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Intervista con Mimmo Cavallo all'uscita del nuovo video BanDiDonato: "Sarà un secondo Siamo Meridionali"

Cultura, DueSicilieOggi, Identità, NapoliCapitale | 5 Novembre 2013
Mimmo Cavallo (Sergio Malfatti photo)
Mimmo Cavallo (Sergio Malfatti photo)

 

 

Icona del meridionalismo in chiave musicale, Mimmo Cavallo (che qui vedete in due scatti bellissimi che ci ha concesso Sergio Malfatti) non ha certo bisogno di presentazioni. Il 15 novembre uscirà il suo nuovo singolo, “BanDiDonato”. E lui, autore di quello che è diventato un vero e proprio inno per tutti noi, promette: “Sarà un nuovo “Siamo Meridionali”, il suo brano più famoso scritto da emigrante a Torino per esprimere la sua rabbia nei confronti del trattamento subìto dai cittadini del Sud per mano dei “fratelli” settentrionali. “Altro che unità, l’Italia è stata costruita a proprio uso e consumo, sullo sfruttamento e col sangue del Sud”, esordisce subito, con quella grinta insolente di chi non le manda mai a dire, che lo caratterizza da sempre.

Mimmo Cavallo (Sergio Malfatti photo)
Mimmo Cavallo (Sergio Malfatti photo)

 

La “visione di Mimmo” è chiara, è la nostra: il Sud da 153 anni è una colonia del Nord. E Mimmo, con la sua musica, ha aiutato tanti a conoscere verità storiche, economiche e sociali della realtà del Mezzogiorno.  “Ora che vivo a Torino, tra le statue savoiarde, porto il mio messaggio anche in casa del nemico. Perché poi la cosa più difficile è proprio persuadere il nemico”, ci dice.  Un uomo del Sud vero, Mimmo Cavallo, non di facciata come tanti, uno che della causa meridionale ha fatto la sua mission professionale e personale.

Allora Mimmo, il 15 novembre uscirà il video del primo singolo, “BanDiDonato”, che anticipa il tuo nuovo album. Dopo lo straordinario successo di “Quando saremo fratelli uniti”, anche questo nuovo lavoro parla del nostro popolo e al nostro popolo?

“BanDiDonato è la storia della vita di tanti. Situazioni e storie che finiscono. Poi, l’incontro con la musica. Un po’ come è successo a me, che ho lasciato la scuola per la politica e, dopo, mi sono salvato proprio grazie alla musica. Questo incontro con la musica avviene attraverso un personaggio fantastico che si chiama Donato, che ha, magari, il suo referente empirico, con cui, nel video, formo questo gruppo, interpretando un altro personaggio immaginario, Joe Meticcio, con cui riesce a sbarcare il lunario. Può essere anche un messaggio contro l’omofobia, ma in realtà per me il messaggio fondamentale è il tentativo di autoaffermazione, di autodeterminazione. Diciamo che è un “Siamo meridionali” numero due, senza, però, affrontare al suo interno i grandi problemi sociali. Molti del mio pubblico si aspettaranno i miei soliti testi, ma questo è un pezzo un po’ diverso. Ci sono dei giochini di parole, è comunque una cosa forte, una cosa alla Mimmo Cavallo. Questo brano ha l’intento di cercare un riposizionamento sul mercato musicale, andando oltre il “mercato” sociale e meridionalista”, per far arrivare anche altrove certi messaggi.

bandidonato mimmo cavallo

Per il Sud ti sei sempre speso in prima persona. Ormai conosci tutti e tutti ti conoscono. Idee per risollevare il nostro territorio?

“Vedo che nelle convention e negli incontri che facciamo siamo sempre noi, siamo sempre gli stessi, allora io dico: “I romani hanno fatto le guerre puniche, noi dobbiamo fare le guerre uniche”, nel senso che dobbiamo armarci ed andare a casa del nemico. Se vuoi lasciare un segno, combattere qualcosa, devi dialogare col nemico, perché tutti possano capire le ragioni della questione meridionale. Sto tentando, quindi, con questo nuovo album una strada nuova ed antica. Antica perché è il solito discorso del disco, la promozione, l’uscita, le anteprime, oltre ai temi di sempre. Nuova perché c’è il riposizionamento ed il contatto con il mondo giovanile, con le nuove generazioni, dunque col futuro. Attraverso la musica, attraverso questo nuovo cd voglio cercare di avvicinare nuove persone, soprattutto i ragazzi, alla Questione meridionale, per cui mi batto da tanto. Quanta gente non sa niente del Risorgimento, delle verità storiche? Come artista penso che sia mio diritto-dovere informarle”.

Nell’album in uscita l’anno prossimo sarà sempre l’identità il motore del progetto?

“Inizialmente ero intenzionato a preparare un cd molto “cattivo”, metropolitano, sulle problematiche dei tempi di oggi , in cui potevo esprimermi come mi pareva, quasi come se scrivessi un libro, senza nessun condizionamento. Un cd irrequieto, senza nessuna casa discografica che lo producesse. Si dice che le rivoluzioni le facciano i giovani, ma arrivati ad una certa età, è come se si rivivesse una seconda giovinezza. Poi l’amico produttore Antonio Coggio mi ha convinto ad inciderlo sotto la sua etichetta. Sarà identitario e forte, ovviamente. Come ho già detto, in questo momento storico più che mai sono veramente un animo irrequieto perché si sentono boiate di ogni genere, inesattezze storiche ed attuali. Anche questa storia della Pomì che leggevo proprio oggi, ad esempio…

Tu che ne pensi di questa vicenda?

“I settentrionali consigliano di comprare i prodotti esclusivamente della terra padana, in contrapposizione a quelli della terra dei fuochi. Bisogna considerare innanzitutto che la terra dei fuochi è un’area limitata, non si può generalizzare. La Campania detiene dei primati di eccellenza in molte altre zone in fatto di pomodori. E poi dobbiamo dire che i veleni sversati nella terra dei fuochi in gran parte provengono dal Nord tra l’altro. E poi, a proposito di inesattezze, come si fa a non ricordare che la Pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa? Le statistiche della Commissione europea sull’aspettativa di vita dicono che in Campania ed in Puglia le aspettative di vita sono di otto mesi in meno per l’inquinamento mentre nella Pianura Padana sono di ben tre anni in meno. E mi vengono a dire di comprare i pomodori padani? Ma da che pulpito viene la predica? E’ una cosa infame, come è falso che siano più sani dei nostri. Ed uno non si può non incazzare davanti a tutto questo. Dobbiamo essere uniti.”

Come si può trovare quest’unità? Quali sono le tue speranze per la nostra terra così violentata e discriminata?

“Purtroppo credo che una cosa che non abbiamo è proprio l’unità tra meridionali. Questa mancanza di unità deriva anche dal fatto che, forse, storicamente non c’è mai stata, perché siamo delle etnie un po’ diverse, che sono certo state tenute insieme dal regno duosiciliano. Ma poi, proprio quando l’unità al Sud stava nascendo, dando i suoi frutti, c’è stata la mazziata del Risorgimento, per cui siamo tornati ad essere salentini, calabresi, napoletani, siciliani, ecc… Questa Unità di Italia imposta ha portato questa conseguenza. C’è stata una frattura bestiale. Quindi, ci sono rivoli di malcontento, nascono i briganti, gli autonomisti siciliani, gli indignati: realtà che poi non si uniscono realmente. O che addirittura si alleano direttamente col nemico. Manca la figura di un leader unico per il nostro mezzogiorno. Leader che non deve governare con la forza, ma con l’autorevolezza. Un personaggio che sia mediterraneo, ecco perché non credo in Grillo. Aspettiamo un meridionalista, convinto, forte, che abbia una visione mediterranea del Sud. Io, come artista, con la mia musica cerco di comunicare tutto questo. Infatti quando mi chiedono di dove sono, non dico che sono salentino, ma dico che prima di tutto sono meridionale. Perciò Napoli è la mia capitale: perché è sempre stato così, anche musicalmente. Riconosco a Napoli la grandezza che si merita e che dobbiamo continuare a ricordare e a far rivivere, collaborando tutti per la sua rinascita”.

Eugenia Conti

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 5 Novembre 2013 e modificato l'ultima volta il 5 Novembre 2013

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