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ARTE E IDENTITA’

Lello Scuotto (La Scarabattola): “Per San Gennaro day un santo a testa in su, ecco perché”

Arte e artigianato, Identità, NapoliCapitale | 24 Settembre 2015

san gennaro day by scarabattola

Impossibile, per chi attraversa il decumano maggiore di Napoli, non appiccicarsi col naso alla vetrina de “La scarabattola”. Difficile, infatti, che la bottega dei fratelli Scuotto, con le sue suggestioni identitarie possa lasciare indifferenti.

C’è un Pulcinella San Sebastiano, trafitto di corni rossi al posto delle frecce, che si nota subito dall’esterno. E tanti, tanti simboli identitari, studiati e lavorati nell’atelier degli Scuotto, molto noto e amato anche nell’Europa continentale (Spagna, Francia…) e negli States: dalla riproduzione del cristo velato in bronzo al busto di Totò, anche in versione femmile, dal Vesuvio che erutta un corno rosso, ai pulcinella che escono dall’uovo, altro simbolo fondativo di Napoli. E ancora un tricolore coi denti da Vampiro e un vesuvio che erutta “faccia gialla” alle pareti…

Incontriamo Lello – filtro vivente tra la parte artistica della famiglia e quella “commerciale” – nel negozio a via dei Tribunali 50. Ogni cosa che vedo mi ispira domande e inoltre il tempo vola, ascoltando le sue storie. Così è difficile anche a me ricordare perché sono lì. In realtà l’idea iniziale è di parlare del premio San Gennaro, il trofeo vero e proprio, realizzato proprio dagli Scuotto. Però quando dopo oltre un’ora e mezzo vado via, le domande restano in grossa parte inevase – per mancanza di tempo – e dunque la promessa di rivedersi e riparlare ancora è d’obbligo.

Lello, a guardare bene questo vostro San Gennaro – che finirà domani nelle mani dei premiati del San Gennaro Day – mi pare un po’ insorgente… (ridiamo insieme, ndr). Comunque non ha una posizione consueta, guarda verso l’alto, trasgredendo all’iconografia classica del santo. Ci spieghi perché?

Certo. Anzitutto il nostro San Gennaro guarda verso l’alto perché invoca lui stesso il cielo, quindi come fosse un monito, una richiesta d’aiuto a chi è più in alto. Al tempo stesso quella testa in aria è un invito alla responsabilizzazione, al camminare a testa alta. A non chiedere miracoli, dunque, ma ad essere protagonisti di un cambiamento. Noi ci auguriamo diventi un simbolo, visto che è il “trofeo” San Gennaro per il secondo anno, così come avvenuto con il Festival di Giffoni e il nostro grifone, ormai un simbolo anche quello  di quell’evento, che a mio avviso è un patrimonio nazionale importantissimo, al di là del fatto che il trofeo lo abbiamo ideato noi…

E il coinvolgimento con il San Gennaro day come avviene?

Ovviamente grazie a Gianni Simeoli, che vide il nostro lavoro e se ne innamorò. E così è nata questa collaborazione, che premia l’identità e la napoletanità.

Per te cos’è la napoletanità e quanto è centrale l’identità nel lavoro della Scarabattola?

E’ ovviamente centrale, ma non in modo banale. Non amiamo la napoletanità “urlata” e per quanto mi riguarda è fondamentale distinguere il folclore dal malcostume. Ovviamente io ho un grandissimo rispetto degli artigiani di San Gregorio, senza di loro non ci saremmo neanche noi. Ma il nostro lavoro va in altra direzione, anche con un occhio all’attuale perché in fondo il presepe è rivoluzionario e include anche elementi pagani e a volte molto trasgressivi. Ed ha una sua poetica fondamentale: anche per questo noi riproduciamo i nostri pezzi anche in modo “commerciale”, affinché ciascuno possa portarsi a casa un pezzo della nostra poetica a un prezzo accessibile.

Quanta ricerca c’è nel vostro lavoro?

Tantissima. Abbiamo avuto l’onore di lavorare con Roberto De Simone, trasformando in pastori la tradizione raccolta oralmente dal maestro. Per noi l’arte presepiale napoletana è un patrionio inestimabile, che richiamiamo fin nel nome, la Scarabattola (ma c’è anche il maschile, in napoletano, che è un dispregiativo), che nel 700 era un’edicola a vetri che esponeva immagini e oggetti sacri, rendendoli visibili ma proteggendoli dalla polvere e dall’usura. Ecco noi custodiamo l’identità e la rinnoviamo anche. Adesso stiamo lavorando tantissimo con gli States, dopo i lavori con Madrid e Gerusalemme (dove ci sono due presepi napoletani degli Scuotto). In Virginia stiamo mostrando i nostri modelli di lavorazione, attraverso un manager americano che ci segue e che viene a Napoli una volta al mese, innamorato della città, dove si immerge ogni volta al cento per cento.

***

Resterei altre ore a chiacchierare con Lello, a guardare cataloghi, a farmi spiegare i significati delle tante opere che mi circondano e a sentire storie e progetti (uno, meraviglioso, sempre legato agli States e a un presepe della misericordia, in lavorazione, che richiama l’opera di Caravaggio custodita a poche centinaia di metri dal negozio, di cui poi parleremo più avanti) ma ci ripromettiamo un approfondimento e una visita al laboratorio. Intanto domani San Gennaro degli Scuotto finirà nelle case di tanti artisti che hanno dato il loro contributo alla città. Perché poi non ce lo diciamo, con Lello, ma alla fine siamo tra quelli che a Napoli sono  restati (o tornati) per esaltarne il meglio, con tutte le difficoltà e nonostante tutto.

Anche per questo quel San Gennaro degli Scuotto preferiamo vederlo nella versione a testa alta, non invocante il cielo. Perché è come questa storica famiglia di artisti-artigiani: non si arrende e cammina, fiero di mostrare al mondo il meglio di questa città. Da protagonista e non da soggetto passivo…

Lucilla Parlato

 

 

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 24 Settembre 2015

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