare questa situazione, al punto che durante un concerto arriva a sputare a un fan delle prime file. Il “muro” che si sta costruendo nella sua testa tra lui e il mondo esterno è sempre più spesso. Nasce lì l’idea di un concept album che narri la storia di Pink, rockstar vittima di traumi psicologici che arriva a isolarsi sempre di più. Traumi che sono la morte del padre, la presenza oppressiva della madre, l’autoritarismo delle istituzioni scolastiche. Ecco che la vicenda personale abbraccia temi universali diventando simbolica di un no all’autoritarismo e alla guerra.

Waters prepara l’opera praticamente da solo nella sua interezza e la presenta al resto della band insieme a un altro album composto interamente: lascia al gruppo solo la possibilità di scegliere quale pubblicare a nome Pink Floyd, l’altro lo pubblicherà come solista. David Gilmour, Nick Mason e Rick Wright optano per “The Wall”, e così l’altro lavoro diventerà “The Prons and Cons of Hitch Hiking”, primo album solista di Waters uscito nel 1983.

A fare di “The Wall” non un semplice lavoro solista di Waters è l’apporto del resto del gruppo in fase di arrangiamento dei pezzi, oltre ad un paio di composizioni firmate da David Gilmour che, tra l’altro, diventeranno nel tempo alcuni dei brani più iconici e popolari dell’album, come “Confortably Numb” e “Run Like Hell”. Al produttore Bob Ezrin (che aveva alle spalle capolavori come “Berlin” di Lou Ree e “Welcome To My Nightmare” di Alice Cooper”) si deve invece la parte orchestrale della sezione finale di “The Trial”.

 

“Another Brick In The Wall part II”, pubblicata invece come singolo e impostata su un ritmo tipicamente da disco music (idea di Ezrin) divenne un successo, accompagnata dallo splendido video a cartoni animati e dal coro liberatorio dei bambini “hey teacher leave us kids alone”, un vero inno senza tempo contro l’autoritarismo dei professori e della scuola.

“The Wall” segna anche la fine dei Pink Floyd nella loro incarnazione più duratura. La divisione tra Waters e il resto del gruppo durante le registrazioni si farà sempre più profonda. Il bassista chiede e ottiene il licenziamento di Rick Wright, che nel tour sarà assoldato come una turnista qualsiasi e pagato a gettone, mentre il successivo album “The Final Cut”, una sorta di terza parte di “The Wall”, sarà ancora più personale nei temi e nelle idee musicali, al punto che subito dopo Waters lascerà il gruppo considerandolo morto. Ne seguiranno anni di battaglie legali con Gilmour e gli altri.  Ma The Wall resta una pietra miliare della storia della musica, per sempre.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Novembre 2019

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