giovedì 13 dicembre 2018
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ATLANTE DEI LUOGHI DIMENTICATI

Sulla tomba abbandonata di Scipione l’Africano, dove i turisti americani si chiedono “Perché è chiusa?”

tomba di scipione
Beni Culturali | 11 Ott 2018

Ingrata patria non avrai nemmeno le mie ossa.

(Scipione)

Parte oggi una  nuova rubrica chiamata “Atlante dei luoghi dimenticati”, una serie di racconti on the road  sulle strade campane per  raccontarvi e gettare luce sui siti culturali ed archeologici che, per mala gestione e mala politica, sono abbandonati a sé stessi o addirittura dimenticati e ormai  totalmente fuori dai giri turistici della nostra regione.

 

La partenza del nostro viaggio nei luoghi abbandonati e dimenticati della nostra storia è  un luogo dove ha vissuto e riposa per l’eternità uno dei più valenti uomini politici e generale dell’antica Roma, Scipione l’Africano. Si trova nell’antica Liternum, attuale Lago Patria. Penserete che un uomo di tale levatura politica e storica avrà sicuramente degna sepoltura. Purtroppo non è così.

Alla tomba e al parco Antica Liternum ci si arriva percorrendo lingue di asfalto che  si snodano  fra ali formate da campi, case abusive, motel e bar che a vedere ciò che avrebbe potuto essere questa zona ricca  di storia e percorsi eno-gastronomici viene il magone ogni volta.  Stavolta, però, non si tratta di andare su uno dei mille lidi che sorgono ai fianchi dell’antica via Domitia  – un tempo strada di importante collegamento urbano fra Mondragone e il porto di Pozzuoli ed oggi collegamento fra le città e la spiagga, inframmezzata da sporcizia e prostitute – ma di fare e dare giustizia ad una delle più importanti figure storiche dell’antica Roma, probabilmente al pari di Cesare.

Publio Cornelio Scipione Africano, militare e politico romano, colui che sconfisse Annibale nella battaglia di Zama e poi infangato per concussione, ingiuriato da Catone, è morto e riposa qui, sotto una lapide abbandonata segnalata solo da un cartello posto poco fuori il viale che snoda fino all’ingresso del parco archeologico di Liternum.

Un sito archeologico di tale levatura culturale  dovrebbe avere ed ottenere la giusta valorizzazione, come  probabilmente avviene  in ogni parte del mondo  civilizzato. Quante volte abbiamo sentito che l’archeologia e la storia sono il petrolio dell’Italia e sopratutto del sud? Quante promesse, parole,  soltanto parole abbiamo sentito in proposito? Qui invece, nonostante siano state impegnate risorse ingenti provenienti dal Por FESR Campania 2000/2006 che  a partire da agosto 2006  ha messo a disposizione circa 480mila euro del I lotto dei lavori (ai quali vanno aggiunti, anche se risultano impegnati solo in parte, circa 2,5 milioni di euro del II lotto) abbiamo avuto come risultato di trovarci davanti solo una desolante distesa di  sterpaglie e rovi.

Lì dove dovrebbero esserci studiosi intenti a ricostruire storia di miti e leggende o guide turistiche a raccontare  quelle storie in varie lingue a turisti di ogni provenienza, oggi ci sono cespugli incolti e cancelli pieni di ruggine, oltretutto facili da scavalcare: reperti di importante valore storico sono lì, in bella vista, alla mercè di qualsiasi ladro tra canneti selvatici e triste desolazione.

Il bello è che proprio quando siamo andati noi, abbiamo trovato due americani, turisti avventurieri, che chissà come  si erano allungati fra mille difficoltà fino al sito. Trovandolo, come noi, chiuso e senza nessuna indicazione su come, dove e quando organizzare una eventuale visita. Questo per dire quanta potenzialità perduta tenendolo sbarrato.

All’interno del Parco archeologico Liternum, fra il foro con annessi capitolium, basilica e teatro, fra i quartieri abitativi e tratti di viabilità urbana, area artigianale e ambienti di carattere commerciale, oltre a resti di un santuario con portico, di un complesso termale e di un anfiteatro, oltre alla lapide di Scipione, continuano a vivere, inspiegabilmente, due famiglie, in edifici con tanto di spazi coltivati, considerati abusivi sia dal Comune che dalla Soprintendenza archeologica.

Edifici, peraltro di mole considerevole che nel corso dei decenni hanno anche ampliato le loro originarie cubature, con aggiunte di strutture di vario tipo. Senza contare che quello a più breve distanza dall’ingresso al Parco, in via Scipione l’Africano, si è impiantato, almeno parzialmente, sul tracciato della via Domitiana.

Rimane difficile capire perché, nell’operazione di esproprio dei lotti di terreno da parte del Comune, non si sia provveduto all’espromissione per pubblica utilità delle aree occupate indebitamente. Rimane incomprensibile giustificare che dal 2009 ad oggi su quell’abuso non sia intervenuto concretamente nessuno degli enti che hanno giurisdizione sul parco:  né il Comune di Giugliano, né la Soprintendenza archeologica, né la ex Provincia, attuale Città metropolitana di Napoli. A parte le solite parole al vento.

Nel 2010 l’ex sindaco PDL Giovanni Pianese, in un’inaugurazione che evidentemente non ha garantito alcun futuro al sito, diceva: “L’Amministrazione farà in modo di garantire i servizi, ma la città ed i residenti devono sapere che questo luogo appartiene a loro. Dobbiamo utilizzare questo luogo nel modo più fantasioso e più pieno, perché riscoprire un bene e poi non renderlo fruibile non serve a niente”.

Nel 2015 quasi come un’eco, il sindaco PD Pozziello nel programma scriveva: “L’Amministrazione comunale intende valorizzare gli scavi di Liternum … Il sito andrà liberato dalla presenza di manufatti abusivi e di attività “incongruenti”. Andrà promossa la sua conoscenza e fruibilità, in particolare da parte delle scuole”

Nel 2017 si registra anche un’interrogazione al consiglio regionale da parte del grillino Cirillo. Niente.

E recentemente non ci ha fatto mancare la sua promessa nemmeno il presidente della Città Metropolitana, Luigi de Magistris (l’integrale qui) :“Il sito necessitava da tempo di un opportuno restauro e valorizzazione. Con questo primo intervento abbiamo voluto confermare il nostro impegno per la protezione dei reperti archeologici del sito Liternum. L’intervento pone le basi per il recupero completo del sito ed è la premessa per la sua fruizione pubblica. Intervento che dovrà essere completato entro 60 giorni dalla consegna dei lavori”. Era marzo dell’anno scorso.
Ad oggi il sito, è chiuso ed abbandonato a sé stesso e solitaria si erge la lapide marmorea oramai cadente sotto il peso del tempo e dell’incuria. Solo, Scipione morì, fra i suoi veterani, nella città più solitaria della Campania, nel campo che gli era stato assegnato nella ripartizione delle terre della colonia, nella sua casa di campagna muta e severa come una fortezza, discosto dalle mura della città; Solo, con i suoi ricordi, innanzi all’ampia curva del litorale e sul limitare del Mediterraneo che egli aveva guadagnato dall’una e dall’altra sponda all’impero di Roma, salvandola dalla totale distruzione e solo purtroppo continua a rimanere, a causa di un popolo e di una classe  senza memoria storica.
Una situazione avvilente, frutto di ignoranza e di un costume politico votato all’annuncio più che ai fatti. Parafrasando  il detto romano  Dum Romae consulitur, Saguntum expugantur (“Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”) qui, dove leggenda vuole riposi Scipione, mentre nei palazzi politici si discute, Liternum viene affondata.
Aniello Napolano

 

 

 

 

Aniello Napolano

Amo i miti, la storia e Napoli sin da quando mi ritrovai davanti l’Odissea e i grandi miti greci di De crescenzo.

Scrivo di storia, incuria e luoghi dimenticati

Tifoso napoletano e sarrista, ma è solo per litigare.

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