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Attori si nasce e non si diventa: gli 80 anni di Giacomo Rizzo, una vita fra set e palcoscenico

Rubriche | 16 Gennaio 2019

Per la rubrica “Ciente ‘e sti juorne”, oggi 16 gennaio, nel giorno di San Giacomo di Tarantasia, doppi auguri all’attore napoletano Giacomo Rizzo che domani festeggia 80 anni, di cui più di 70 passati sulle tavole del palcoscenico o davanti a una macchina da presa. Parafrasando una celebre battuta di Totò, Giacomo Rizzo potrebbe affermare, senza paura di essere smentito, “Attori si nasce ed io modestamente lo nacqui”.

L’esordio a 8 anni all’Arena comunale di Portici

Il suo esordio da attore risale al lontano 1947, quando a soli 8 anni debuttò all’Arena Comunale di Portici in uno spettacolo di varietà, interpretando “Il piccolo Totò”. Da allora non si è più fermato, continuando a recitare fino alla soglia degli 80 anni, ultimo esponente di quella generazione di attori, guidata da Eduardo De Filippo, che ha portato avanti la tradizione del teatro partenopeo.

Una carriera lunghissima che lo ha visto spaziare fra i generi più disparati, passando con disinvoltura dal teatro al cinema, dalla commedia all’italiana alle sceneggiate napoletane, dai film d’autore alle commedie del teatro napoletano.

Nel cast del film campione di incassi “Benvenuti al sud”

Come spesso accade, però, nonostante abbia lavorato con registi del calibro di Pasolini, Bertolucci e Sorrentino, sicuramente un’ampia fetta di pubblico lo ricorderà soprattutto per una delle sue interpretazioni più recenti, nei panni di Costabile, il collega dell’ufficio postale di Alessandro Siani, nel film di Luca Miniero campione di incassi “Benvenuti al Sud” e nel sequel “Benvenuti al nord”.

Rischi che si corrono quando si sceglie di non “mettere dei paletti” alla propria carriera e che sicuramente Giacomo Rizzo avrà messo in conto, decidendo però di non preoccuparsene più di tanto, perché evidentemente la voglia di recitare e di cimentarsi nei ruoli più disparati ha prevalso su ogni altra considerazione.

Un modo di approcciarsi all’arte della recitazione che, infondo, sottintende una visione dell’attore che si mette al completo servizio del pubblico, qualunque siano i suoi gusti e il suo livello culturale.

Una duttilità che è propria dei grandi attori e che gli ha consentito di passare facilmente dal registro comico a quello drammatico, come già prima di lui aveva fatto Totò proprio con lo stesso Pasolini con il film “Uccellacci e uccellini”, lasciando di stucco i critici che per anni lo avevano massacrato, bollandolo i suoi film come prodotti dozzinali destinati all’oblio.

L’apice del successo col film “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino

E anche Giacomo Rizzo, nel 2006, ha avuto il suo momento di gloria, quando ha calpestato il red carpet del Festival di Cannes, come protagonista del film “L’amico di famiglia” del regista Paolo Sorrentino, candidato quell’anno alla Palma d’oro.

Una partecipazione che gli ha regalato consensi anche da parte della stampa internazionale, grazie ad un’intensa interpretazione dell’usuraio Geremia, e che gli ha fatto vincere il “Premio Alberto Sordi” come miglior attore dell’anno. Un riconoscimento al suo talento arrivato dopo ben 60 anni di carriera e che ha rappresentato per l’attore napoletano il coronamento di un sogno che forse ormai, dopo tanti anni, non sperava più di realizzare.

Gli anni della gavetta, dai piccoli locali alla sceneggiata con Mario Merola

Dopo aver debuttato quasi “in fasce” nel teatro di varietà, a 18 anni Giacomo Rizzo inizia a lavorare come cantante nei night club, ma anche nelle vesti di ballerino e di presentatore nelle feste di piazza. Sono gli anni che lo stesso Rizzo ha definito faticosi e quasi “eroici”, quando le compagnie teatrali nel dopoguerra giravano per i piccoli paesi e per recitare dovevano persino costruirsi il palcoscenico in strada.

Nel 1965 cambia di nuovo rotta, entrando nella compagnia di Mario Merola – con il quale lavorerà per molti anni sia in teatro che al cinema – che all’epoca spopolava con la sceneggiata, partecipando allo spettacolo “Dal Vesuvio con amore” nei panni di attore comico.

L’approdo al cinema con “Operazione San Gennaro”

Sul grande schermo Giacomo Rizzo debutta nel 1966 con quello che è poi diventato uno dei cult movie del cinema made in Napoli, “Operazione San Gennaro” di Dino Risi, dove ha l’opportunità di affiancare dei mostri sacri della recitazione: Totò e Nino Manfredi.

Dopo un ruolo nella miniserie televisiva “Il cappello del prete” di Sandro Bolchi, insieme ad Angela Luce, Rizzo ormai si è fatto conoscere come attore emergente, al punto che nel 1971 Pier Paolo Pasolini lo vuole per il suo “Decameron”, una pellicola dal sapore marcatamente partenopeo, che Identità Insorgenti ha già raccontato dedicando una pagina a “Quella tribù chiamata Napoli secondo Pasolini” 

Nella filmografia di Giacomo Rizzo, insieme ai registi italiani, troviamo anche Billy Wilder che nel 1972 lo sceglie per un cameo nel suo film con protagonista Jack Lemmon “Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?” . Un ruolo più importante, invece, gli viene offerto dal regista Sergio Citti nel film “Storie scellerate” e nello stesso anno prende parte a “L’emigrante” di Pasquale Festa Campanile.

Del 1976, invece, è la partecipazione al film corale “Novecento” di Bernardo Bertolucci, nel ruolo del servo gobbo Rigoletto, dove è inserito in un cast stellare con attori del calibro di Gérard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Donald Sutherland. Dopo una parentesi negli anni ’80 dedicata ai film con Mario Merola, come “Zappatore”, “Napoli, Palermo, New York – Il triangolo della camorra” e ai cosiddetti film della commedia sexy all’italiana, nel 1993 partecipa al film di Nanni Loy, “Pacco, doppio pacco e contro-paccotto” .

A teatro non solo come interprete, ma anche regista ed autore di successo

Una parte significativa della carriera di Giacomo Rizzo è rappresentata dal periodo, durato più di dieci anni dal 1981 al 1993, in cui ha fatto parte della compagnia teatrale di Carlo Taranto e Luisa Conte, in quello che era il “tempio” della grande attrice napoletana, ovvero il Teatro Sannazaro. In quegli anni ha partecipato alla messa in scena di diverse commedie di grande successo di pubblico, come “La figliata” di Raffaele Viviani, “Ce penza mammà”, “Signori Biglietti”, “Impriesteme a muglierata” e “Angelarosa Schiavone”.
Negli anni ’90 debutta anche come regista teatrale in giro per l’Italia e in seguito come interprete riforma il sodalizio artistico con Rosalia Maggio. Da lì in poi una lunghissima serie di spettacoli di successo che lo consacrano come uno di principali interpreti della teatro napoletano, sia come regista, attore e autore.

Giusto per citare qualche titolo, “Ecco Francesca da Rimini”, “Quanta ‘mbruoglie pe’ nu figlio”, “Un mese di villeggiatura”, ” ‘E nepute d’o sindaco”, e i classici “San Giovanni Decollato”, “Miseria e nobiltà”, “Non è vero ma ci credo” e “Caviale e lenticchie”.

Dopo l’exploit come protagonista del film “L’amico di famiglia”, Giacomo Rizzo ha intensificato di nuovo l’attività di attore cinematografico e televisivo, prendendo parte, inoltre, alla nota soap opera completamente made in Napoli, “Un posto al sole”, nei panni del nonno di Silvia, innamorato della sua colf ucraina.

Una passione, quella per le donne, che per una volta non è solo finzione, ma che per sua stessa ammissione è stata una costante della sua vita. Proprio come la passione per la recitazione.

Sabrina Cozzolino

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 16 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 16 Gennaio 2019

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