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ANTICIPAZIONI

Al Museo di Capodimonte visite notturne e una grande mostra dedicata a Napoli

Beni Culturali | 6 Agosto 2019

In attesa di sapere se il Ministro dei Beni e delle attività culturali Alberto Bonisoli deciderà di riconfermare Sylvain Bellenger alla guida del Museo e Real Bosco di Capodimonte, il direttore stupisce con aperture notturne e un’anticipazione sulla grande mostra di settembre.

Capodimonte al chiaro di luna a 1 euro

Per i prossimi tre sabato di agosto sarà possibile visitare Capodimonte e le sue collezioni by night a solo 1 euro e il 10 agosto, sul Belvedere alle 21 si potrà trascorrere San Lorenzo al chiaro di luna con il concerto “Canzoni Napoletane a lume di candela”.
Un recital di canzoni napoletane a cura del Petite Ensemble MusiCapodimonte formato da Edo Puccini (chitarra), Vittorio Cataldi (fisarmonica) e Aurora Giglio (voce). Elementi scenici di Bruno De Luca.

I partecipanti godranno del panorama della Napoli notturna nella suggestiva atmosfera di un concerto illuminato da candele ecocompatibili a led, ascoltando, quasi in acustica, le intramontabili melodie delle canzoni classiche napoletane, che hanno resa famosa Napoli in tutto il mondo.

La partecipazione è libera e gratuita. Il pubblico è invitato a portarsi un telo da casa per sedersi sui prati. Durante il mese di agosto, il Museo e Real Bosco di Capodimonte propone altre aperture speciali di sera.

Gli appuntamenti sono per il 17 e il 24 agosto: apertura fino alle ore 22.30 (la biglietteria chiude alle 21.30) con biglietto a 1 euro a partire dalle 19.30.

La grande mostra dedicata a Napoli

Il 21 settembre invece inaugura la più attesa tra le mostre proposte da Sylvain Bellenger in questi anni di gestione del Museo Nazionale, l’ultima della trilogia da lui ideata: Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica, a cura di Sylvain Bellenger (21 settembre 2019 – 21 giugno 2020), promossa dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, in collaborazione con il Teatro di San Carlo di Napoli, con la produzione e organizzazione della casa editrice Electa.

La mostra vuole ricreare la vita teatrale e quotidiana di Napoli, vivace, frivola e gioiosa quanto tragica, sotto la continua minaccia delle eruzioni del Vesuvio. Un viaggio multisensoriale all’interno della Reggia borbonica, trasformata per l’occasione in un vero e proprio spettacolo teatrale, nato dall’incontro tra la musica e le arti applicate. Un’esposizione con oltre 1000 oggetti, 600 porcellane delle Reali Fabbriche di Capodimonte e di Napoli, più di 100 costumi del Teatro di San Carlo con firme prestigiose (da Ungaro e Odette Nicoletti), strumenti musicali del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dipinti, oggetti d’arte e di arredo e animali tassidermizzati  conservati al Museo Zoologico di Napoli (oggi confluito nel Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università Federico II di Napoli). Un regalo per Napoli dal direttore francese, un racconto di una Napoli “europea” quando ancora l’Europa così come è concepita oggi non esisteva. Una visione che prende forma nella Reggia che fu prima di Carlo poi di Ferdinando ma anche di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat  fino a giungere a Francesco di Borbone e Ferdinando II, autore quest’ultimo del completamento della Reggia.

Una esposizione che colpisce l’immaginario e immerge in un mondo di una Napoli capitale fatto di seta, musica, porcellana, scienza e botanica tra Settecento e Ottocento.

18 sale, 1000 oggetti, 600 porcellane e più di 100 costumi

Le 18 sale dell’Appartamento Reale, riproposte in una spettacolare e coinvolgente scenografia, ideata dall’artista Hubert le Gall come la regia di un’opera musicale, saranno il palcoscenico d’eccezione sul quale andranno in scena il Teatro di San Carlo e le porcellane di Capodimonte, con la musica, vero filo conduttore della mostra.
L’allestimento racconterà la storia di Napoli capitale del Regno nel corso del Settecento e oltre, dagli anni di Carlo di Borbone a quelli di Ferdinando II, come una favola, con il susseguirsi di scene della vita quotidiana caratterizzate da estrema raffinatezza estetica e gioia esistenziale ma che hanno come sottofondo il passaggio del potere, i cambiamenti della storia, delle mode e dei gusti estetici. Il visitatore potrà immergersi in un mondo incantato e, grazie all’uso di cuffie dinamiche, potrà ascoltare le musiche (da Giovanni Pergolesi a Domenico Cimarosa, da Giovanni Pacini a Giovanni Paisiello, da Leonardo Leo a Niccolo Jommelli) selezionate per i vari temi artistici di ciascuna sala.

Un percorso espositivo con la musica come filo conduttore

Il percorso inizia con la sala della musica sacra (con Pergolesi e lo Stabat Mater), poi l’omaggio a Napoli capitale della musica con strumenti musicali provenienti dal Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli (pianoforti di Paisiello e Cimarosa e l’arpetta Stradivari) messi a confronto con un dipinto di Gaspare Traversi e un quadro di Louise Nicolas Lemasle raffigurante le Nozze della principessa Maria Carolina di Borbone con il duca di Berry, del 1816, in cui si riconoscono Paisiello e Paganini, e la sala della Restaurazione con il ‘trasloco’ della famiglia Murat e il ritorno dei Borbone al potere, dopo l’esilio palermitano, immortalato come in un’istantanea nel tentativo di coprire il ritratto dell’imperatore Napoleone con la bandiera borbonica.

Il Grand Tour

Ampio spazio è riservato al Grand Tour, nato dalle epocali scoperte di Ercolano nel 1738 e di Pompei nel 1748, espressione di una civiltà classica sofisticata che si raccontava nella sua quotidianità. Gli scavi furono il più grande evento culturale della fine del secolo e furono utilizzati dai Borbone, che ne controllavano gli accessi, come un vero e proprio strumento di propaganda e grande attrazione del Regno delle Due Sicilie. Il Grand Tour divenne la meta imprescindibile per gli aristocratici e gli intellettuali di tutta Europa per completare la propria formazione sociale e intellettuale. È scenograficamente riproposto da Hubert Le Gall nel salone Camuccini con sculture di Righetti, biscuits di Tagliolini, bronzetti della fonderia Chiurazzi, terraglie e porcellane Del Vecchio e Giustiniani, vasi archeologici della collezione De Ciccio, e manichini che indossano i costumi di scena di Emanuel Ungaro.

L’Egittomania e la Cina

Il percorso di mostra continua con l’Egittomania, un gusto nato a Napoli e poi diffuso in tutta Europa con le campagne napoleoniche in Egitto, la Cina e le cineserie con lo spettacolare boudoir cinese della Regina Maria Amalia portato a Capodimonte nel 1865 dalla reggia di Portici, la sala della materia con la nascita degli studi di mineralogia e vulcanologia che incantarono l’ambasciatore di Inghilterra lord Hamilton, provenienti dal Real Museo Mineralogico, inaugurato nel 1801 che oggi raccoglie oltre 3.000 reperti, e dal Museo Zoologico nato nel 1813. Entrambi sono attualmente confluiti nel Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università Federico II di Napoli.

La vulcanologia e i minerali

Tra i reperti prestati è presente in mostra una medaglia coniata nella lava del 1819 e raffigurante Ferdinando, re del Regno delle due Sicilie. Il Vesuvio è narrato in pittura nelle sue più importanti eruzioni ed è testimoniato dai reperti minerari esposti: vesuvianite, granato, leucite, lazurite, ematite e altri. In queste sale le porcellane, quasi in rivalità con la natura, da una parte imitano la materia mineraria, dall’altra illustrano il sublime del Vesuvio.

La sala dedicata agli animali

Particolarmente interessante la sala dedicata agli animali, presenti in esemplari tassidermizzati provenienti dal Museo Zoologico dell’Università Federico II di Napoli. I reperti ornitologici del Museo Zoologico, risalenti al IX e XX secolo, sono stati raccolti in differenti località geografiche, ed alcuni di questi reperti sono provenienti da importanti collezioni storiche tra cui quella di Mario Schettino, amico di Francesco Saverio Monticelli e valente tassidermista, realizzata tra il 1901 e il 1937 e poi donata al Museo, e quella di Cecilia Picchi, ornitologa fiorentina attiva a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.
Tra i prestiti, sono da segnalare le specie provenienti dal Bosco di Capodimonte, che aiutano ad individuare una rappresentazione della fauna locale nel primo ‘900: lo Sparviere, il Falco cululo, il Gufo reale, il Lodolaio, molti dei quali a rischio estinzione, e la Volpe, ancora oggi abitualmente avvistata nel sito reale. Molti di questi uccelli, esposti in una grande voliera che occupa la sala, sono raffigurati sui principali servizi di porcellana e terraglia delle Manifatture di Napoli che competevano, per maestria, con quelle di Vienna e di Sèvres. Si comprende, così, che un servizio da tavola è anche un catalogo naturalistico della fauna del Regno, come nel servizio di Carditello, storica fattoria e tenuta di caccia reale, finemente decorato con uccelli del Bosco.

Pulcinella

Nel Salone delle Feste trionfa il personaggio ermafrodita di Pulcinella, protagonista della commedia dell’arte settecentesca: comico e tragico, ingenuo e scaltro, approfittatore e generoso, sbeffeggiatore del potere che, proprio con il suo ermafroditismo, sovverte la rigida e tradizionale organizzazione sociale dei sessi, autofecondandosi partorisce altri Pulcinella: il trionfo ironico della vita. Muore Pulcinella e passa la maschera, come succede per la Corona reale. Pulcinella, proprio come il re, non può morire. Morto il re, viva il re. Morto Pulcinella, viva Pulcinella.

Le sale dedicate al gioco

Le ultime sale espositive sono dedicate al gioco, una tradizione di Napoli, affascinata dall’azzardo e dal destino (carte, scacchi, dama, roulettes, tric-trac e altri); seguono i vezzi della moda (la passione per parrucche, orologi, tabacchiere, bastoni, ventagli); le feste e più in generale il sentimento di vivere della corte e della plebe rumorosa, dei lazzari che non rinunciano ad adornarsi e a sedurre. Non a caso, i più lussuosi costumi della collezione del San Carlo sono quelli dei lazzari di Odette Nicoletti per L’osteria di Marechiaro di Giovanni Paisiello, messa in scena nella stagione 2001-2002 per la regia del M° Roberto De Simone.

L’ ultima sala: il videomapping racconta la Napoli di ieri e di oggi

L’ultima sala ospita un videomapping dell’artista Stefano Gargiulo che riporta su quattro grandi monitor immagini della Napoli di ieri e di oggi, scene delle principali opere tratte dall’archivio storico del Teatro San Carlo, molte delle quali sotto la direzione artistica del M° De Simone (maggio 82 – dicembre 87) e poi Capodimonte, reggia e museo, sintesi di quella Napoli del Settecento ancora capitale delle arti.

Un catalogo di oltre 200 pagine

La mostra sarà accompagnata da un catalogo in grande formato di oltre 200 pagine, pubblicato da Electa, riccamente illustrato e completato da fotografie della mostra allestita nell’Appartamento reale, realizzate da Luciano Romano. I testi scientifici del volume approfondiranno, con contributi originali, temi vari e molteplici della Napoli illuminata, toccando, grazie alla penna di numerosi autori specializzati (tra gli altri Patrick Barbier, Sylvain Bellenger, Piergiulio Cappelletti, Alessandro De Simone, Elsa Evangelista Paola Giusti, Giusi Giustino, Linda Martino, Giuseppe Merlino, Antonio Palma, Patrizia Piscitello, Rosanna Purchia …) aspetti quali la musica, il teatro, l’opera, ma anche la vulcanologia, le scienze naturali, le manifatture e le arti applicate, in un connubio di punti vista che ricreerà la ricercata magia della corte di Carlo e Ferdinando.

Biglietti:
intero: 14 euro
ridotto (18-25 anni): 8 euro
gratuito (1-17 anni) e possessori Artecard

Susy Martire

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 6 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 7 Agosto 2019

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