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BABY GANG

Caro Saviano, la "brutta gioventù" non esiste solo a Napoli

Cultura, DueSicilieOggi, Italia | 29 Gennaio 2014

gomorra film

 

Ogni volta che leggiamo una storia su una baby gang a Napoli (l’ultimo episodio di accoltellamento risale a due giorni fa sul lungomare-totem demagistriano per uno smart phone) non possiamo non interrogarci sui destini di questa gioventù che fin da piccola è abituata all’abuso, segno di un fallimento generale di questa società, del nucleo famiglia, della capacità di recupero della scuola e dell’educazione “di Stato”.

La domanda che qui vogliamo però porre è un’altra: siete proprio sicuri che questo fenomeno sia esclusivamente partenopeo e segni il degrado SOLO della nostra gioventù? Beh qualcuno, prima di noi, pare esserlo. E non uno qualsiasi ma uno scrittore da tutti considerato ” eroe anticamorra”, ovvero Roberto Saviano. In un articolo scritto sul suo sito, lo scorso 6 agosto, e intitolato: “Furti e rapine, le baby gang a Napoli” lo scrittore si lascia andare ad affermazioni di questo genere: “Non solo la parte maggiore delle persone che incontro non denunciano ma si è così abituati alla rapina che quasi la considerano un effetto collaterale fisiologico al vivere a Napoli e soprattutto per chi non viaggia in auto”.

Ma è un orribile luogo comune. Solo che, al solito, a Napoli la cosa fa più notizia che altrove. E Saviano, al solito, ci banchetta su.

Interrogando l’oracolo “moderno”, ovvero Google, alla sezione notizie, però, scopriamo che di notizie sulle baby gang ce ne sono a decine, e non solo a Napoli. Ve ne proponiamo alcune: a Ferrara, in pieno centro, la notizia è del Resto del Carlino, la baby gang era costituita addirittura da tre ragazze che hanno minacciato con un coltello e derubato di 10 euro e del telefono cellulare una coetanea di 16 anni.  A Udine (fonte: Udine today) una banda Baby gang picchia e rapina un uomo a Udine
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composta da due ragazzi e due ragazze, dei quali un minorenne e gli altri appena maggiorenni, ha  a
Baby gang picchia e rapina un uomo a Udine
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descato un 40enne in un locale notturno, rapinandolo di portafoglio e cellulare, dopo averlo minacciato con un  coltello. A Pieve (fonte: ilcittadino.it)
da settimane una baby gang tiene il Paese sotto assedio con atti vandalici, insulti, disturbo della quiete pubblica, minacce. A Padova (fonte: Il Mattino di Padova) addirittura un ragazzino di 15 anni è stato costretto a rubare ai genitori 5 mila euro di gioielli per consegnarli al «boss» della baby gang che lo minacciava. A Rimini, in una discoteca, sette baby bulle hanno picchiato a sangue una ragazzina di 15 anni (fonte: Romagnanoi.it). A Genova siamo al baby pizzo: tre giovanissimi genovesi sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Genova Centro con l’accusa di aver messo in piedi un giro di usura che ‘strangolava’ commercianti e piccoli imprenditori alle prese con la crisi economica (fonte: Genova24.it). A Vicenza incute terrore la baby gang di piazza Castello (fonte: il giornale di Vicenza). A Bologna in pieno giorno, e in una strada centrale come Via Indipendenza, un ragazzo di quindici anni è stato aggredito e rapinato da un gruppo di coetanei (fonte: Quotidiano Nazionale). E parliamo di notizie attinenti al solo mese di gennaio 2014 (e abbiamo omesso le notizie di baby gang internazionali, che pure ci sono registrate negli ultimi 30 giorni: da New York a Manchester)

In Italia le statistiche ci dicono che 1 ragazzo su 5 è stato vittima di bullismo, soprattutto tra le pareti scolastiche (nel 51% dei casi) e 1 ragazzo su 2 dichiara di aver assistito a episodi di bullismo (questi dati sono il risultato di un’indagine su 5.000 adolescenti italiani condotta nell’ambito del progetto europeo E-Abc – Antibullying Campaign).

Caro Saviano, questo per dirti che purtroppo le baby gang non sono un fenomeno solo napoletano e che anzi il vuoto di valori, a nostra avviso, è proprio il frutto di questa Italia, dove per compensare un vuoto  gruppi di ragazzi per vivere emozioni forti si lanciano nei vandalismi più biechi magari per ottenere la massima ambizione concepita: un I-Phone di ultima generazione. E soprattutto per dirti che qui, a Napoli, dove noi viviamo, non siamo nè assuefatti nè rassegnati. E soprattutto non siamo gli unici che fanno i conti con questa “brutta gioventù”.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 29 Gennaio 2014 e modificato l'ultima volta il 29 Gennaio 2014

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