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ATLANTE DEI LUOGHI DIMENTICATI

Pozzuoli, Un “gran tour” fra le necropoli abbandonate

Beni Culturali, Turismo | 6 Aprile 2019

Quarta tappa della  nuova rubrica “Atlante dei luoghi dimenticati”, una serie di racconti on the road sulle strade campane per descrivervi e gettare luce sui siti culturali ed archeologici che, per mala gestione e mala politica, sono abbandonati a sé stessi o addirittura dimenticati e ormai  totalmente fuori dai giri turistici della nostra regione. Se volete recuperare le prime due sono queste: la prima su la tomba di Scipione, l’altra sul quadrato degli illustri a Poggioreale, la terza a San Carminiello ai Mannesi

 

 

“Dare un resoconto di questa giornata non è cosa facile (…) Una gita in mare fino a Pozzuoli, brevi e felici passeggiate in carrozza o a piedi attraverso il più prodigioso paese del mondo. Sotto il cielo più limpido il suolo più infido; macerie d’inconcepibile opulenza, smozzicate, sinistre; acque ribollenti, crepacci esalanti zolfo, montagne di scorie ribelli a ogni vegetazione, spazi brulli e desolati, e poi, d’improvviso, una vegetazione eternamente rigogliosa, che alligna dovunque può e s’innalza su tutta questa morte, cingendo stagni e rivi, affermandosi con superbi gruppi di querce perfino sui fianchi d’un antico cratere…”

Johann W. von GoetheViaggio in Italia, 1 marzo 1787

La fermata di questo viaggio inizia con una passeggiata in un mercatino di libri vecchi e usati per il quale ho una certa sindrome da crocerossina. Scavando in quelle ceste piene di storia e di storie, mi cade l’occhio su una vecchia edizione edita da Bur di “Viaggio in Italia” di Goethe che prendo come un buon auspicio visto che sono esattamente nella zona dei Campi Flegrei, “sotto il cielo più limpido e il suolo più infido”, come scriveva  lo scrittore tedesco nel ‘700 alludendo al vulcanesimo ancora attivo di quest’area.

Incuria e cemento seppelliscono la storia

I protagonisti del Grand Tour che fra Sette e Ottocento  attraversarono le contrade del Sud Italia alla ricerca di quel senso di assoluto che la grande bellezza dell’Arte e del Paesaggio riescono a regalarci  sono forse stati gli ultimi a vederla e ad ammirarla per  i misteriosi stucchi, espressione di antichi culti iniziatici destinati a guidare i defunti nell’arduo viaggio verso l’Aldilà. Questi  numerosi viaggiatori dei secoli passati che  ritrovarono, nei Campi Flegrei, l’apoteosi dello Spirito; proprio qui tra i vapori di zolfo e le vestigia di un affascinante passato, sbalorditi, fra gli avvenimenti della Natura e della Storia”. Qui dove abbandonato a se stesso si trova un concentrato di storia e di paesaggio naturale, purtroppo alterato dall’azione umana. Incuria e cemento.

Un gran tour dell’abbandono

Ma partiamo dal principio. Com’era d’uso nelle città antiche, fuori dalle mura si stagliavano le necropoli innalzate  costeggiando le vie principali, quasi a ricordare al viandante la fragilità della vita. A Pozzuoli i resti più rilevanti si trovano lungo la via consolare Campana, una antica arteria di collegamento fra Pozzuoli e Capua, con particolare concentrazione nelle zone di via Celle e di San Vito. Ed è proprio questa la mia prima tappa di questo “gran tour” dell’abbandono.

Lo sconcerto mi assale quando percorro Via Celle per rimirare la necropoli romana. Percorsa la breve galleria si staglia imponente la caratteristica struttura a celle in cui venivano conservate le anfore con i resti mortali degli antichi abitanti di Puteoli tra erbacce, cartacce e bottigliette di plastica infilate dappertutto. Addirittura un cesso, si un cesso, messo li e abbandonato fra gli scavi con tutta la struttura.

Giacciono li esposte all’usura del tempo e alla devastante azione dell’uomo che le ha impropriamente utilizzate nei secoli come cantine, ovili, porcili, e persino abitazioni. Esse furono tuttavia  a lungo annoverate tra le mete degli eruditi antiquari che visitavano la zona, incantati  e attirati dal loro fascino arcano. Ma se questi eventi erano pressoché inevitabili in un’epoca in cui non esistevano regole di salvaguardia, risulta scandaloso che tanto abbandono le colpisca ancora oggi, nell’epoca dei vincoli e dei divieti, lasciandole alla mercè di tombaroli e vandali.

Il paradosso del fondo di Fraia

Il paradosso più clamoroso si raggiunge però con quella che ha fatto più male, la necropoli del fondo di Fraia. Adorno di stucchi, tempietti, tracce di affreschi, nicchie e sculture, esposti all’umidità e al degrado vedere questo fondo, sconosciuto ai più perché facente parte di un terreno privato  inaccessibile, fa ancor più male perché  ogni anno, 6 milioni di persone visitano alcuni dei suoi stucchi esposti al British Museum di Londra. Veneri, figure mitologiche che suonano la lira, reggono in mano patere rituali o cavalcano leoni e mitiche creature marine contornati da festoni di foglie d’alloro, figure appartenenti al corteo dionisiaco, compaiono in stucchi di alta qualità esposti nelle teche dedicate ai beni archeologici di Napoli e Pompei, pronti ad incantare quotidianamente i visitatori ignari del degrado in cui versa la tomba da cui provengono.

Londra si gode i frutti della nostra incuria

“Certo aver staccato questi pezzi dal contesto originario – dichiara Paul Roberts, responsabile delle collezioni romane – non è propriamente una buona pratica archeologica, ma almeno in questo caso la scelta si è rivelata provvidenziale, visto il destino della tomba”. E come dargli torto visto che mentre a Londra i turisti -magari anche campani- si godono i frutti della loro terra a loro insaputa nella fu Campania Felix si lascia tutto al loro destino, come rifiuti archeologici.

Totale disinteresse della popolazione e della politica

Un abbandono cosi lascia veramente basiti. Un totale disinteresse della popolazione e della politica, come se la storia, le tradizioni e la cultura non c’interessassero. Ancor più grave e se pensiamo al gesto  del viceré di Napoli don Pedro Alvarez de Toledo il quale nel 1540 volle edificare a Pozzuoli la sua dimora preferita, dopo aver visto la distruzione, il dolore e la miseria dei suoi sudditi causato dal terremoto di Tripergole nel 1538, gesto fatto per amore della sua città e della sua gente. Amore che sembra morto e sepolto in una di queste necropoli abbandonate.

Aniello Napolano

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 6 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 6 Aprile 2019

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