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APPROVATO DAL MIBACT

Anche la Reggia di Caserta ha il suo statuto autonomo

Beni Culturali | 8 Aprile 2018

Salgono a quindici i musei autonomi dotati di un proprio statuto approvato dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Al Sud si aggiunge anche quello della Reggia di Caserta (gli altri sono il Museo Nazionale Romano, il Parco archeologico di Ostia Antica e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma).

I nuovi statuti approvati contengono norme inerenti la missione del museo autonomo e la sua struttura organizzativa. In tutti gli atti approvati, si specifica che i beni di competenza della singola istituzione appartengono al patrimonio dello Stato e sono concessi in uso secondo quanto stabilito dalla normativa vigente. Ogni istituzione può essere destinataria di trasferimenti da parte del Mibact, di altri Ministeri, di Enti locali territoriali e del settore pubblico. Possono effettuare trasferimenti anche l’Unione Europea e soggetti privati. Importanti, per l’autonomia concessa ai musei, sono anche gli introiti dell’attività di gestione dei beni conferiti, tra cui i proventi della vendita di biglietti di ingresso ai siti museali, le concessioni sui beni, i diritti di fotoriproduzione e la vendita di pubblicazioni.

Così come stabilito dalla riforma Franceschini – con il Decreto Musei del 2014 –, ogni museo autonomo dovrà essere dotato di uno statuto, redatto sulla base del Codice etico dei musei dell’ICOM. L’approvazione è subordinata al conferimento dell’incarico al direttore del museo.

Ad oggi, sono dotati di proprio statuto le Gallerie Estensi di Modena e Ferrara, la Galleria Nazionale delle Marche, la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Museo archeologico nazionale di Napoli, il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il Museo Nazionale del Bargello, il Parco archeologico di Paestum, il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, il Parco archeologico di Ostia Antica, la Galleria Borghese, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo Nazionale Romano e la Reggia di Caserta.

Lo Statuto della Reggia di Caserta apre con un preambolo nel quale viene ripercorsa la storia del sistema architettonico che la costituisce a partire dalla sua costruzione durante il regno di Carlo di Borbone. In esso, si ricorda anche la dichiarazione della Reggia quale patrimonio UNESCO nel 1997 con la descrizione degli ambienti che la compongono e delle opere in essa conservate.

Missione dell’istituzione è “la tutela, lo studio e la valorizzazione del complesso monumentale composto dal Palazzo Reale, dal Parco, dal Giardino Inglese e dall’Acquedotto Carolino”. Tra gli altri scopi, si fa riferimento al contributo allo sviluppo economico, culturale e civile del territorio e alla promozione dell’immagine dell’Italia nel mondo.

Accanto alla definizione dell’organizzazione dell’istituzione, una sezione è dedicata all’attività contrattuale della Reggia. In osservanza delle norme comunitarie e nazionali, si stabilisce che i contratti sono stipulati dal Direttore sulla base di delibere del Consiglio di Amministrazione. Non sono invece soggetti a preventiva autorizzazione i contratti per gli appalti pubblici di lavori e concessioni al di sotto di un milione di euro e i contratti per gli appalti di forniture, servizi e progettazione al di sotto dei 135 mila euro.

La storia: Nel 1750 Carlo di Borbone (1716-1788) decise di erigere la Reggia quale centro ideale del nuovo regno di Napoli, ormai autonomo e svincolato dall’egida spagnola. La scelta del luogo dove sarebbe sorta la nuova capitale amministrativa del Regno cadde sulla pianura di Terra di Lavoro, nel sito dominato dal cinquecentesco palazzo degli Acquaviva.Il progetto per l’imponente costruzione, destinata a rivaleggiare con le altre residenze reali europee, fu affidato, dopo alterne vicende, all’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773), figlio del più importante pittore di vedute, Gaspar Van Wittel, già attivo a Roma sotto Benedetto XIV nel restauro della cupola di S.Pietro.

La costruzione della Reggia ebbe inizio con la posa della prima pietra il 20 gennaio del 1752 e procedette alacremente sino al 1759, anno in cui Carlo di Borbone, morto il Re di Spagna, lasciò il regno di Napoli per raggiungere Madrid. Dopo la partenza di Carlo i lavori di costruzione del Palazzo nuovo, come veniva denominata all’epoca la Reggia, subirono un notevole rallentamento, cosicchè alla morte di Luigi Vanvitelli, nel 1773, essi erano ancora lungi dall’essere completati. Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi e successivamente altri architetti, che si erano formati alla scuola del Vanvitelli, portarono a compimento nel secolo successivo questa grandiosa residenza reale.

La Reggia di Caserta ha una pianta rettangolare articolata su corpi di fabbrica affacciati su quattro grandi cortili interni e si estende su unasuperficie di circa 47.000 metri quadrati per un’altezza di 5 piani pari a 36 metri lineari. Un imponente portico (cannocchiale ottico”) costituisce l’ideale collegamento con il parco e la cascata, posta scenograficamente al culmine della fuga prospettica così creata.

Lo scalone d’onore, invenzione dell’arte scenografica settecentesca, collega il vestibolo inferiore e quello superiore, dal quale si accede agli appartamenti reali. Le sale destinate alla famiglia reale vennero realizzate in più riprese e durante un intero secolo, secondo uno stile che rispecchia la cosiddetta “unità d’interni” caratteristica della concezione architettonica e decorativa settecentesca ed in parte secondo il gusto ottocentesco per l’arredo composito e l’oggettistica minuta.

Sul vestibolo superiore, di fronte al vano dello scalone d’onore, si apre la Cappella Palatina. Progettata dal Vanvitelli fin nelle decorazioni, è di certo l’ambiente che più di ogni altro mostra una chiara analogia con il modello di Versailles.

Sul vestibolo superiore, di fronte al vano dello Scalone d’onore si apre la Cappella Palatina, inaugurata alla presenza di Ferdinando IV nel Natale del 1784. Essa è simile planimetricamente alla Cappella della Reggia di Versailles, ma collocata, diversamente da quest’ultima, al piano nobile.

Consta di una grande sala a galleria fiancheggiata da due file di colonne che si elevano su un alto basamento sostenuto da pilastri, disegnando due passaggi laterali, attraverso i quali si accede alla Sagrestia della Cappella. La volta a botte è impreziosita da un cassettonato ligneo, mentre il pavimento è realizzato in pregiati marmi policromi. Sopra l’ingresso, di fronte all’abside è la Tribuna reale con semicolonne in marmo giallo di Castronuovo e specchiature in marmo di Mondragone, ad essa si accede mediante una scala circolare posta subito dopo l’entrata sulla destra. La Cappella ha subito gravi danni a seguito dei bombardamenti del novembre 1943; sono andate irrimediabilmente perdute opere di inestimabile valore, arredi sacri e dipinti come La Nascita della Vergine di S. Conca o la Pesentazione della Vergine al Tempio di R. Mengs. L’unica tela superstite, fra quelle commissionate per la Cappella, è quella dell’altare maggiore,“l’Immacolata Concezione“di G.Bonito. Nella zona absidale l’altare in stucco è il modello di quello originario, mai portato a termine, in marmi pregiati. Analogamente non fu completato il tabernacolo previsto in pregiate pietre dure( ametiste, lapislazzuli, corniole, agate e diaspri), al cui posto ve ne è uno in legno policromo.

 

Lo statuto della Reggia di Caserta: D.M. 5 APRILE 2018 REP. 194-imported-77859

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Aprile 2018 e modificato l'ultima volta il 9 Aprile 2018

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