giovedì 12 dicembre 2019
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ATLANTE DEI LUOGHI DIMENTICATI

San Carminiello ai Mannesi, un tesoro archeologico abbandonato in pieno centro storico

Beni Culturali, Turismo | 10 Gennaio 2019

Terza tappa della  nuova rubrica “Atlante dei luoghi dimenticati”, una serie di racconti on the road sulle strade campane per  raccontarvi e gettare luce sui siti culturali ed archeologici che, per mala gestione e mala politica, sono abbandonati a sé stessi o addirittura dimenticati e ormai  totalmente fuori dai giri turistici della nostra regione. Se volete recuperare le prime due sono queste: la prima su la tomba di Scipione, l’altra sul quadrato degli illustri a Poggioreale.

Napoli è una città viva, mutevole agli occhi degli stessi abitanti,  è la città dove se percorri la stessa strada tutti i giorni, ogni giorno, su quella stessa strada, all’improvviso, ti accorgi di qualcosa che non avevi mai colto precedentemente.

La terza tappa di questo viaggio inizia proprio cosi, passeggiando per via Duomo  lungo la strada che ad un certo punto interseca  via dei Tribunali e via San Biagio dei Librai. Lì sulla sinistra scorgo delle rovine  cinte da un muro che viene preso a pugni dall’incuria e dalle varie tag dei writers del centro che  usano quel muro come  una  tela di prova  per dichiarazioni d’amore ad anime in pena. Fu il muro che il mio giornale, Identità Insorgenti, scelse con l’artista Nicola Masuottolo, due anni fa, per apporvi un’opera che richiamasse l’attenzione sul luogo di cui vi stiamo parlando. Poi qualcuno lo ha strappato via e regalato all’oblio anche quello (qui il video della performance di Masuottolo)

Benvenuti a San Carminiello ai Mannesi, dove degrado ed abbandono regnano sovrani

Benvenuti a San Carminiello ai Mannesi, dove degrado ed abbandono regnano sovrani in uno dei luoghi più nascosti ma anche tra i più antichi della città. Cancelli chiusi ed arrugginiti, indicazioni precarie se non totalmente assenti sono il biglietto da visita per chi – cosa molto teorica, data la poca pubblicità al sito – volesse presentarsi per una visita, una foto o solamente conoscere quello che dovrebbe essere, sempre in teoria, uno dei siti archeologici più importanti di Napoli.

Un bagno  che affaccia direttamente in area archeologica, un pugno in pieno volto alla Storia napoletana

Destatomi dallo stupore e shock , giro intorno al muro di cinta scrostato per cercare  indicazioni, orari, un numero di telefono o quantomeno un segnale che ci indichi l’esistenza o meno di persone, associazioni che si occupino del luogo non trovando ovviamente nulla, tranne un bagno. Ebbene sì, avete letto bene, un bagno (abusivo scopriremo poi) mezzo divelto che affaccia direttamente in area archeologica, un pugno in pieno volto alla Storia napoletana.

Chiedo dunque all’unica attività aperta che trovo, una pizzeria (Terra Mia) gestita dalla signora Italia e marito, spiegazioni in merito e il ritratto che ne esce è avvilente con   amarezza e sconfitta che  trapelano delle parole dei gestori.

“Abbiamo anche chiesto aiuto alla Sovraintendenza Archeologica, ricevendo in cambio solo parole e promesse  al vento” ci raccontano rassegnati, “il complesso potrebbe essere un importante punto di partenza per  uno sviluppo della zona”

Nel cuore degli scavi, un mitreo con quel che resta di un dipinto del dio Mitra

Il  sito,  posto in una zona tristemente salita agli onori delle cronache solo  per stese, morte e paranza dei bambini,  è composto  da una stratificazione di uno spazio che ne contiene molti altri, appartenenti a epoche diverse.  La chiesa del Carmine dei Mannesi, distrutta da una bomba nel 1943 come punto apicale e via via scendendo  si trova un complesso termale romano,  cisterne, vasche, ed infine arrivati  nel cuore degli scavi, un mitreo con quel che resta di un dipinto del dio Mitra, di cui si riconosce il profilo della divinità mentre sta uccidendo un toro, un sacrificio necessario per fecondare la terra. Un culto persiano – anche gli dei viaggiavano –   Mitra era il dio dei patti, delle alleanze che raggiunse una grandissima popolarità tra soldati, schiavi e mercanti d’Occidente,  sino a declinare con la diffusione del Cristianesimo.

Un abbandono a cui queste persone tentano di porre rimedio

Perle ai porci visto che come, potete vedere dalle foto, siamo passati dall’altare per il  culto del Dio Mitra ad avere un cesso abusivo con vista scavi.  Un abbandono a cui queste persone, che hanno la propria attività proprio di fronte l’ingresso chiuso con un cancello e catena arrugginita, nel loro piccolo in qualche modo tentano di porre rimedio. Quando fra le grate  scorgiamo  buste e cartoni delle pizze sulla pavimentazione la signora continua a raccontare e quasi sfogandosi, anticipando anche la mia domanda, come in una sorta di flusso di coscienza “Mio marito, in una sorta di lotta contro i mulini a vento, ha iniziato pulendo il perimetro   pieno di roba abbandonata e ha chiesto più volte di ripulire l’entrata piena di robaccia lasciata lì, fino a quando non ricevendo risposta  è saltato dentro ripulendo lo spazio antistante al cancello”.

Un cortocircuito politico amministrativo che penalizza tutta la zona nonostante associazioni (come i Sedili Di Napoli)abbiano chiesto l’affidamento del sito per aprirlo una volta  restaurato, ai legittimi proprietari, napoletani e semplici turisti.

Una zona  da sempre senza pace visto che questo tesoro archeologico ha avuto una storia travagliata

Noi di identità, come vi abbiamo anticipato, avevamo già presente il problema visto  che un paio di anni fa, grazie a Nicola Masuttolo, sui muri perimetrali non vincolati riuscimmo con a dare lustro ed accendere una piccola luce , nell’ambito  del San Gennaro day, alla zona (vedi video sopra).

Una zona  da sempre senza pace visto che questo tesoro archeologico ha avuto una storia travagliata. Ciò che si vede ora è parte di un’area più estesa, strutture che nel corso dei secoli sono state interrate: gli abitanti del luogo raccontano persino di un ampio cunicolo collegato con il porto, utilizzato dall’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale.

E ancora c’è chi, in quel passaggio segreto, giura di aver  visto con i proprio occhi,  carri armati e scheletri umani.

Aperture saltuarie e solo in prossimità di eventi

Dopo la scoperta, il complesso termale è stato per decenni adibito a parcheggio abusivo e a scuderia clandestina: i cavalli erano del clan Giuliano, che aveva anche fatto costruire un appartamentino, ancora in parte visibile, per il custode. Difatti ci furono sequestri da parte della magistratura  e via discorrendo fino al triste presente, con aperture saltuarie e solo in prossimità di eventi (maggio di monumenti..) per poi richiudere il sipario dimenticando, o peggio,  nascondendo la polvere sotto il tappeto.

Parlare di questi luoghi serve anche  a “pensare” la città

Ma tale modus operandi è contro lo spirito di questa rubrica e del giornale che la ospita.

L’idea di fondo che tiene in vita questa rubrica infatti è  proprio questa: questi  luoghi sono pieni di storie che vanno raccontate, non nascoste,  con la certezza che anche nelle schegge di passato è custodito il futuro. Raccontare un monumento, seppur decaduto e abbandonato  significa accendere un faro e  promuovere cultura,  smuovere il  sapere,  tentare di rendere vivi  gli spazi perduti.  Parlare di questi luoghi serve anche  a “pensare” la città: ovvero prendere la parola per riappropriarsi degli spazi urbani, quelli che ci vengono sottratti dal sovraffollamento, dal traffico, dalla delinquenza piccola o grande che sia, quelli usurati dall’incuria e dalla mancanza di progettualità politica.

Opporsi, agli sguardi definiti in modo univoco di chi non cura la propria terra

Con i racconti, si esplorano nuovi spazi – è proprio il caso degli scavi del Carminiello – , si moltiplicano le visioni della città, arricchendo, naturalmente, il nostro modo di vivere l’ambiente. Alla luce di questa visione delle cose tale articolo, tale rubrica e questo giornale si oppongono, provano ad opporsi, agli sguardi definiti in modo univoco di chi non cura la propria terra.

Aniello Napolano

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 10 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Gennaio 2019

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