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ARTE E LEGGENDA

Il Diavolo di Mergellina e il misterioso volto della nobildonna napoletana

Arte | 11 Marzo 2020

A Mergellina, su una rupe tufacea isolata dai caotici chalet, sorge la Chiesa di Santa Maria del Parto, eretta nel 1525 grazie al fervente desiderio di uno dei più celebri poeti napoletani, il sommo Jacopo Sannazaro. La chiesa è, non a caso, dedicata alla Madonna del Parto proprio come il “De Partu Virginis”, opera che Sannazaro compose durante il periodo della costruzione dell’edificio sacro.

Santa Maria del Parto non costituisce solo un piccolo gioiello che si specchia sulle rive di Napoli, ma la sua storia è indissolubilmente legata a un’interessante leggenda che riguarda il dipinto “S. Michele che scaccia il demonio” di Leonardo da Pistoia (Pistoia 1502 – Napoli 1548).

Il diavolo di Mergellina

L’opera è nota anche come il “Diavolo di Mergellina” perché raffigura il momento in cui l’Arcangelo Michele trafigge con la sua lancia il demonio, calpestandolo con sdegno. Il volto del maligno però, secondo un’ottica misogina tipica dell’epoca, è quello di una donna. Il dipinto fu commissionato da Diomede Carafa, vescovo di Ariano Irpino, e fu collocato sul primo altare della cappella a destra di chi entra, di cui lo stesso aveva acquisito il patronato.

Qual è allora il motivo per cui il vescovo Carafa scelse proprio questo soggetto?
Osservando attentamente l’opera è possibile riconoscere nel volto del demonio, per la resa del viso così delicato e per la raffinata acconciatura, quello di una donna appartenente alla nobiltà del tempo. Secondo un’antica leggenda (tramandata anche da Benedetto Croce) si tratta del volto della nobildonna napoletana Vittoria d’Avalos.

La donna s’invaghì perdutamente del vescovo Carafa e per questo motivo cercò in tutti i modi di conquistarlo. La tentazione femminile lo tormentò: come sfuggire al demonio con le fattezze della più incantevole creatura in terra? Ma Diomede Carafa riuscì a vincere contro l’insistenza diabolica e in seguito commissionò al pittore toscano, Leonardo da Pistoia un gran San Michele Arcangelo che sconfigge il demonio.

Questa volta però l’antagonista di uno dei temi sacri più ricorrenti del tempo non avrebbe avuto la testa di un mostro serpentino ma quella di una donna, precisamente quella di Vittoria d’Avalos. In basso il dipinto presenta l’iscrizione “Et Fecit Victoriam Halleluia 1542 Carafa”, dove il termine ‘victoriam’ allude naturalmente alla vittoria di San Michele sul demonio ma anche al nome della nobildonna che cercò di tentare il vescovo.

La leggenda secondo Matilde Serao

Secondo un’altra leggenda, narrata da Matilde Serao nella sua celebre raccolta “Leggende Napoletane”, Diomede Carafa prima di prendere i voti s’innamorò follemente di Donna Isabella, una bellissima nobildonna della corte vicereale. In un primo momento il suo sentimento fu corrisposto ma molto breve si rivelò la loro storia d’amore. In seguito Donna Isabella fuggì con un altro uomo e Diomede, dilaniato dall’odio, dalla rabbia e dalla sofferenza, decise di commissionare a Leonardo da Pistoia un’opera che avrebbe dovuto raffigurare Donna Isabella come la creatura maligna per eccellenza.

Il ritratto del volto della donna apparve così bello che subito si diffuse per tutta Napoli il proverbio “Sì bella e ‘nfama comme ‘o riavule ‘e Mergellina” riferito alle fanciulle belle, sfacciate, ammaliatrici e traditrici della città.

Claudia Larghi

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 11 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 11 Marzo 2020

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