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ARTE E STORIA

Mattia Preti e gli affreschi votivi delle porte di Napoli

Cultura | 14 Marzo 2020

“Conosci la storia degli affreschi votivi sulle porte di Napoli?”

Mattia Preti nacque nel 1613 a Taverna, una cittadina in provincia di Catanzaro ai piedi della Sila piccola. Malgrado la totale assenza di appigli documentari che possono descriverci gli anni della sua formazione nella città calabrese è possibile ritenere, così come tramanda il biografo napoletano Bernardo De Dominici, che il giovanissimo artista spesso copiava i disegni del fratello Gregorio che era solito ammirare in casa.

Taverna costituiva per il giovane Mattia una città troppo piccola e provinciale, che non poteva di certo porsi al passo con i maggiori centri italiani in cui erano nate le tendenze artistiche più in voga del tempo. Questo fu il motivo per cui egli lasciò il suo paese natale per recarsi prima a Roma e in seguito a Napoli. Durante la sua permanenza nella città papale fu affascinato dalla pittura di Michelangelo Merisi da Caravaggio e iniziò a lavorare ad opere in cui è fortemente riconoscibile l’influsso del naturalismo e del chiaroscuro caravaggeschi. Lo stesso influsso che porterà nel suo bagaglio una volta trasferitosi nella capitale del viceregno spagnolo, Napoli.

Il turbolento ingresso a Napoli

Secondo il racconto assai colorito dell’importante, ma spesso poco attendibile, fonte letteraria di De Dominici, Mattia Preti sarebbe giunto in una Napoli dilaniata dalla peste e, dopo aver ucciso una guardia, avrebbe scavalcato i cancelli della porta della città, nonostante il viceré avesse ordinato che non si permettesse ad alcuno l’ingresso. L’artista sarebbe stato rinchiuso in carcere e condannato a morte ma grazie alla clemenza del viceré, il quale venne a conoscenza della sua valenza pittorica, avrebbe ottenuto la richiesta di realizzare alcuni dipinti murali sulle porte della città gratuitamente in modo da scontare la sua pena.

L’arrivo a Napoli, sulla scorta della notizia fornita dal biografo napoletano, era stato dunque per lungo tempo fissato al 1656, contemporaneamente al periodo in cui la peste colpì la città. In realtà grazie alle ricerche moderne è ormai certo che Preti fosse già presente a Napoli tre anni prima perché il 22 marzo 1653 l’artista aprì un conto presso il Banco della Pietà di Napoli e che ricevette un compenso per le opere sulle porte cittadine. Nel gennaio 1656 nella capitale viceregnale scoppiò la peste e le sue conseguenze straziarono il popolo napoletano, ma fu proprio durante quel drammatico periodo che vi fu posto anche per l’importante svolta in senso barocco che determinò l’ambito artistico a Napoli.

La commissione più importante

È il 27 novembre 1656 che Mattia Preti riceve la commissione della sua più importante impresa pubblica a Napoli. Gli Eletti del Popolo (organo amministrativo) gli conferiscono il compito di dipingere gli affreschi votivi come ringraziamento all’Immacolata Concezione e ai Santi protettori sulle sette porte della città: porta dello Spirito Santo, porta San Gennaro, porta del Carmine, porta di Costantinopoli, porta Capuana, porta Nolana, porta di Chiaia. Di questa grandiosa opera quasi tutto è andato perduto, infatti l’unico affresco superstite, purtroppo molto rovinato a causa della costante esposizione agli agenti atmosferici, è ancora visibile al di sopra di porta San Gennaro (oggi in via di restauro).

L’immagine della Madonna Immacolata con in grembo il Bambino è posta al centro dell’affresco affiancata dai tre santi Gennaro, Francesco Saverio e Rosalia che intercedono presso la luce divina per la fine della peste. Le figure sacre si stagliano contro uno sfondo che raffigura uno scorcio di una Napoli stracolma di cadaveri lividi raccolti e portati via da altri uomini per sanare le condizioni igieniche delle strade.

Gli affreschi votivi per le porte di Napoli non solo costituiscono il frutto di una complessa, ardua e splendida impresa artistica che può essere considerata l’opera murale più importante a Napoli (nonché l’antesignana degli odierni lavori di street art), ma sono fondamentali perché spianeranno la strada alle generazioni successive, quale quella di Luca Giordano e di Francesco Solimena, per la realizzazione dei più bei cicli d’affresco del Barocco italiano.

Claudia Larghi

Foto Napoli poesia d’Italia 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 16 Marzo 2020

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