venerdì 26 febbraio 2021
Logo Identità Insorgenti

Arco Borbonico, per il demanio la ricostruzione non spetta all’Autorità portuale

arco borbonico non è compentenza del demanio marittimo
Beni Culturali | 16 Febbraio 2021

La matassa burocratica legata al crollo del cosiddetto arco borbonico– l’arco frangiflutti posto allo sbocco al mare del “chiavicone” e che per alcuni esperti di borbonico non ha nulla, in quanto realizzato in epoca post-unitaria – diventa sempre più ingarbugliata.

L’arco borbonico non appartiene al demanio marittimo

Secondo il direttore regionale dell’agenzia del demanio, Paolo Maranca, in base alla documentazione catastale, l’arco non appartiene al demanio marittimo. A darne notizia, pubblicando la risposta di Maranca alle richieste della Soprintendenza e dell’Autorità Portuale, è l’ex presidente dell’ AdSP Pietro Spirito.

Spirito: “Ora vediamo se quelli che hanno pontificato intendono continuare a farlo”

Spirito ha infatti pubblicato su facebook l’intera lettera con uno stringato commento “Giusto per chiudere, una volta per tutte, la vexata quaestio sul Chiavicone. Ora vediamo se quelli che hanno pontificato intendono continuare a farlo“.

A chi spetterà l’onere di ricostruire la struttura, i cui resti sono attualmente sotto sequestro in quanto oggetto di indagine da parte della procura?

A chi spetterà quindi ricostruire l’arco borbonico?

Il demanio, in assenza di documentazione, dà un’indicazione per cercare di capire di quale ente sia la competenza.

Si lascia osservare altresì che lo stesso non risulta essere identificato né censito catastalmente in quanto parrebbe essere accorpato alle strade pubbliche, di gestione dell’Ente Locale, con le quali sembrerebbe costituirne un unicum“.

Il prossimo passo per sbrogliare la matassa sarà quello di richiedere maggiori chiarimenti all’Agenzia delle Entrate.

Per il demanio la competenza sull’arco borbonico potrebbe essere del comune o della città metropolitana di Napoli

Resta da capire se l’ente locale indicato dal demanio è il comune di Napoli o, come ipotizzato dall’ex assessore ed ex delegata al mare Daniela Villani, di città metropolitana.

La matassa resta ingarbugliata in assenza di documentazione che attesti di quale ente è l’arco

Si tratta comunque di un’ipotesi, di un parere, per quanto del demanio. L’assenza di documentazione non aiuta e, a meno che all’Agenzia delle Entrate non ci sia qualcosa, dovrà essere necessariamente la procura – che sta svolgendo un’indagine in merito e che ha sequestrato l’area nelle scorse settimane – a stabilire chi dovrà intervenire e come, se demanio, autorità portuale, comune, città metropolitana, sentendo probabilmente anche il parere della capitaneria di porto.

Fabrizio Reale

 

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 16 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 16 Febbraio 2021

Articoli correlati

Beni Culturali | 22 Febbraio 2021

Il Toro e l’Ariete. Da Wall Street al museo Salinas: storie di bestie e di potere

Beni Culturali | 20 Febbraio 2021

Pompei: è Gabriel Zuchtrieghel il nuovo Direttore

Beni Culturali | 16 Febbraio 2021

12 anni di immobilismo: per la Chiesa di Portosalvo comitati e associazioni in piazza