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ANNIVERSARI

Oggi 38 anni senza Peppino de Filippo: non dimentichiamo il nostro patrimonio

Arte e artigianato, Cinema, Identità, NapoliCapitale | 26 Gennaio 2018

Purtroppo non ho mai conosciuto Peppino De Filippo e lui è sicuramente di quelle persone che ti rammarichi di non aver conosciuto. […] Lui, secondo me, è come ‘o sillabario. Quando io l’immagino, l’immagino puro, immagino cioè una comicità allo stato puro. Si può immaginare che la comicità pura sia anche di Totò, e invece no, Totò è già chella elaborata. Io credo, cioè, che della comicità portata al livello di Peppino non ne può fare a meno nessun comico. Eduardo si è affinato più nel classico, Totò nel surreale, in quello che lui è riuscito a inventarsi come personaggio, Peppino nella normalità era il massimo. […] Lui, secondo me, è tutto quello che c’è in più prima dell’invenzione. Credo che lui abbia fatto eccezionale la normalità, sia riuscito a rendere eccezionale quello che si pensa che qualunque comico debba avere come bagaglio naturale: lui l’ha fatto assurgere a eccezionalità. (Massimo Troisi)

38 anni fa, il 26 gennaio 1980, ci lasciava Peppino De Filippo.

Napoli però pare averne perso memoria se non fosse per una targa a via Ascensione apposta nel luogo sbagliato da suo figlio e dal sindaco Luigi de Magistris (non sarebbe nato nel palazzo dove la targa è stata messa) e alcuni oggetti di scena al museo dell’attore “appoggiato” al teatro San Ferdinando e allestito e curato da Giulio Baffi.

Nulla, nemmeno quest’anno (ogni anno lo ricordiamo (è stato previsto per celebrare il geniale caratterista, fratello di Eduardo, spalla storica di Totò, attore dalla comicità dirompente, che ha lavorato anche con Fellini, in un corto straordinario al fianco di Anitona Ekberg (scomparsa anche lei recentemente) dove faceva il puritano tentato dalla giunonica bionda, “Le tentazioni del dottor Antonio”.

 

Nato a Napoli, Giuseppe De Filippo detto Peppino è stato un maestro dell’arte di far ridere, come pochi nella storia del teatro e del cinema italiano. Attore, comico e drammaturgo tra i più amati del Novecento.

Il destino di un’esistenza votata alla recitazione era scritto nel suo DNA. Infatti era figlio del celebre drammaturgo Eduardo Scarpetta, da cui non venne riconosciuto, come gli altri due fratelli Eduardo e Titina. Con questi ultimi iniziò a calcare i palcoscenici di tutta Italia, portando in scena diverse commedie scritte da lui.

Dopo la dolorosa separazione del 1944, per via di dissapori con Eduardo destinati a dividerli per sempre, cominciò una fulgida carriera come capocomico a teatro e come attore di spicco al cinema e in TV. Sul grande schermo formò con Totò la più celebre coppia comica della storia italiana, che ancora oggi continua a far sorridere con film come Totò, Peppino e… la malafemmina e La banda degli onesti.

In televisione, il suo estro diede vita al personaggio di Pappagone, umile servitore che si esprimeva in un gergo bizzarro e dagli effetti esilaranti. Peppino morì a Roma 37 anni fa, lasciando la sua eredità artistica al figlio Luigi che ne seguì le orme. Ma mai eguagliandone le gesta, che restano uniche. Peppino, per noi, è stato uno dei più grandi comici che questa città abbia prodotto. Peccato che oggi se ne sia dimenticata.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Gennaio 2018 e modificato l'ultima volta il 26 Gennaio 2018

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