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Attilio Romanò, assassinato il 24 gennaio del 2005

Attilio Romanò
Nun te scurdà | 24 Gennaio 2021

Attilio Romanò aveva ventinove anni quando, il 24 gennaio del 2005, viene assassinato dalla camorra. L’imprenditore napoletano era nel suo negozio di telefonia. A pochi minuti dalla chiusura dello store, in prossimità della pausa pranzo, Attilio viene raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco. I sicari cercavano Salvatore Luise, nipote del boss degli scissionisti Rosario Pariante.

Romanò finisce, da innocente, in una storia che proprio non gli appartiene. Lo scambio di persona da parte del braccio armato del clan, pone fine ad una storia di un uomo straordinariamente comune, colpevole (se di colpevolezza di può davvero parlare) di essere lì dove aveva scelto di dedicare la sua vita: a lavoro.

La carneficina della faida tra i Di Lauro e gli scissionisti

Sangue e morte. Sono queste le ferite che la faida tra il clan Di Lauro e gli scissionisti hanno lasciato a questa terra. E le ferite che non saranno mai più rimarginate riguardano proprio le morti innocenti che questa guerra ha generato.

Attilio Romanò con la camorra non aveva nulla a che fare. Nel suo negozio di via Napoli, a Capodimonte, Romanò si guadagnava onestamente il pane, come molte donne e uomini di questa città. Attilio Gestiva la sua attività in società con Salvatore Luise, anche lui estraneo alla logica criminale.

Quest’ultimo, però, era diventato l’obiettivo dei Di Lauro, perché era il nipote di Pariante, boss di Bacoli che aveva scelto di girare le spalle ai Di Lauro. Su di lui, pendeva dunque una condanna a morte. Una vendetta trasversale che colpisce gli innocenti per ferire un altro obiettivo.

I killer nemmeno conoscevano Salvatore. Si aspettavano di trovarlo nel negozio di telefonia in via Napoli. Dietro il bancone, però, troveranno Attilio e, credendo di eseguire l’ordine imposto dall’alto, esplodono cinque colpi di pistola.
Romanò morirà come ha vissuto. Da innocente.

Nel nome di Romanò: la memoria non si spegne

Qualche anno dopo la sua uccisione, ad Attilio Romanò è stato dedicato l’IPSIA di Miano. L’istituto scolastico, a pochi passi dal luogo dove Attilio ha perso la vita, ha scelto di preservare in questo modo la sua memoria, favorendo la staffetta che, di bocca in bocca tra giovani studenti, consegnerà il suo nome alle generazioni future.

E proprio oggi, a sedici anni da quel tragico evento, i presidi di libera intitolati ad Attilio Romanò si incontrano per raccontare i passi percorsi in sua memoria. Da Nord a Sud, infatti, i presidi Libera di Torino, Chieti, Aversa, Senigallia ribadiranno il loro impegno contro la mafie.

Un impegno che diventa dovere per ogni cittadino. Quello stesso dovere che Attilio, con la sua storia, ci invita, oggi e sempre, ad onorare.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 24 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 24 Gennaio 2021

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