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DONNE DA RICORDARE

Artemisia Gentileschi: la consapevolezza e la passione

Cultura, Senza categoria | 8 Marzo 2019

Artemisia Gentileschi é entrata di diritto nella nostra galleria di ritratti delle donne del sud che ne hanno in qualche maniera influenzato la storia per  motivi diversi: è donna dai molti talenti certamente, in grado di superare prove molto dure nella vita.

Ma è soprattutto, artista in grado di influenzare durante la prima metà del ‘600 la scena artistica napoletana insieme al Caravaggio di cui è seguace.

Un legame speciale con la città di Napoli

Artemisia Gentileschi sebbene nata a Roma approda durante la sua maturità a Napoli e ne fa la sua città d’elezione.
È qui che realizza alcuni dei suoi capolavori più famosi.
Non solo la prima versione di Giuditta che decapita Oloferne ma anche gli straordinari dipinti del Duomo di Pozzuoli.

I primati della pittrice sono molti:
Prima donna ad essere ammessa, contrariamente al marito anch’esso pittore, all’accademia Fiorentina delle Arti e del disegno
Prima pittrice ad ottenere commissioni dalla chiesa ovvero proprio i dipinti della cattedrale di San Procolo.

Donna pratica e volitiva

Artemisia é una donna pratica e volitiva che si sposta nelle città più importanti e vibranti dal punto di vista artistico dell’epoca: Firenze, Londra, Genova, Venezia, Napoli.
Sempre alla ricerca di nuove commissioni e di incarichi che possano mettere alla prova la sua arte.

Stuprata appena diciottenne dal pittore Agostino Tassi con cui il padre l’aveva mandata a studiare la prospettiva Artemisia è già all’epoca un’artista con molta esperienza.
Frequenta, infatti,  sin da quando era molto giovane la Bottega del padre Orazio, pittore di una certa fama, che la educa alla consapevolezza del suo ruolo di artista forse prima ancora che di donna.
Artemisia frequenta un ambiente tipicamente maschile e lo fa con la disinvoltura che l’immensa passione per la pittura le dà.

Il matrimonio combinato dopo lo stupro

Per la pittrice quindi, è un duro colpo scoprire che dal processo che viene intentato ad Agostino Tassi per il suo stupro quest’ultimo ne è sce praticamente indenne, eppure lei accetta senza temere, il matrimonio combinatogli dal padre con il pittore Pietrantonio Stiattesi e si sposta a Firenze.
Anche nei primi tempi dopo il.suo trasferimento nonostante la difficoltà di reperire committenze, Artemisia resta sempre acutamente consapevole e convinta di poter essere una moglie e una madre senza abbandonare la sua arte.
Questo la porterà a lavorare instancabilmente per i suoi obiettivi.
In pochi anni viene ammessa all’Accademia e lavora per i Medici, i signori di Firenze.
Dopo Firenze è sicuramente Napoli la città che le dà molta fama tra i suoi contemporanei e certamente quella che la pittrice ama di più. Qui come detto, realizzerà un ciclo di dipinti nella cattedrale di Pozzuoli e lavorerà per la regina D’Austria.

Le donne di Artemisia

Artemisia Gentileschi da artista non ha paura di confrontarsi con i grandi temi della pittura, i miti e gli episodi della Bibbia lasciandoci una incredibile galleria di personaggi femminili che racchiudono in se la razionalità del pittore e la sensualità della pittrice.

Figure che non sono solo forma ma anche pensiero: quello che l’artista vuole comunicare con maggiore forza.

Nei secoli molto spesso l’arte di Artemisia Gentileschi é stata letta attraverso la sua dura esperienza giovanile in realtà.

A ben intendere la sua opera ci si trova molto più “semplicemente” e meravigliosamente di fronte ad una delle più straordinarie interpreti del Barocco e della scuola caravaggesca.
La “Giuditta che decapita Oloferne” straordinario capolavoro conservato in una copia al Museo di Capodimonte a Napoli e in un’altra versione a Firenze é forse l’emblema della femminilità consapevole di Artemisia Gentileschi.

La Giuditta di Artemisia è una donna forte che, al contrario di quella del dipinto di Caravaggio, non mostra nessuna impressione di fronte al sangue che sgorga copioso macchiando il materasso, lo sguardo attento, le braccia salde completano il ritratto di una donna che sa perfettamente cosa sta facendo.

Molti hanno letto rabbia e quasi divertimento nell’espressione di Giuditta mentre procede alla decollazione del principe Assiro; in realtà l’aspetto probabilmente più lampante è l’acuta consapevolezza che traspare dallo sguardo, dalla prossemica di un corpo che ha ben chiaro il suo scopo.

Un obiettivo “alto” che trascende dai personalismi e ci dice sulla pittrice sicuramente più di quanto possa dirci la sua biografia.

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 8 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 9 Marzo 2019

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