domenica 21 aprile 2019
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BABY GANG LONDINESI

Diversi minorenni uccisi a Nord di Londra: è la London Postcode War e la Gran Bretagna la affronta così

Attualità, Criminalità, Europa | 6 Aprile 2018

La sera del 2 aprile a Tottenham, North London, la 17enne Tanesha Melbourne viene freddata a colpi d’arma da fuoco mentre si intrattiene in strada con gli amici. Nella stessa serata, a Walthamstow, a un paio di miglia di distanza, sparano in faccia al sedicenne Amaan Shakoor che poi muore il giorno dopo in ospedale senza aver ripreso conoscenza. Nello stesso assalto viene accoltellato un ragazzino di quindici il cui nome non viene reso noto.
Il giorno dopo altre due vittime, stavolta rispettivamente a Hackney e Clapton, East London. Un 19enne accoltellato e un 53enne letteralmente ammazzato di botte, fuori una sala scommesse. Il 4 aprile tocca al 18enne Israel Ogunsola, che viene accoltellato a morte a Homerton mentre si sta recando in bici a un appuntamento con gli amici. Un particolare rende ancora più macabra la storia: Israel era amico di Tanesha su Facebook.
Sono tutte aree relativamente non distanti dal quartiere dove vivo. Proprio qui, a cinque minuti a piedi da casa mia, davanti al cinema Vue di Wood Green, un mese fa avevano ammazzato a pistolettate Kelvin Odunuyi, un rapper di 19 anni di origine nigeriana. A poco era servito il tentativo della sua famiglia di allontanarlo dalle amicizie pericolose, trasferendosi altrove. Kelvin continuava a tornare a Wood Green, fino all’ultima volta che gli è stata fatale.
Ma è difficile finanche tenere il conto nella cosiddetta Postcode War, una guerra che vede fronteggiarsi gang di giovanissimi prevalentemente per il controllo delle attività di spaccio, ma anche per logiche più futili legate al territorio. Un fenomeno strettamente connesso con povertà, degrado, bassi livelli di scolarizzazione, che esplode non casualmente con particolare veemenza proprio nelle aree a più basso reddito e opportunità . Non puoi venire a casa mia se sei di un codice postale diverso, e chi ci viene lo fa con un senso preciso di sfida. Oppure inconsapevolmente, rischiando di ritrovarsi sotto colpi d’arma da fuoco sparati a caso, o dalla parte sbagliata di una lama.
Sia la 17enne Tanasha che il 19enne Kelvin non erano coinvolti in una gang, ma come succede molto spesso anche nei quartieri problematici delle città italiane non è inusuale che fra le amicizie di chi ci vive ci siano personaggi legati invece a un sodalizio criminale. Si muore così da innocenti, adolescenti o poco più grandi, per le strade di Londra.
Dall’inizio dell’anno si registrano 55 omicidi in larga maggioranza ascrivibili alla guerra delle gang, che fa registrare come tragico corollario aggressioni, ferimenti, conflitti a fuoco con una cadenza ormai quotidiana. Nei mesi di febbraio e marzo il numero dei morti ammazzati ha superato quello di New York, un dato mai registrato prima. L’elemento nuovo è dato dal fatto che, per quanto gli accoltellamenti confermino il loro triste primato, hanno fatto la comparsa con una frequenza sempre maggiore le armi da fuoco.
Kelvin che Tanesha sono stati ammazzati da colpi sparati nel mucchio, senza un bersaglio predefinito e con chiaro intento intimidatorio, da moto o auto in corsa. Una dinamica che ricorda quella delle stese di camorra a Napoli, ma che individua come bersagli dei giovani esseri umani. E da più parti si vocifera che un ruolo di primo piano nella moltiplicazione delle armi da fuoco disponibili a Londra giochino un ruolo di primo piano le mafie dell’Est europeo. In particolare quella albanese, diventata egemone per quanto riguarda lo spaccio di cocaina al dettaglio e all’ingrosso in tutto il Regno Unito.
I media e le autorità puntano il dito contro i social network, ed è evidente che i social una responsabilità chiara ed evidente ce l’hanno, se compaiono sempre più spesso post contenenti vere e proprie rivendicazioni di omicidi e provocazioni ai rivali, senza essere rimossi, o la cui rimozione avviene solo parzialmente e spesso in grave ritardo. Una dinamica anche in questo caso decisamente simile a quanto accaduto un paio d’anni fa a Miano, Napoli Nord, con giovanissimi boss che pubblicavano su Facebook post con chiarissime allusioni a omicidi avvenuti nelle stesse ore.
Sotto accusa anche i cospicui tagli per le forze dell’ordine, paradossalmente da parte del governo conservatore, che per chi come me viene da una città militarizzata come Napoli risultano quasi assenti. Nella comunità italiana serpeggiano stupore e apprensione dovuti all’alta percentuale di crimini irrisolti, che si impenna per le rapine alla luce del sole, i furti negli appartamenti e quelli molto frequenti di cellulari, rafforzando la sensazione che esista una sostanziale impunità per i colpevoli.
Tuttavia stavolta l’eco del brutale omicidio di Tanesha Melbourne e dei fatti di Walthamstow, seguiti da altri tre omicidi in poche ore e numerosissimi altri episodi, ha provocato un’ondata di indignazione popolare senza precendenti. Ieri, Cressida Dick il capo della Met Police, Scotland Yard, la forza di polizia che gestisce l’ordine pubblico a Londra, ha annunciato la costituzione di un’unità speciale antigang costituita da centoventi unità d’elite ufficiosamente soprannominata “Al Capone”. Infatti, lo scopo di questa task force è quello di controllare e arrestare per qualsiasi tipo di reato – any crime – i più noti e violenti membri delle gang e tenerli sotto custodia. Proprio come il reato minore di evasione fiscale fu utilizzato come cavallo di Troia contro il celeberrimo gangster italo-americano.
A pochi però viene in mente che questa americanizzazione del crimine londinese, che coinvolge in larghissima parte come carnefici e come vittime le minoranze etniche, in particolar modo quella nera, ha certamente nei media, nei film, nei videoclip, nei social network – nelle loro dinamiche di immediatezza e spettacolarizzazione – delle concause, ma la motivazione principale è da individuare in un modello economico che stritola le classi meno abbienti. L’americanizzazione culturale della scena criminale è figlia della progressiva americanizzazione socio-economica del Regno Unito.
I tagli al tradizionale solidissimo welfare, dei conservatori dopo quelli del Labour di Blair e dei suoi successori, hanno trasformato Londra in una polveriera. Una città con un costo della vita molto elevato, dove una casa diventa un lusso per gli altissimi costi delle abitazioni private e per la riduzione del patrimonio immobiliare pubblico a un misero 6% (era il 41% nel 1979, quando fu approvato il Right To Buy Act), il salario minimo di 7,50 sterline lorde all’ora permette al più di sopravvivere, i contratti a zero ore a chiamata, i tagli all’istruzione e alla sanità pubblica, il sistema penale che ha dismesso del tutto la sua funzione rieducatrice. E Londra è solo la punta di un iceberg che riguarda tutto il Regno Unito.
Quasi spariti poi quei corpi intermedi costituiti da associazioni e esperienze autonome dal basso rivelatisi, quando sostenuti da mezzi e finanziamenti adeguati, un deterrente ben più efficace della repressione alla devianza criminale. Ieri si è tenuta una bella, spontanea e partecipata manifestazione ad Hackney con la parola d’ordine “No more knives no more guns”, basta coltelli basta pistole. Ma non basta. Non può bastare la buona volontà contro un governo conservatore imbelle, che continua a prosciugare i fondi delle politiche sociali favorendo lobby economiche, grandi aziende e speculatori, e del quale il silenzio del ministro dell’interno Amber Rudd è il dato simbolicamente più significativo ed evidente.
Non è il Far West, anche se gli somiglia sempre più da vicino, ma dal 2014 Londra appare una città progressivamente meno sicura. Come era già stato nella brutale escalation che dagli anni ottanta ai duemila aveva visto un incremento costante del numero di omicidi. Le armi da fuoco però erano rare, non come oggi alla portata di tutti a trecento sterline per un Kalashnikov. E quando Cressida Dick dice candidamente con stupore, a proposito della violenza dei giovani coinvolti nella guerra delle gang, che: “deve essergli accaduto qualcosa di terribile in passato”, finge di dimenticare che quella cosa terribile si chiama povertà.
In una città dove parallelamente, nell’ex centrale elettrica di Battersea riqualificata, si vendono appartamenti di lusso a otto milioni di sterline con vista sul Tamigi, da Tottenham, Clapham, Walthamstow, Wood Green, il Tamigi invece non si vede. Si sente solo la puzza di un dickensiano mondo di sotto che si credeva sparito per sempre grazie alle conquiste dei lavoratori, e che il neoliberismo ci ha invece restituito in tutta la sua efferata crudezza.

Rosario Dello Iacovo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Aprile 2018 e modificato l'ultima volta il 6 Aprile 2018

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