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ANNIVERSARI

Il “Vapore” tra Napoli e Portici che i napoletani chiamavano papore, compie 180 anni

Storia | 3 Ottobre 2019

Cade oggi l’anniversario della prima ferrovia dello Stivale, la Napoli Portici, inaugurata 180 anni fa (nell’immagine la narrazione dell’evento in un dipinto d’epoca di Salvatore Fergola). Un evento ricordato anche da Google con il “doodle” odierno. I napoletani, comunque, lo chiamavano “Papore” e avavano nominato anche le vetture… il racconto scritto nel 1958 da Ottavio Nicolardi, tratto da Napoli cento fermate facoltative.

Il Vapore tra Napoli e Portici

E’ noto che l’inizio del movimento ferroviario in Italia fu segnato dal primo convoglio che nell’ottobre del 1839 lasciò Napoli alla volta di Portici, primo importantissimo nodo che doveva in seguito sfociare in quella insuperabile maestria dell’arte della meccanica dalla quale hanno tratto non pochi utili insegnamenti numerosi popoli europei.

Allora Napoli era circoscritta dalle mura che la delimitavano, affogando il popolo già desideroso di straripamento.

La partenza del convoglio, consistente in due vetture, (“Frasculella” e “Squacchiarella” come il volgo le battezzò ispirandosi alle due iniziali “Ferrovie dello Stato” stampigliate sulle fiancate delle vetture stesse) più la motrice a vapore, avvenne dalla improvvisata stazioncina che sorgeva nella strada Sopramuro a Porta Nolana.

Ivi, fin dalle prime ore dell’alba, erano affluite le varie bande musicali della città e la rappresentanza di tutte le armi di stanza a Napoli. Poi fiori, bandiere, con una fiumana di gente venuta dai paesi limitrofi ad ammirare “‘o papore”, corruzione volgare del vapore che, prima dell’incalzare del progresso, fu il termine per indicare tutti quei mezzi meccanici il cui motore veniva mosso dalla compressione del vapore acqueo.

“‘O Papore” dunque fu accolto con gioia indicibile dai napoletani, i quali ebbero così la possibilità di scorazzare e, dapprincipio, anche abbastanza economicamente per le campagne napoletane, fino allora conosciute solo da quei pochi possessori di calessi o di carrozze.

Più in là, stanchi ormai di girovagare, i napoletani si accorsero di altra utilità del “papore” e lo adibirono al trasporto delle merci, dando quindi un novello impulso ai primieri, lenti scambi commerciali tra il Mezzogiorno ed il Settentrione.

Delle due vetture passeggeri, “squacchierella” fu quella che più si sacrificò nell’andirivieni. Ad essa furono agganciati due vagoni, “Tetella e Mariettella” denominazioni ricavate dalle iniziali “trasporto merci”.

I napoletani, smentendo in pieno l’offensiva leggenda, lavorarono sodo per incrementare questa munifica forma di commercio con i fratelli del nord. Si esportarono frutti della terra per importare macchinari destinati alla costruzione delle prime industrie partenopee.

In seguito “‘o papore” cadde in disuso, perché superato dalla tecnica delle motrici elettriche.

La stazioncina della strada Sopramuro scomparve con la costruzione della stazione di Piazza Garibaldi, oggi anche essa ritenuta insufficiente ai bisogni cittadini e per conseguenza condannata alla sparizione.

“‘O papore” ed il suo femmineo seguito che pur meritavano una onorevole sistemazione nel Museo, furono invece fusi e i binari adoperati per la costruzione di palazzi.

Circa vent’anni or sono, ricordo che fu una vecchia donna della strada Sopramuro a narrarmi la storia d’ ‘o papore e vi assicuro che parlava di “Squacchiarella” come una madre di una figliuola perita immaturamente.

Ottavio Nicolardi

 

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 3 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 3 Ottobre 2019

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