domenica 15 dicembre 2019
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AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Boccia già bocciato: il regionalismo in salsa Pd continua a favorire il Nord

Regioni | 30 Novembre 2019

L’autonomia differenziata delle Regioni del Nord procede alla grande.
Grazie soprattutto al ministro Francesco Boccia (PD) che sta bruciando le tappe, più degli altri.
Ha preparato la legge rapidamente, l’ha presentata alla conferenza Stato-Regioni e ora sta cercando di infilarla nella legge di bilancio senza discuterla in Parlamento.

Una fretta inaudita manco ci fosse uno stato d’emergenza; in realtà lo stato d’emergenza esiste, e riguarda le regioni del Sud.

Questo federalismo, per chiarirci, è già realtà in migliaia di comuni, e ha evidenziato tutte le sue criticità. Nessuno si è infatti mai ricordato di fissare un piccolo criterio; i LEP per la precisione.

Sono i Livelli Essenziali di Prestazione. Il minimo ‘decente’ di servizi dei quali un cittadino dovrebbe godere. Quel minimo che al Sud spesso non esiste, e che non ha mai rappresentato un problema. E che continua a non rappresentarlo considerando che sono 18 anni che la Costituzione li prevede e non vengono mai fissati.

Ma se li fissi ti rendi conto che il Sud avrebbe bisogno di molti più soldi, e allora meglio non pensarci. Procediamo a costruire la casa senza fare le fondamenta.

Quindi per capire di quanti soldi hanno bisogno i comuni (fabbisogni standard) ci si affida alla “spesa storica”: cioè chi spendeva di più (il Nord) ha bisogno di più soldi. Chi non li spendeva (perchè non li aveva) si vede che non ne ha mai avuto bisogno; geniale.

Ora torniamo alle regioni. Che alcune di queste, virtuose, chiedano maggiori poteri su determinati settori sanciti, è pacifico e legale, oltre che previsto dalla Costituzione.

In realtà quello che chiedono, e che nessuno dice, non sono poteri, ma semplicemente soldi.
Più di quanti già ne ricevono. E visto che la coperta quella è, tutto quello che aggiungi da un lato lo sottrai da un altro. Dalle regioni del Sud, precisamente, che già se la passano male.

Le regioni non chiedono semplicemente di poter gestire in autonomia, come permesso dalla legge, alcuni settori come l’istruzione o l’assistenza sanitaria. Non sarebbe certo un problema; il punto si gioca sulle risorse. Quale criterio usare?
Per le regioni del Nord è molto semplice: le tasse devono rimanere alla regione.

Per spiegarci meglio, facile facile, in uno stato italiano i cittadini pagano le tasse in base al loro reddito. Le pagano allo Stato che poi, con quei soldi, dovrebbe garantire i servizi in tutto il paese.

In alcune regioni del Nord hanno deciso che, visto che guadagnano di più, che sono più ricchi, le loro tasse non devono andare allo Stato che poi le userebbe anche per il Sud, ma devono restare nella loro regione, per finanziare più e meglio i servizi che già sono nettamente migliori di quelli del Sud.

Faccio un altro esempio: domattina al supermercato comprate un pacco di pasta di un’azienda con sede legale al Nord. Grazie ai vostri soldi quell’azienda realizza un guadagno; per quel guadagno realizzato grazie a voi pagherà delle tasse, con i vostri soldi ovviamente.
Ecco, quella piccola percentuale dei vostri soldi, che dovrebbero ritornare anche a voi sotto forma di servizi, loro vogliono che rimanga nella loro regione.

Ora metteteci pure che il Sud rappresenta il mercato principale per le aziende del Nord senza il quale si sognerebbero i guadagni che realizzano;

aggiungeteci che già da 160 anni il problema principale sarebbe capire perché un cittadino calabrese, piuttosto che campano o pugliese, debba pagare le stesse tasse ricevendo meno servizi.
Ricordatevi poi che l’Europa richiama l’Italia perché usa i fondi europei come sostituti di quelli che lo Stato dovrebbe erogare al Sud, e infine scoprite che in questo quadro c’è chi ha il coraggio e la sfrontataggine di chiedere ancora di più ai danni di chi ha meno.
E quello che ha meno, ciclicamente insultato e ripudiato, è quello che gli acquista merci e servizi garantendogli il tenore di vita.

Ora, domando a voi, quello che ha meno dovrebbe sputarlo in un occhio, o no?
Fatemi sapere…

 

Maurizio Zaccone


Sputtanapoli, dove finalmente sputtaniamo un po’ anche loro, è in libreria e negli store online
Un articolo di Maurizio Zaccone pubblicato il 30 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Novembre 2019

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