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ANNIVERSARI

La liberazione partita dal Sud. 75 anni dal 25 aprile: la resistenza di Napoli continua

Identità | 25 Aprile 2020

Cadono oggi i 75 anni dal 25 aprile, giorno della Liberazione del Paese dal Nazifascismo. Abbiamo lasciato che a scriverne fosse il più giovane di noi, Ciro Giso. Perché la memoria non si cancella e soprattutto perché per i più giovani poter ricordare che la prima città d’Europa ad essersi liberata  fu Napoli, che in quattro giornate mise in fuga i nazisti dalla città e anticipò l’esercito alleato di giorni, è un’opportunità per coltivare la memoria e capire anche qualcosa di più di noi.

“Con le 4 giornate che anticiparono tutto questo Napoli – scrive Ciro – a differenza di come qualcuno vorrebbe raccontare, non è inferiore a nessuno”. Buona lettura.


All’inizio del Settembre del ’43 Napoli visse il suo ultimo grande bombardamento: in totale, morirono più di 22 mila persone e si contavano altre decina di migliaia di feriti. Una settimana più tardi, l’8 Settembre, cadde l’armistizio, e quando il popolo chiese le armi all’esercito per poter resistere all’arrivo dei tedeschi, i comandanti risposero: “Cercate di tergiversare, non irritate i tedeschi e trattate bene gli inglesi che stanno per arrivare”.

All’arrivo del battaglione nazista ci furono delle rappresaglie da Piazza Plebiscito fino a Via Foria, per l’intero centro storico della città. In risposta, dei mezzi tedeschi sbarcarono a Capodichino e cominciarono a sparare sui palazzi: arrivati fino al centro della città, cominciarono ad assediare e bruciare l’Università Federico II. Il giorno dopo, in una domenica di sangue, furono uccisi migliaia di militari e civili italiani: così i tedeschi diedero il via a fucilazioni e rappresaglie nei confronti dei napoletani.

Le quattro giornate, storia di un’insurrezione popolare

Hitler ordinò di non lasciare la città e, in caso di arrivo degli alleati, di lasciarla in cenere e fango. Dal 13 al 27 Settembre, in seguito al proclama del comando tedesco che annunciava la loro presa di potere, continuò la violenza dell’esercito straniero sulla popolazione: “Per i napoletani che difendevano le loro case, i loro averi, il diritto all’esistenza, furono 15 giorni di martirio, di violenze feroci, di fucilazioni. Non vi fu giorno che non fosse segnato da scontri e conflitti con i tedeschi, ogni quartiere ebbe il suo episodio di eroismo, ogni casa la sua croce.” racconta Pietro Secchia, esponente e partigiano comunista, nel suo storico racconto delle quattro giornate. La violenza alimentava solamente la rabbia dei napoletani: la goccia che fece traboccare il vaso fu l’annuncio di fucilazioni sommarie per chi non si presentava alla leva obbligatoria per il lavoro in Germania. Cominciò così l’insurrezione, organizzata dalle fabbriche della periferia ai bassi del centro.

Da Ponticelli al Rettifilo, da Sant’Elmo a Carlo III, cominciavano piccoli episodi di lotta che si estendevano a macchia d’olio, diventando man mano più organizzati, soprattutto nella sera: dal 28 le barricate nelle più grandi strade dei quartieri bloccavano il cammino ai carri tedeschi, che nella rabbia sparavano a zero sulle macchine e i palazzi. La battaglia continuò fino al 30, quando gli insorti sbaragliarono anche i piccoli gruppi rimasti asserragliati. Il 1° Ottobre, grazie al sacrificio del popolo napoletano le truppe naziste fuggirono dalla città sventolando la bandiera bianca. Questo evento ha aperto le porte alla liberazione che oggi festeggiamo, una liberazione partita dal Sud, da Napoli: la Stalingrado d’Italia.

Dagli scugnizzi ai femminielli, storie di coraggio e libertà

Un grande aiuto lo diedero gli scugnizzi, i ragazzini di Napoli che dimostrarono un grande senso del coraggio, alcuni: Gennaro Capuozzo, Filippo Illuminato, Pasquale Formisano e Mario Menichini, ragazzi dagli 11 ai 18 anni, sono stati insigniti della medaglia d’oro al valor militare. “A 16 anni sparavo contro carri armati e cecchini fascisti per liberare Napoli dall’occupazione nazista” raccontò ai giornali Antonio Amoretti, presidente onorario dell’ANPI Napoli che durante le 4 giornate aveva poco più di 16 anni: “Andammo insieme a prendere casse di moschetti all’Arenaccia e al ritorno ci trovammo davanti carri armati e raffiche di mitra. Ero un buon tiratore, coperto da un muro cominciai a sparare contro i carri armati: solo molti anni dopo seppi che avevano il periscopio come il sommergibile…”.

“Noi fummo la prima città d’Europa a ribellarsi: e quando parlano dei partigiani di Napoli, io dico: no, Napoli è stata partigiana.” Ricordava Gennaro di Paola, partigiano napoletano che ci ha lasciato lo scorso 24 Dicembre. Una parentesi speciale, dal ricordo di Amoretti, fu data anche dai femminielli napoletani: “Quando scoppiarono le insurrezioni, i femminielli scesero in strada sparando al fianco di noialtri. Si trattava di maschi omosessuali travestiti da donna, presenti a decine nel quartiere dove erano soliti riunirsi in un terreno nella zona di Piazza Carlo III”. Storie di donne, uomini e ragazzi, come Maddalena Cerasuolo e Gennaro Capuozzo, figli di una città e di un’ideale di libertà. In totale, durante le quattro giornate morirono centinaia di combattenti e altrettanti ne restarono feriti.

Un popolo inferiore a nessuno

E’ amaro constatare che non è questo il futuro per cui 75 anni fa i partigiani sono morti: un mondo fatto di ingiustizia sociale, disparità e discriminazione.  Le Quattro Giornate, soprattutto in una giornata come questa, non bisogna ricordarle per un semplice fattore di identità: anche in questo periodo storico molto avverso per il nostro paese, c’è chi non riesce a mettere da parte le discriminazioni verso il Sud. Siamo bombardati dalla propaganda che vede il sud come un popolo di disorganizzati, rozzi e mafiosi: tutte storie complici di una narrazione dominante, che vede il meridione e i napoletani come “inferiori”. Una narrazione complice ad un sistema che riesce a dominare meglio un popolo, se diviso. Con la lotta per la liberazione di cui Napoli è stata l’esempio, dobbiamo sfatare tutti i falsi miti su cui si basano le discriminazioni del Nord, e dello stesso Sud. Napoli non è inferiore a nessuno.

‘O vintotto ‘e Settembre d’o quarantatrè
‘O popole napulitane cumbatteva e mureva
Pe’ scrivere nt’a storia finalmente
Quatte pagine tutte c’o stesse nomme:
“Dignità”
Napule nun t’ ‘o scurdà.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 25 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Aprile 2020

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