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Canova al Museo archeologico di Napoli

Beni Culturali | 8 Febbraio 2019

Preview di una conferenza stampa. Si potrebbe titolare in questo modo la presentazione al Museo Archeologico di Napoli della mostra “Canova e l’Antico” avvenuta alla presenza del Ministro dei Beni e delle Attività culturali, Alberto Bonisoli.
Una conferenza stampa che anticipa di 48 giorni l’inaugurazione che ci sarà il prossimo 28 marzo.
Canova a confronto della statuaria classica, Canova e il suo rapporto con la Napoli del 1780, Canova e i suoi capolavori storici, Canova e i suoi bozzetti e gessi con il suo studio ricostruito nell’atrio. Una mostra che si confermerà di certo imponente ed epocale e che sicuramente potrebbe già essere definita la mostra delle mostre, almeno al MANN.

La prima volta di Bonisoli al MANN

La notizia di oggi però non era la mostra, già protagonista di svariati annunci e menzionata calorosamente nel programma del 2019 del Museo. La notizia di oggi era il Ministro dei Beni e delle attività culturali Alberto Bonisoli la prima volta al MANN di Napoli. Il ministro poi ha anche visitato l’altro museo nazionale di Napoli, Capodimonte, insieme al suo direttore Sylvain Bellenger.
La sua prima uscita pubblica, ad una settimana dalla nomina, fu a Pompei alla Regio V, lì dove si sta ancora scavando, e sempre alla Regio V, alla seconda visita, annunciò l’iscrizione al carboncino oggetto di numerose diatribe sulla possibile data dell’eruzione del 79 dopo Cristo che seppellì Pompei. Al Mann il ministro viene colpito innanzitutto dall’edificio e dalla sua vastità, dalla ampiezza delle aule, particolarmente quelle della conferenza stampa dove si erge una scenografica scultura di 4 metri conosciuta ormai con il nome di Toro farnese. Avevano odore di nuovo quelle aule oggi, imbiancate negli ultimi giorni per la visita del Ministro e che conservavano ancora l’odore tipico della tinteggiatura. All’ospite d’onore è stata fatta fare una visita istituzionale che ha toccato ogni angolo del museo, dai dipinti pompeiani, al plastico di Pompei, alle sculture , fino a raggiungere i laboratori di restauro nel cosiddetto Braccio nuovo e i lavori ancora in corso in quell’ala del Palazzo. Si è detto emozionato e “piccolo” al cospetto della grandezza. Nel suo intervento a chiusura dei lavori ha voluto porre l’accento su uno degli aspetti della vita di Canova meno noti, e cioè la sua attività di recupero delle opere che Napoleone aveva portato in Francia e che noi oggi chiameremmo diplomazia culturale o rapporti fra Stati i quali fanno sì che grazie alla stima reciproca si restituiscono pezzi che non si trovano più nel loro Paese d’origine. Forse un’allusione del ministro alla famosa statua dell’atleta di Lisippo che il Getty non vuole restituire all’Italia. Per quanto riguarda il Mann, Bonisoli ha elogiato la progettualità, il piano strategico “per niente scontato” in un’istituzione museale con delle attività che necessitano di anni per la piena realizzazione. Importante per Bonisoli rendere sempre più accessibile ai cittadini i musei e il patrimonio culturale in generale, renderlo più fruibile utilizzando anche le nuove tecnologie e gli strumenti necessari per avvicinarsi alla gente comune e non solo a chi ha studiato arte e archeologia. Una realtà , viva, come il Mann, ha commentato il Ministro “dà sicuramente lustro alla città ma crea anche le condizioni affinché ci possa essere una ricaduta molto concreta in termini di turismo e di lavoro “. Ultima considerazione è stata dedicata alla collaborazione: innanzitutto tra musei, il rispetto e la collaborazione tra musei porta ai prestiti, che sono fondamentali soprattutto in termini di visibilità di un intero Paese.

Canova e l’Antico

La mostra “Canova e l’antico” nasce nel quadro dell’accordo quadriennale con il Museo Ermitage di San Pietroburgo che lega le due istituzioni e ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca – Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa.
Il Comune di Napoli, rappresentato alla conferenza dall’assessore alla Cultura Nino Daniele, si impegnerà nella promozione della mostra sul territorio cittadino con la distribuzione ad esempio di biglietti dei mezzi pubblici con stampa delle opere della mostra.
La Regione Campania era presente con l’Assessore al Bilancio Ettore Cinque. Al tavolo anche il professor Giuseppe Pavanello, tra i massimi esperti di Canova, curatore della mostra insieme a un comitato scientifico internazionale. “Noi italiani siamo viziati da troppa bellezza”, esordisce in questo modo Pavanello che si dice molto emozionato per questa mostra. A 23 anni quando giunge a Napoli, Canova scrive: “Per tutto ci sono situazioni di paradiso”. Di certo come sottolinea il curatore “il paesaggio non è lo stesso del 1780 ma forse oggi il paradiso si trova nei musei”. Pavanello suggerisce di togliere dai musei la crosta di accademismo chiamandoli “casa delle muse” così che possano essere luoghi non solo per addetti ai lavori.
La mostra è organizzata da Villaggio Globale International. Arriveranno al MANN più di 110 opere tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con le collezioni permanenti.
Stelle della mostra le sei sculture da San Pietroburgo ( L’Amorino alato, l’Ebe, La danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celebre scultura delle Tre Grazie); Da Kiev invece arriva una imponente scultura di tre metri raffigurante La Pace mentre dal Getty Museum arriva l’ Apollo che s’incorona. Ancora, da Genova arriva la Maddalena penitente, dal museo di Asolo il Paride, e verrà esposta anche la Stele Mellerio. Arricchiranno la mostra i grandi gessi e le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista che si ispirano chiaramente alle cosiddette Danzatrici pompeiane. In mostra si potrà ammirare il grande gesso del gruppo di Adone e Venere proveniente dalla collezione di Giovanni Falier, scopritore del talento di Antonio Canova. Fu questa la prima opera che raggiunse Napoli all’inizio del 1795 acquistata dal giovane marchese Francesco Berio. Il marmo ora conservato al museo di Ginevra e inamovibile provocò deliri d’entusiasmo e visite continue, tanto che si fu costretti alla chiusura del tempietto nel giardino di Palazzo Berio a causa del sovraffollamento.
Durante la conferenza stampa sono giunti virtualmente anche i saluti del nuovo presidente della Fondazione Canova di Possagno, Vittorio Sgarbi. La Gypsotheca – Museo è il principale prestatore dei gessi per un totale di 52 opere.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 8 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 8 Febbraio 2019

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