domenica 22 settembre 2019
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ATLANTE DEI LUOGHI DIMENTICATI

Capua tra incuria, degrado e personale fantasma

Arte, Beni Culturali | 27 Giugno 2019

Quinta tappa della rubrica “Atlante dei luoghi dimenticati”, una serie di racconti on the road sulle strade campane per descrivervi e gettare luce sui siti culturali ed archeologici che, per mala gestione e mala politica, sono abbandonati a sé stessi o addirittura dimenticati e ormai  totalmente fuori dai giri turistici della nostra regione. Se volete recuperare le prime due sono queste: la prima su la tomba di Scipione, l’altra sul quadrato degli illustri a Poggioreale, la terza a San Carminiello ai Mannesi , la quarta a Pozzuoli fra le necropoli abbandonate

 

«Me ne andavo solo tra le rovine dell’anfiteatro campano, dove rimanevo molte ore, pensando all’antica grandezza di Capua, ad Annibale, a tutta la storia di Livio…»

(Luigi Settembrini)

Capua altera Roma (Capua seconda solo a Roma), diceva Cicerone. E il trionfale arco dell’imperatore Adriano, da duemila anni ostinatamente piantato all’ingresso di Santa Maria Capua Vetere, l’antica Capua, che ci accoglie nella quinta tappa di questo viaggio.

Secondo Cicerone, Capua era la più grande città d’Italia nel IV secolo a.C., e da questi luoghi, secondo gli studiosi, partì nel 73 a.C. la rivolta dei gladiatori capeggiati da Spartaco, rivolta che per  ben due anni tenne sotto scacco Roma. Proprio qui, inglobato nel tessuto cittadino della desolata provincia casertana, si trova infatti il secondo anfitratro per dimensioni del mondo antico dopo il Colosseo di Roma, rispetto al quale è addirittura antecedente, oltre che modello di riferimento.

Ed è qui che ho deciso di portare degli amici scesi a Napoli per delle ferie e che mi hanno chiesto qualcosa che vada oltre il solito giro turistico, nella quinta tappa di questo Atlante di cui avevamo già indicato criticità in questo articolo precedente.

Una strada lastricata da bar e negozi anonimi

Percorrere la strada che conduce ad uno dei più importanti beni archeologici al mondo tutto fa presumere tranne  la destinazione finale; percorriamo la via Appia, costruita sulle ceneri della omonima arteria romana: è oggi solo una spoglia strada di passaggio, habitat di svariati bar, negozi anonimi e qualche industria. Sporadiche indicazioni buttate a caso ci indicano la strada che ci porterà  alla tappa del nostro tour (tanto che anche io ho faticato non poco ad orientarmi) e  quasi stavamo  perdendo le speranze di godere attimi di bellezza quando in lontananza, dal nulla, scorgiamo l’Arco romano, da millenni porta d’ingresso della città.

Soltanto pochi metri dopo, tra abitazioni del dopoguerra e palazzi, svetta l’anfiteatro voluto e decorato dall’imperatore Adriano, ancora perfettamente conservato (ma negli anni pesantemente depredato e abbandonato), mentre ai suoi  piedi giacciono i resti della prima arena, quella in cui il gladiatore Spartacus compì le sue gesta e capeggiò la rivolta degli schiavi che mise in ginocchio Roma.

Di tutta quella gloria oggi sembra sia rimasto poco. Così come sono davvero pochi i turisti che visitano l’anfiteatro Capuano: oltre noi altre 5 persone, nonostante i soli 2 euro e 50 centesimi per il pacchetto ingresso Anfiteatro, Museo e Mitrario.

 

Un tour in solitaria fra le anime di gladiatori e i reperti storici

Il tour inizia con la calda accoglienza lungo il perimetro dell’anfiteatro da parte di un parcheggiatore abusivo,  con relativo pagamento di un obolo di due euro.  Espletate queste formalità burocratiche (che benvenuto folkloristico per i miei amici) possiamo avviarci agli ingressi dove si fondono bellezza e sconforto: attraversata l’area della biglietteria e del bar – ben curata, pulita, con un prato all’inglese – tutto si trasforma come per magia in erbaccia e sterpaglie appena varcato il cancello di separazione. Procediamo a casaccio: le indicazioni sono poche e non si vedono guide o tour a cui aggregarsi; siamo in completa solitudine mentre giriamo per le maestose rovine e il museo gladiatorio con tanto di birre, neanche fossimo ad un pic nic in montagna. Intorno a noi ci sono innumerevoli cumuli e, avvicinandomi, capisco che se provassi a trafugare un reperto archeologico nessuno se ne accorgerebbe. Non ci sono sorveglianti in giro. Avrei potuto beatamente prendere qualche pietra millenaria, metterla in borsa e portarla a casa come souvenir storico.

Scendendo nei magnifici sotterranei la storia non cambia. L’abbandono e le erbacce fanno a botte con il sorprendente stato di conservazione delle gallerie in cui duemila anni fa i gladiatori attendevano il proprio turno per combattere. Luoghi straordinari che meriterebbero ben altri numeri rispetto ai cinque visitatori che si sono fermati a riposare lì dove si sono letteralmente scritte pagine di storia.

Ritrovarsi al cospetto di reperti così maestosi, in totale solitudine, è stato un privilegio che dobbiamo solo e soltanto alla nostra curiosità. Ma è alla bellezza, come insegnava l’imperatore romano, che bisogna abbandonarsi, e quindi proseguiamo: ci aspetta il Museo Archeologico e il Mitreo.

Il mitreo, piccola pietra preziosa in una corona di spine

Riprendiamo l’auto, indicazioni come al solito scarse ma, ahinoi, ci abbiamo fatto l’abitudine. Arrivati al museo il custode borbotta qualcosa indicandoci l’ingresso. Ci accodiamo ad una piccola scolaresca con guida per orientarci fra i bellissimi reperti. Attenzione però, non è possibile fare i biglietti in sede perchè essendo un biglietto unico si ritira tutto all’anfiteatro e quindi nel caso non siate passati  prima da lì bisogna tornare  indietro, come un eterno gioco dell’oca.

La cosa più ilare però ci accade alla richiesta di visitare il Mitreo, uno dei meglio conservati al mondo. Il custode, ironicamente oberato di lavoro, ci indica la strada -mappe non ne esistono pare- per arrivarci spiegandoci che si trova  a circa 300 metri. Spronato dalle nostre insistenze e dato che per ovvi motivi geografici non sapevamo la strada ci accompagna aprendoci finalmente la porta del Mitreo che ci accoglie con una bellezza abbagliante, testimonianza di un passato glorioso e  piccola pietra preziosa incastonata in una corona fatta di sole spine. Sempre soli, sempre senza guida, con la possibilità di fare letteralmente ciò che vogliamo per quanto tempo ci pare.

è  scandaloso che per oltre un’ora di visita non ci sia stata nemmeno l’ombra di un sorvegliante, di una guida o di chiunque altro aggirarsi nella zona.  Mi sarebbe andato bene anche qualcuno pacchianamente  travestito da gladiatore giusto  per fare atmosfera. Invece nulla. D’accordo, anche io amo un certo  “romanticismo” dato  dell’esplorazione selvaggia nell’Italia antica, ma forse un percorso, moderno e interattivo, non sarebbe stata una cattiva idea e avrebbe attirato più turisti.

L’ennesimo racconto di uno spreco italiano

Tanto per intenderci e per fare un esempio pratico,  il cosiddetto Vallo di Adriano, una  fortificazione eretta in Britannia dallo stesso Adriano per segnare il confine  dell’impero romano, accoglie qualcosa come 900mila visitatori l’anno.  NOVECENTOMILA. Un muro. Ed in Gran Bretagna, non esattamente la culla della cultura latina. All’estero praticamente  su una insignificante parete di epoca romana, un muro trumpiano  ante litteram, si riescono ad attuare strategie di marketing capaci di attrarre più turisti di un qualsiasi nostro tempio in provincia.

Alla fine sarà una conclusione anche banale, ma di questo si parla, di brand. E l’antica Capua il suo marchio ce l’ha già ed è già famoso in tutto il mondo: si chiama Spartaco (oltretutto la famosa serie Spartacus, trasmessa su sky, è ambientata qui)  ed è questo che vorrei raccontare o far  visitare agli amici che mi chiedono consiglio su dove andare di bello oltre i soliti circuiti. Della bellezza, della storia,  il sapersene prendere cura  e non l’ennesimo racconto di uno spreco italiano, figlio dell’incapacità – voluta o meno-  di intravedere la bellezza che può nascere da ciò che, per chissà quale fortuna, i tempi antichi ci hanno regalato.

 

Aniello Napolano

 

 

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 27 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Giugno 2019

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