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ARZANO

La protesta dei commercianti in una Città abbandonata dalle istituzioni

Attualità | 16 Ottobre 2020

Non accenna a placarsi la protesta dei commercianti di Arzano, al secondo giorno di contestazioni dopo il lockdown imposto dal Commissario prefettizio, Gabriella D’Orso. Dopo il blocco e l’occupazione della Rotonda andata avanti per tutta la giornata di ieri, stamane la mobilitazione si è spostata sul Corso Salvatore D’Amato, arteria comunale lungo la quale si sviluppa il Polo Industriale cittadino. Nelle ultimissime ore, invece, i blocchi si sono estesi anche alle rampe di svincolo e di accesso dell’Asse Mediano, la strada extraurbana che collega tutti i comuni dell’entroterra a nord di Napoli.

L’ordinanza, emanata nella serata di mercoledì 13 ottobre, ha imposto la chiusura di tutte le scuole, ristoranti, bar, negozi, cimiteri e palestre presenti sul territorio fino al prossimo 23 ottobre. Ciò nonostante, i residenti possono in ogni momento entrare e uscire dai confini comunali, potendo così fare altrove ciò che ad Arzano, per poco più di dieci giorni, non gli sarà consentito fare.

Una decisione contorta e insensata, dal momento che la libertà di movimento dei cittadini arzanesi non collima con le esigenze di contenimento del contagio. Nella mattinata di oggi, infatti, il numero dei positivi nella sola Arzano è salito a 207, confermando il trend di comune con la percentuale più alta di contagiati di tutto il territorio di competenza della Asl Napoli 2 Nord.

Una Città abbandonata e allo stremo

Negli ultimi dodici anni, dal 2008 a oggi, Arzano ha avuto due soli Sindaci e uno svariato numero di Commissari Straordinari, simboli e fautori di un’emorragia politica che ha privato il territorio dell’azione di governo necessaria per dare alla Cittadinanza risposte di ogni ordine e genere. Dai trasporti ai servizi sociali, dalla valorizzazione degli spazi pubblici fino allo sviluppo del tessuto economico e della messa in sicurezza dei livelli occupazionali.

Quanto descritto costituisce il terreno sopra al quale si colloca la rabbia e l’insurrezione dei commercianti arzanesi, sfiancati da anni di totale solitudine istituzionale e ora letteralmente piegati sulle gambe dalla prospettiva di un nuovo stop forzato. Hanno già dovuto abbassare le saracinesche per diversi mesi, salvo riaprirle sostenendo sforzi economici non alla portata di tutti. In cambio, gli aiuti e i sussidi ricevuti, oltre che giunti in ritardo, hanno rappresentato una goccia nell’oceano delle incertezze con cui convivono non solo da qualche tempo, ma da anni.

Non hanno (solo) paura di morire di Covid, ma di fame. Temono per le loro famiglie, che vivono e si nutrono dei guadagni di quelle attività. La vera e più grande emergenza insita nella seconda ondata di contagi è quella sociale. Sono le istanze di chi ha già pagato un conto salato a cui dover dare ascolto e seguito.

E invece gli si rimette il cappio al collo, dall’oggi al domani, condannandoli a un’eterna lotta alla sopravvivenza in cui spazio per tutti non potrà mai esservi.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 16 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 16 Ottobre 2020

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