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ARTE E IDENTITA’

Il 13-06 alla caserma Bianchini l’arte del Cavallo napulitano

Mondo Napulitano | 12 Giugno 2015

 

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Il cavallo Napolitano emblema di una Napoli mai doma nè mai completamente vinta nè cancellata. Nonostante tutto.

Il 13 giugno 2015, data che ricorda curiosamente la cacciata o meglio diremmo per rimanere in tema…la scalciata dei francesi dal regno di Napoli, presso la caserma “E. Bianchini” sarà protagonista il Cavallo Napolitano e l’arte equestre nata a Napoli nel ‘500, irradiatasi in tutte le corti europee, evento a cura dell’Associazione per i Siti Reali e le Residenze Borboniche.

L’evento è particolarmente degno di nota in quanto vedrà il ritorno…a casa sua per così dire del nobilissimo cavallo napolitano portato ad estinzione dopo l’annessione da parte di casa Savoia, un vero e proprio emblema di Napoli, salvato appunto dall’oblio e ri-generato grazie alla ferrea e folle per molti ma non per il sottoscritto,  idea di un amico, il dott. Giuseppe Maresca che ho avuto il personale piacere d’incontrare lo scorso maggio sulle colline della splendida costiera sorrentina in compagnia dei suoi amici…quadrupedi, stupendi esemplari di una razza fonte delle migliori specie del genere del mondo.

Per farvi comprendere l’eccezionale importanza del suo lavoro che è alla base anche dell’evento del 13 giugno, occorre però fare una ripassata storica sul tema….

Iniziamo col dire che il cavallo, in ispecie sfrenato o per così dire rampante… per tradizione ha sempre rappresentato l’emblema di NAPOLI, fin dai tempi dei padri greci : esso infatti era simbolo del dio NETTUNO – il colpo dei suoi zoccoli si credeva fosse il moto di cataclismi terrestri e di mare – e difatti il cavallo nero su fondo giallo -oro che contraddistingue il seggio -antica fratria greca di Nilo o Nido, che ritroveremo poi più avanti, fu posto in ricordo del mitico cavallo di bronzo eretto in prossimità dell’odierno Duomo probabilmente proprio per la presenza di un tempio dedicato ad Apollo o Nettuno.

Il mito vuole che fu opera di Virgilio mago e che fatto distruggere dall’arcivescovo di Napoli per i riti e le superstizioni ad esso connesse,   fuso per la costruzione del campanile della nostra cattedrale, salvo la famosa testa del palazzo Carafa di cui l’originale è al Museo Archeologico.

Il cavallo napolitano,nato sull’incandescente suolo vulcanico campano fu allevato dai padri greci ed incrociato con le razze che gli etruschi, famosi commercianti portarono da Est. Non a caso i cavalli etruschi dal collo particolarmente ricurvo, le orecchie piccole, le fattezze montonine… caratteristiche del cavallo neapolitano, le ritroviamo perfino nei bassorilievi scoperti ad Arles, Francia dove esistevano notevoli comunità etrusche provenienti dalla Campania che avevano i loro commerci con la Provenza….Successivamente cogli apporti berberi in epoca romana e grazie all’opera, prima degli angioini che lo resero protagonista delle famose cours d’amour e duelli equestri come quelli della Carbonara e poi degli aragonesi – addirittura Alfonso il Magnanimo coniò una moneta con effige rappresentativa di Napoli, proprio il cavallo – per finire agli allevamenti di Carlo di Borbone poi Carlo III di Spagna, il nostro divenne il cavallo più bello, pacifico ma al contempo guerriero, giocoso ed intelligente del mondo in un legame millenario indissolubile con la città di Napoli …..

Dal seggio di NILO infatti proveniva la famiglia patrizia di Federico Grisone, cavaliere accademico napoletano della nobile famiglia di cavalieri dei Grisone-i, definito “padre dell’arte dell’equitazione”e del dressage a partire dalla sua celeberrima opera Gli ordini di cavalcare, una delle prime opere sull’equitazione dai tempi di Senofonte. Tra il 1550 e il 1623, ne vennero stampate ventun edizioni italiane, quindici tradotte in francese, sette in tedesco, sei in inglese e una in spagnolo. Quest’opera darà difatti inizio all’Alta Scuola di equitazione ed adibita tra le prime a cavallerizza fu proprio la Caserma oggi detta Bianchini

Leggiamo infatti dalla Guida de’ forestieri curiosi di vedere e d’intendere le cose più notabili della regal città di Napoli e del suo amenissimo distretto, ritrovata colla lettura dei buoni scrittori, e colla propria diligenza, dell’abate Pompeo Sarnelli del XVII secolo che “la Cavallerizza fu eretta nel borgo di Loreto, presso il Ponte della Maddalena, la quale ha una stanza per l’esercizio de’ cavalli di lunghezza palmi 313, di larghezza 92 ed un terzo.‘’

Ecco quindi perchè l’evento del 13 giugno che con il cavallo di Maresca vedrà la presenza semplicemente di tremila anni di storia napolitane, riveste particolare significato storico e di recupero della nostra identità.
Sabato 13 giugno alla caserma di cavalleria borbonica “E. Bianchini” sarà protagonista il Cavallo Napoletano e l’arte equestre nata a Napoli nel ‘500 e irradiatasi in tutte le corti europee

Fu grazie all’opera di Giovambattista Pignatelli che diede vita alla nascita della prima Scuola Classica equestre infatti che Napoli divenne punto internazionale d’eccellenza  ove tutti coloro che s’avvicinavano a quest’arte, ovunque nel mondo erano obbligati a recarsi e da cui gli stessi cavallerizzi napoletani partivano per insegnare l’arte equestre in tutte le corti d’Europa, Vienna compresa, (un esemplare chiamato Neapolitano nel 1790 lo ritroviamo tra i “fecondatori” della razza Lipizzana..) capitale di quell’impero di cui faceva parte la Serbia…dove l’amico Maresca ritroverà …secoli dopo a costo d’incredibili pericoli l’ultimo discendente di una nobilissima razza equina, o detta perfettissima che con amore, tantissimi sacrifici, competenza e passione egli ha portato avanti sino all’attuale terza generazione… e fino a riportarlo a casa, nella Cavallerizza della Caserma Bianchini…

E Maresca merita questo riconoscimento.

Persona umile e generosa, di gesti gentili ha voluto lo scorso 9 maggio esaudire un mio sogno, quello di ritrovare anche un pezzo della mia storia di napoletano, vedere, ammirare, accarezzare l’opera del suo lavoro, ovvero il rinato cavallo napolitano, accogliendo me ed i miei nipotini prima all’allevamento e poi nella sua casa-museo dedicata al nostro amico equino, in cui campeggia anche una sua opera scultorea in onore del mastino napoletano che pure lui cura – magari sarà occasione d’un prossimo articolo….In quell’occasione abbiamo tutti assistito in un religioso silenzio e compostezza ad un evento storico, commovente d’orgoglio e di educazione al rispetto della nostra memoria, passato, presente e costruzione di un futuro consapevole e consono alla gloria della nostra civiltà neapolitana. Di fronte a noi il cavallo napolitano.

Qui di seguito le foto di quest’incredibile ed emozionante incontro…un sentito grazie a Giuseppe per aver consentito anche alla pubblicazione fotografica.

Massimiliano Verde

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Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 12 Giugno 2015 e modificato l'ultima volta il 13 Giugno 2015

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